Hellfest 2022 – Weekend 1

Dopo tre lunghissimi anni dall’ultima edizione del 2019, il più importante festival di musica rock & metal del pianeta riapre i cancelli per quello che si preannuncia un evento destinato a marcare la storia della musica. Non solo perché il festival celebra la sua quindicesima edizione, ma soprattutto perché l’Hellfest ha deciso di creare un edizione post-pandemia della durata di ben 7 giorni! Ben 4 in più rispetto alle tradizionali tre giornate annuali che si svolgono dal Venerdi alla Domenica. Quest’anno l’Hellfest si estende infatti su due lunghi weekend, dal 17 al 19 Giugno e dal 23 al 26 Giugno. E non è finita qui, perché oltre ad avere la rinomata abbondanza di ben 50 band giornaliere distribuite su un sito meraviglioso (ben 6 palchi immersi nel verde dei vitigni della Valle della Loira), l’Hellfest è riuscito a mettere insieme un edizione con i più grandi nomi della storia del rock e del metal, che forse non avremmo mai pensato di vedere tutti insieme in una Lineup. Metallica, Guns ‘N’ Roses, Alice Cooper, Scorpions, Deep Purple, Judas Priest, Ghost, Nightwish, Volbeat, Megadeth… sono solo alcuni dei grandi nomi che appaiono nel bill di quest’anno. Un edizione che si preannuncia come qualcosa di epico.

Il sito

Varcando l’entrata dell’Hellfest si viene accolti da una piazza a dir poco stupenda, l’Hellcity Square. Già, perché l’Hellfest si distingue dagli altri festival principalmente dal fatto che il sito dove si svolge l’evento è di proprietà degli organizzatori. Un enorme differenza rispetto agli altri festival europei come il Download o il Wacken, dove i terreni dispongono di concessioni dove gli organizzatori costruiscono quindi i classici stage temporanei proprio solo per la durata del festival, prima di liberare interamente il luogo dove si svolgono i concerti. L’Hellfest puo’ invece godere della proprietà del sito per costruire vere e proprie strutture fisse presenti tutto l’anno su cui è stata accordata un attenzione maniacale per la cura dei dettagli. Risultato? Una città estremamente curata dal carattere rock che vi farà sentire come nel quartiere di Camden Town a Londra. Negozi di abbigliamento rock, chitarre, ampilificatori, tatuaggi, piercing, Harley Davidson… liutai locali, artigiani, produttori… tutto quello che potete immaginare essere legato alla grande famiglia della musica rock è presente all’Hellfest. Ma parliamo dell’organizzazione e delle srutture : senza uguali. Statue ovunque, bar e luoghi di ristoro di una bellezza indescrivibile, memoriali dedicati ai grandi musicisti del passato, una torre a orologio che potrebbe fare concorrenza a Big Ben… fontane, luoghi per rinfrescarsi, cascate tematizzate Hellfest, cantina con degustazione di Muscadet, una foresta a forma di labirinto bellissima… la lista di cose da vedere sembra non finire mai. E non abbiamo neanche ancora parlato della parte piu’ importante del festival che sono ovviamente i palchi ! Tre palchi coperti (Altar, Temple e Valley) e tre palchi scoperti (Mainstage 1, Mainstage 2 e War Zone). Tutti palchi tematizzati per genere musicale, dal Death al Black Metal, dallo Stoner al Doom, dal Folk al Progressive, dal Classic Rock all’Hard Rock… insomma, quello che dicono è proprio vero, l’Hellfest è Disneyland per i metallari!

