L’INFERNO RIAPRE LE PORTE!

Anche quest’anno, i vostri fedeli inviati di Long Live Rock’n’Roll sono tornati a Clisson per documentare uno dei festival di musica estrema più importanti e spettacolari d’Europa: l’inimitabile Hellfest!

Al di là della sua consolidata rilevanza nel panorama metal internazionale, l’Hellfest continua a distinguersi per la sua unicità. Come già sottolineato nel nostro live report del 2024, il festival è proprietario di una parte significativa del terreno su cui si svolge l’evento. Questo dettaglio apparentemente tecnico si traduce in un vantaggio strategico: molte delle infrastrutture sono fisse, mantenute durante tutto l’anno, permettendo così un’organizzazione stabile e un livello di comfort impareggiabile per il pubblico.

 

NOVITÀ 2025:

  • UNA NUOVA MAESTOSA ENTRATA SUL SITO

Prima di immergerci nel racconto delle band che hanno calcato i palchi di questa nuova edizione e condividere le nostre impressioni, è doveroso fare il punto sulle novità strutturali introdotte quest’anno. Come accade da qualche stagione, le innovazioni riguardano principalmente i decori, le infrastrutture e l’organizzazione generale.

Il cambiamento più evidente riguarda l’ingresso al festival, che per la prima volta in quasi un decennio ha subito un restyling significativo. La storica arcata a forma di amplificatore Marshall con la scritta “Hellfest” è stata sostituita da un’imponente porta in mattoni rossi, dal chiaro richiamo architettonico dell’epoca industriale con un’arco centrale a forma di corpo di chitarra Gibson SG.

Proprio davanti a questo nuovo ingresso, quando non impegnata in uno dei suoi spettacoli imponenti, troneggia la Gardienne des Ténèbres (anche chiamata “Lilith”): la gigantesca scultura robotica presentata per la prima volta nell’edizione precedente, creazione dell’artista François Delarozière.

  • HELLCITY BREWPUB

Una volta attraversato l’ingresso, ci si ritrova immediatamente proiettati nel rinnovato Hellcity Square, cuore pulsante del pre-festival. Qui sorge una delle più interessanti novità di quest’anno: l’Hellcity Brewpub, locale completamente nuovo che funge da bar, ristorante e birrificio artigianale. Aperto tutto l’anno, sarà accessibile anche al di fuori della settimana del festival, consolidando l’identità di Clisson come meta permanente del culto Hellfest.

Durante i giorni del festival, è possibile degustare un’ottima birra artigianale su una terrazza panoramica che regala una vista mozzafiato sull’intera piazza. Per chi desidera un’esperienza più raffinata, il ristorante interno offre pranzi e cene con menù fisso a 47€ – rigorosamente su prenotazione. Una proposta decisamente “premium” che ha riscosso, a giudicare dall’affluenza, un notevole successo.

  • PURPLE HOUSE

Tra le altre novità spicca la Purple House, un nuovo spazio immersivo nato al posto della Fanzone. Al suo interno, una scena circolare a 360° sotto forma di gabbia (che ricorda un ring di MMA) ha ospitato concerti e performance eccentriche per cinque giorni consecutivi. Tra show burlesque, finali di Air Guitar, retrogaming e installazioni stravaganti, la Purple House si è imposta come il cuore alternativo del festival. Aperta dal mercoledì alla domenica, ha offerto un’esperienza gratuita e fuori dagli schemi, perfettamente in linea con lo spirito folle dell’Hellfest.

Per il resto, nessun cambiamento strutturale significativo è stato rilevato né nell’ Hellcity Square né all’interno del vero e proprio sito del festival. Ritroviamo i soliti stand di sponsor et partner del festival come SEA SHEPHERD FRANCE, ESP, NUCLEAR BLAST, SAVAGE LANDS per citarne , il Metal Market dove si può acquistare ogni tipo di oggetto legato al metal (magliette, artigianato, CD, vinili…), altri stand e bar di tutti i tipi. La macchina organizzativa si conferma collaudata, efficiente e pienamente operativa.

E adesso, senza ulteriori indugi, passiamo a ciò che tutti aspettate con trepidazione: il nostro live report completo delle band protagoniste dell’edizione 2025 – Out of Bounds.

Disconnected (Altar)

I Disconnected, band francese di “modern metal” si sono presentati sul palco Altar con energia da vendere ma ancora in fase di definizione. Annunciati all’ultimo momento come sostituti dei Walkaways, il gruppo israeliano bloccato a causa del conflitto in medio oriente, hanno regalato al pubblico una sorpresa assoluta con l’inedito “La Puissance”, brano non ancora pubblicato ufficialmente. La performance, seppur energica e di qualità, ha mostrato alcuni limiti di coesione e intensità, senza riuscire a coinvolgere completamente la platea.

Voto: 5/10

 

Skindred (Main Stage 1)

I britannici Skindred, noti per il loro mix esplosivo di metal e reggae, hanno mantenuto la loro reputazione festiva e dinamica. Abituati dell’Hellfest, quest’anno sono anche stati tra i prescelti che hanno partecipato al Warmup tour (un tour di concerti in Francia sponsorizzato dall’Hellfest che avviene durante l’anno e che quest’anno comprendeva anche Nervosa e Novelists).

Non è stato sufficiente un inconveniente tecnico che ha tagliato il suono per ben un ventina di secondi a fermare la loro performance accattivante. Sono riusciti a coinvolgere il pubblico facendo sedere tutti per poi inalzarsi tutti insieme saltando e facendo headbanging senza alcuna difficoltà. Un set che ha confermato la loro capacità a divertire e sicuramente un’ottima scelta per inaugurare il festival.

Ciononostante, i sottoscritti trovano che questa band sacrifichi un troppo qualità artistica per privilegiare groove e pesantezza.

Voto: 7/10

 

Seven Hours After Violet (Main Stage 2)

Questa giovane formazione metalcore si è distinta per le capacità vocali del cantante (Taylor Barber dei Left to Suffer), alternando scream e growl impressionanti, mentre la voce angelica del chitarrista (Alejandro Aranda – chitarra e backing vocals, conosciuto come Scarypoolparty e finalista ad American Idol) ha aggiunto un contrasto affascinante. Interessante anche il fatto che la band