 

Venerdi 17 Giugno
In una giornata caratterizzata da un caldo veramente pronunciato (si sono sfiorati i 40 gradi), l’edizione dell’Hellfest 2022 viene inauguarata con un pubblico dall’entusiasmo alle stelle. Poter vivere un evento di queste dimensioni dopo piu’ di 2 anni di pandemia sembra qualcosa di surreale e la gente non vede l’ora di poter finalmente condividere questa grande passione per la musica insieme a tante altre persone venute da tutto il mondo. In questo primo giorno, dove l’Hellfest presenta prati verdi degni degli English Gardens piu’ curati, cominciamo la nostra esperienza vedendo alcuni set parziali delle primissime band di giornata (Frog Leap, In Other Climes, Mortis Mutilati) prima di dirigerci verso il Mainstage 2 per il primo highlight di giornata: Laura Cox. Giovanissima artista francese di puro talento, cantante e chitarrista Hard Rock & Blues capace di comporre già due album di assoluto valore che hanno colto l’attenzione di moltissimi esperti del genere. Non a caso l’Hellfest aveva selezionato Laura Cox anche l’anno scorso tra i pochi artisti che avevano potuto esibirsi all’Hellfest From Home, l’edizione del festival in versione streaming in cui le band si erano esibite sui palchi del festival per poi essere ritrasmesse online a causa dell’ovvia impossibilità di avere pubblico presente sul sito. Laura Cox si esibisce in 30min di pezzi da puro hard ‘n’ blues carichi di una componente catchy sensazionale. Un vero talento molto promettente che ha tutte le carte in regola per diventare un riferimento assoluto di questo genere musicale. Proseguendo sulla piacevolissima sorpresa Ferocious Dog, band inglese di folk metal a carattere celtico e quindi dal suono carico di cornamuse e mandolini, l’atmosfera si scalda sia per l’entusiasmo che cominciano a generare le band che per il caldo afoso. Questione che anche in questo caso l’organizzazione dell’Hellfest ha saputo gestire egregiamente con moltissimi punti d’acqua potabile disponibili sul sito cosi’ come cascate dove andarsi ad inzuppare di aqua rinfrescante e anche gallerie con nebulizzatori. Chapeau! Proseguendo nel pomeriggio, sono da notare la performance estremamente dinamica del gruppo di hardcore punk Slapshot e la prestazione assai deludente del gruppo di progressive rock Leprous. Quest’ultimo, pertanto molto promosso dalla critica negli ultimi anni, si dimostra molto freddo e con pezzi che faticano ad arrivare al pubblico… un suono troppo complesso senza particolari aspetti tecnici di rilievo ne melodie che rimangono impresse vengono quindi combinate alla voce molto particolare (quasi in falsetto) del cantante Einar Solberg in un modo poco coeso… peccato. Dimostrano ancora una volta invece di essere una delle rock band contemporanee piu’ sensazionali in assoluto gli Shinedown, che malgrado un suono davvero troppo basso, fanno vedere a tutto il pubblico d’Hellfest della loro capacità unica di creare pezzi allo stesso tempo energici e emozionanti, con in scaletta anche delle ballad sensazionali. E sopratutto, Brent Smith dimostra come sia uno dei piu’ grandi frontman del rock attuale, senza se e senza ma. Dall’atteggiamento sul palco fino alll’interazione col pubblico, cosi’ come le sue indiscusse qualità vocali, Brent sa distinguersi in un modo davvero singolare rispetto a tanti altri vocalist. Visti i talentuosi svedesi Opeth, tecnicamente impressionanti e sopratutto capaci di composizioni camaleontiche che dimostrano un inventiva sopra le righe, giunge un altro momento clou di giornata, l’esibizione degli Offspring. La band Punk Rock Californiana, icona del genere da ormai piu’ di trent’anni, mette su una performance capace di convincere chiunque, e dimostrando che anche alla loro età hanno ancora moltissima energia e inventiva da vendere, come dismostrano appunto i pezzi del loro ultimo album “Let The Bad Times Roll” uscito l’anno scorso. Si avvicina la sera e di conseguenza le band headliner principali. I Dropkick Murphys mettono su uno show capace di far ballare l’intero pubblico dell’Hellfest con il loro inconfondibile Celtic Punk da cui è impossibile non farsi trascinare coinvolgendo qualsiasi età. Con l’ennesima prestazione (purtroppo) negativa dei Five Finger Death Punch, una band che ormai sembra aver perso la strada con un Ivan Moody che trscrive decisamente poca simpatia e molta poca qualità vocale, giungiamo all’esibizione di una leggenda del Black Metal come Abbath sul Temple Stage. Il fondatore e immagine degli Immortal continua a far vedere che anche con il suo progetta da solista (ormai avviato da vari anni) ha sempre tantissimo carisma con capacità di continuare a produrre pezzi di assoluto rilievo. Il face painting e l’armatura di Abbath sono sempre e comunque una delle immagini piu affascinanti del Black Metal. Non esssendo riuscito a vedere tutto il set del principale Headliner di giornata (Deftones) per concomitanza con Abbath e Electric Wizard, è sicuramente difficile emettere un giudizio completo sulla performance, ma quei 15 minuti che sono riuscito a vedere mi fanno sempre pensare che (a mio modesto parere) sia una band sempre molto sopravvalutata. Proseguendo invece con un set da Headliner sul Mainstage 2 assolutamente mostruoso dei Volbeat, la band Danese è stata capace di fare vedere a tutti cosa significa essere Headliner all’Hellfest, grazie anche al solito incredibile Michael Poulsen a deliziarci con la sua voce pressoché unica. Chiudiamo quindi la giornata in puro stile estremo da Hellfest andando a goderci l’esibizione di una delle band piu controverse della storia dal Black Metal, i Mayhem. Sebbene i cambi di lineup sono stati molti nel corso degli anni e che quindi non possiamo paragonare questi Mayhem alla band pioniera del black metal e dal noto passato oscuro, la formazione attuale mantiene la capacità di tenere molto alto il valore musicale della band, continuando a trasudare carisma e quell’aspetto macabro che ha sempre la sua parte affascinante.

Voto concerti visti in Full Set (FS) e Partial Set (PS):

Frog Leap (PS) 4 / Mortis Mutilati (PS) 6 / In Other Climes (PS) 5 / Laura Cox (FS) 9
Ferocious Dog (FS) 8 / Ego Kill Talent (PS) 7 / Burning Heads (PS) 6 / Mephorash (PS) 6
Slapshot (PS) 7 / Leprous (FS) 3 / Seth (PS) 6 / The Inspector Cluzo (PS) 6 / Shinedown (FS) 9
Frank Carter & The Rattlesnakes (PS) 6 / Opeth (FS) 7 / The Offspring (FS) 10
Mastodon (PS) 7 / High On Fire (PS) 6 / The Dropkick Murphys (FS) 10
Five Finger Death Punch (PS) 4 / Abbath (FS) 8 / Electric Wizard (PS) 6 / Death to All (PS) 6
Deftones (PS) 3 / Volbeat (PS) 10 / Mayhem (PS) 8

Sabato 18 Giugno
La seconda giornata è caratterizzata da un caldo ancora più forte che supera i 40 gradi. ll che pero’ rende ancor più « divertente » l’andare sotto le cascate d’acqua fredda e godersi le band come usciti da una piscina (che tra l’altro con questo caldo, bagnati ci si rimaneva ben poco). Dopo aver iniziato la giornata con un paio di piccole band interessanti (Soprattutto l’intrigante progetto folk metal degli Aktarum), va menzionata la piacevolissima e straordinaria scoperta dei The Picture Books. Un duo di Stoner Blues capace di fare entusiasmare tutto il Valley Stage già a mezzogiorno con una performance davvero di altissimo livello dimostrando di saper tenere benissimo il palco anche solo con due membri, cosa decisamente non scontata. Oltremodo interessante vedere sul medesimo palco l’esibizione dei Me And That Man di Nergal. Side project del famosissimo cantante/chitarrista dell’iconica band Polacca di blackned death metal Behemoth. Fa un certo effetto vedere un Nergal in versione cowboy cantare pezzi country, dark folk e gothic blues, sapendo il personaggio estremo che incarna nei Behemoth… sicuramente una dimostrazione di capacità artistica sensazionale. Proseguiamo con una performance da 10 di una band che sa sempre distinguersi in modo davvero sensazionale: gli Skillet. Band del Tennesse di Christian Rock capace di portare un suono esplosivo e dei pezzi di una bellezza singolare. I testi trasmettono sempre messaggi di fede, di fratellanza e all’invito di non mollare mai, il che non fa che dare un valore aggiunto a questa fantastica band. Seguono i Darkness con un ulteriore prestazione da manuale. Questa band sa esprimere l’Hard Rock nel modo piu’ puro e genuino con un frontman tanto folle quanto geniale. Justin Hwakins ha infatti quel carsima da persona di una grandissima bontà che sa gestire il suo falsetto in modo egregio senza mai cadere nel ridicolo, anzi, apportando davvero un tocco di classe ad ogni singolo pezzo. Molto bello il duetto a sorpresa per chiudere il loro set con “I Believe In a Thing Called Love” in compagnia del cantante degli Steel Panther, Michael Starr. Dopo aver assistito ad uno dei poghi piu’ divertenti in assoluto sulle note dei pezzi in pirate metal dei sempre divertentissimi Alestorm e alla classe dei pezzi Hard Rock Blues dei Rival Sons, ci divertiamo ancor di piu’ sull’ormai classica esibizione esuberante e fuori controllo appunto degli Steel Panther. Per la prima volta orfani di uno dei loro membri storici, il bassista Lexxi Foxx (rimpiazzato da Spider), la loro performance è tutto quello che uno si aspetta da loro con pezzi Hard Rock sensazionali conditi da testi deliranti. Uno direbbe che alla fine sono quasi vent’anni che gli Steel Panther portano lo stesso concetto di pezzi e di musica, ma alla fine ci piacciono proprio per quello. Proseguendo con una delle nostre fierezze nazionali di musica metal, un vero astro nascente di questo genere di nicchia del doom ambient/drone, la band veneta Messa sfodera una performance da standing ovation di fronte a un pubblico esperto in materia che riesce quindi a capire ed apprezzare questo genere molto particolare e spesso incompreso. Arrivando quindi ai nomi di un certo peso, ci vediamo la performance chirurgica dei Megadeth con un sempre poco simpatico Dave Mustaine e il sempre impressionante Kiko Loureiro alla chitarra prima di andare ad assistere ad un set molto piu’ heavy, quello dei Sepultura. La storica e iconica band brasiliana inonda l’Altar Stage con un suono devastante, godendo ormai di una formazione piu che consolidata con al canto l’imponente Derrick Green che, a mio parere, per quanto non sia tra i membri fondatori della band, è un frontman perfetto di gran lunga piu’ bravo di Max Cavalera. Ci possiamo poi quindi godere un pezzo di storia del classic rock assitendo alla performance carica di parti strumentali dei Deep Purple, che si dimostrano in ogni modo, nonostante l’età, sempre molto piacevoli. Siamo di fronte infatti a un vero pezzo di storia che rimane sempre e comunque affascinante. Abbiamo inoltre potuto assistere a un formazione inedita dei Deep Purple in quanto il chitarrista irlandese blues/rock Simon McBride rimpiazza in queste date del tour Steve Morse, assente per questioni di salute familiare. Giunge il momento del secondo principale headliner dell’Hellfest, i mitici Ghost di Tobias Forge. Che dire… una macchina perfetta ormai collaudata da anni con un aspetto scenografico inimitabile e dei pezzi bellissimi. Uno show in tutti i sensi, dai costumi di Papa Emeritus IV alle nuove tenute sensazionali dei Nameless Ghouls, ispirati ai personaggi Tusken di Star Wars. Uno show assolutamente fantastico! Giunge infatti un po’ come una sorpresa quando Tobias (che fino a quel momento era stato impeccabile) annuncia che non ha piu’ voce per concludere la scaletta forzando quindi la band a chiudere lggeremente in anticipo il loro set. Va detto che ormai piu’ di 90% della scaletta era stata completata e che quindi in realtà sarebbero mancatii solo un paio di pezzi per concludere il concerto come da programma (tra cui l’iconica “Square Hammer” con cui la band conclude sempre il set). In compenso, abbiamo avuto l’onore di sentire “Griftwood” per la prima volta insieme al coro delle Sisters of Sin, una vera chicca. In conclusione, il piccolo imprevisto della voce di Tobias non intacca in alcun modo un performance pazzesca della band svedese. Chiudiamo la giornata con una vera esperienza da rock ‘n’ roll. E chi non meglio degli Airbourne potevano avere quest’incarico? La fantastica band di hard rock australiana ha dovuto affrontare qualsiasi cosa in questo set, principalmente dovuto al fatto che, quel caldo e quel sole cocente di cui abbiamo goduto tutta la giornata si era ormai trasformato in una vera e propria tempesta, con tanto di fulmini, diluvio e vento fortissimo. Il suono è stato quindi alterato varie volte dal mal tempo, tra problemi di soundcheck, suoni troppo bassi e veri e propri blackout. Pensate che questo abbia potuto fermare gli Airbourne? Ovviamente no! Joel O’Keffe tira fuori la solita performance da indemoniato con un energia e un adrenalina sovrumana! Un bellissimo omaggio a Lemmy Kilmister dei Motörhead condita da ditribuzione di Jack & Coke alla band e lancio di birre al pubblico chiudono una giornata fantastica, nel vero segno del rock!

Voto concerti visti in Full Set (FS) e Partial Set (PS):

Duel (PS) 6 / Invisions (PS) 7 / Aktarum (PS) 8 / The Picture Books (FS) 8
Guerilla Poubelle (PS) 6 / Me And That Man (FS) 8 / Skillet (FS) 10
The Darkness (FS) 10 / Heaven Shall Burn (FS) 7 / Alestorm (FS) 8
Rival Sons (FS) 8 / Steel Panther (FS) 9 / Messa (FS) 10 / Megadeth (FS) 7
Sepultura (PS) 7 / Deep Purple (PS) 7 / Ghost (FS) 10 / Airbourne (FS) 10

Domenica 19 Giugno
Nell’ultima giornata del primo weekend, il tempo e le temperature sono tornate a delle condizioni normali con un piacevole sole leggermente coperto, ovvero le condizioni ideali per godersi il festival. Iniziamo la giornata con la band di folk metal austriaca Kontrust, un misto esplosivo di heavy metal, riff bombastici e una componente crossover molto intrigante. Assoluti trascinatori e band perfetta per scaldare l’atmosfera! Dopo un altro paio di band minori, arriva il momento della nostra band italiana piu’ amata e di grandissimo orgoglio nazionale, i Lacuna Coil. Cristina, Andrea, Marco, Diego e Richard tirano fuori una delle prestazioni piu’ sensazionali dell’intero weekend ! E non lo dico per patriottismo, basta guardare oggettivamente quello che questa band ha saputo portare sul Mainstage 1 del festival metal piu’ importante al mondo e la conseguente reazione straordinaria del pubblico. Le voci di Cristina e Andrea si alternano a mereaviglia e il suono è pressoché perfetto! Cristina ci delizia addirittura su note da soprano sulla parte finale di “Venificium”… una performance letteralmente da brividi! Proseguiamo con la band di power metal finlandese Battle Beast. Un band capace di diffondere moltissimo entusiasmo capitanata dalla voce letteralmente fenomenale della frontwoman Noora Louhimo. Ci andiamo poi a vedere una delle band piu particolari ed intriganti venute sotto i riflettori quest’anno, i Twin Temple. Il duo americano è stato infatti scelto dai Ghost per il loro recente tour come gruppo spalla e non hanno assolutamente deluso le attese. Il concetto di questa band è molto particolare perché i costumi e i concetti fanno addirittura pensare a tendenze sataniche, ma in realtà il loro genere musicale è un rockabilly derivato dal rhytmn ‘n’ blues con tantissimo carisma e tanta qualità musicale. La cantante Alexandra James potrebbe essere a tutti gli effetti la reincarnazione di Amy Whinehouse, sia dal punto di vista della voce che dall’aspetto estetico. Una band nuova davvero molto interessante che è stata capace di portare un genere praticamente nuovo con tantissima inventiva. Dopo avere visto un paio di pezzi dell’immortale Doro Pesch, arriva LA performance del weekend. Attesissimi, sia per il loro talento totalmente indiscusso che per la situazione particolare in cui arriva questa performance. I Jinjer sono infatti stati nominati dal Ministero della Cultura Ucraino come ambasciatori del paese per raccogliere fondi e diffondere consapevolezza sulla guerra che sta infuriando la loro casa, concedendo quindi loro il permesso di viaggiare all’estero e diffondere questo importantissimo messaggio. La performance della band è micidiale, letteralmente da brividi. Siamo di fronte a una band che ha rivoluzionato il djent trasformandolo in concetto tecnico ancor piu’ spinto aggiungendo delle melodie che creano reale dipendenza da quanto si dimostrino sensazionali e ben costruite. Inutile dire quanto le capacità vocali di Tatiana Shmailyuk siano folgoranti. Nessun cantante al mondo è capace di fare lo switch tra clean vocals e harsh vocals in pocchi millisecondi e Tatiana lo fa con una naturalezza disarmante. Il discorso in onore dell’Ucraina che fa Tatiana è da pelle d’oca e le note della loro “Home Back” suonano piu’ che mai come un grido a squarciagola che tutti noi ci auguriamo possa essere ascoltato al piu’ presto! C’è solo da togiersi il cappello ed ammirare quanto visto e quanto stia facendo questa band, per la musica e soprattutto per il loro paese. Con la classe inimitabile di Michael Schenker e la bellezza dei suoi pezzi ci prepariamo ad un altro evento molto atteso davvero particolare, un rara esibizione in Europa dei Maximum The Hormone, band Giapponese completamente folle e mostruosa. Già perché sebbene il loro progetto possa sembrare un crossover di moltissimi stili che si intrecciano tra di loro, cosi’ come giustamente una forte tendenza ad inserire passaggi in perfetto stile sigla da manga giapponese, siamo di fronte a dei musicisti di un talento strepitoso! Eseguono delle tecniche che rasentano l’impossibile con un energia disumana creando un entusiasmo pazzesco tra tutto il pubblico! Ed è proprio questa la cosa sensazionale nella band, fare pezzi letteralmente folli senza mai cadere nel ridicolo o nel parodico, ma esaltandoli al punto giusto creando quella particolarità che si distingue in modo secco da qualsiasi altro pezzo. Performance da 10 assoluto e un vero privilegio aver potuto assistere ad un tale scambio interculturale e musicale. Proseguendo con una performance abbstanza deludente di Philip Anselmo con i suoi Down, tocca quindi ai Korn. Mi trovo sempre in difficoltà a commentare questa band perché personalmente non li amo e non ho mai capito tutta la fame che si è creata nel corso degli anni intorno a questa band… sarebbe ingiusto dire quello che penso perché una maggioranza del popolo metal li apprezza e quindi mi rendo conto che in questo caso il mio parere personale influisce troppo su quella che puo’ essere stata la loro performance oggettiva… mi limitero’ a dire che non riesco a comprenderli e che tecnicamente penso sia chiaro che non eseguano nulla di impressionante. Ma il bello della musica è proprio che è soggettiva, e quindi vedere che un artista venga apprezzato dalla maggior parte del pubblico fa sempre piacere e deve passare in priorità di fronte a qualasiasi idea personale. Detto questo, passiamo a quelle che sono invece delle leggende della storia del metal. Un band che ha praticamente fondato un genere insieme a qualche altra « piccola » band connazionale britannica. Pionieri e letteralmente icone di un genere con 50 anni di attività, arriva il momento dei Judas Priest! Il loro set è una celebrazione della loro carriera con pezzi da quasi tutti gli album, con un Rob Halford che a 70 anni suonati dimostra di essere letteralmente immortale. Cantare con quella voce e quegli acuti a quell’età e impensabile per chiunque, non per lui. Un Richie Faulkner impeccabile come sempre completa un esibizione straordinaria di una band senza tempo di cui tutti dovremmo essere eternamente riconoscenti. Inizia poco dopo il set dell’ultimo Headliner principale del Weekend, i francesi Gojira. La loro perdormance intesa come pacchetto globale suono / esibizione / produzione / luci / effetti speciali è senza alcun dubbio sensazionale. C’è un lavoro enorme che è stato fatto per garantire uno show da rimanere a bocca aperta, con una cordinazione suono-luci-LED-fiamme strabiliante. Sulla performance stessa è difficile giudicare questa band perché il loro death metal è sicuramente molto heavy e per lunghi tratti impressionante ma decisamente poco vario. Tutti i pezzi sono costruiti in modo estremamente lineare, senza meodie particolari ne ritornelli o riff specifici che rimangono impressi. Si fatica davvero a distinguere certi pezzi gli uni con gli altri. E quindi il quesito che mi pongo è: ma una band del genre dov’essere suonare alle tre del pomeriggio senza alcun effetto scenico renderebbe allo stesso modo? Ne dubito… detto questo, collocati in questo modo con questa produzione hanno sicuramente assicurato un grande spettacolo. Tempo di vedere un paio di pezzi dei pionieri del pirate heavy metal Running Wild che chiudiamo ancora una volta la serata alle 2 di notte con una band di metal estremo come i Watain al Temple Stage in perfetto stile Hellfest (ricordiamo che il festival era nato proprio come festival di generi metal estremi prima di diventare il festival rock/metal a 360 gradi di oggi). Ebbene la performance della band di black metal svedese è sublime! Un black metal aggressivo, macabro ma anche veloce e tecnico fondano le basi perfette per condire un palco tanto terrificante quanto affascinante. Tridenti infuocati, teschi, riti pagani e costumi tenebrosi garantisco un verso spettacolo in stile black metal. Si conclude quindi il primo weekend con una quantità di esibizioni sensazionali da capogiro e tanto entusiasmo per la ripresa di un tale evento di musica dal vivo di queste dimensioni. Come al solito l’Hellfest si è dimostrato superlativo nell’organizzazione, dove tutto gira in maniera impeccabile come una macchina collaudata da tantissimi anni. Questa edizione è iniziata col botto ed è solo l’inizio di questa celebrazione strabiliante della musica dal vivo. Vedere persone da tutto il mondo che viaggiano da ogni paese per condividere la passione per un gruppo, un genere musicale e sopratutto un stile di vita legato alla fratellanza è quelcosa di indescrivibile, ed è la cosa piu’ bella di questa grande famiglia del rock riunita per questo evento unico.

Voto concerti visti in Full Set (FS) e Partial Set (PS):

Kontrust (PS) 8 / Ingested (PS) 7 / Sortilège (PS) 6 / Lacuna Coil (FS) 10
Battle Beast (FS) 9 / Car Bomb (PS) 6 / Twin Temple (FS) 8 / Doro (PS) 6
Jinjer (FS) 10 / Michael Schenker (FS) 8 / Maximum The Hormone (FS) 10
Down (FS) 5 / Korn (PS) SV / While She Sleeps (PS) 6 / Judas Priest (FS) 10
Gojira (FS) 8 / Running Wild (PS) 7 / Watain (PS) 9

Fotografie di Daniele Fanizza e Marco Fanizza

Jinjer

 

Lacuna Coil

 

Shinedown, The Picture Books, Me and That Man, Invisions & The Darkness

 

Abbath, Laura Cox, Sepultura & Messa

 

Megadeth & Down

 

Skillet

 

Kontrust, Michael Schenker & Battle Beast

 

Twin Temple

 

 

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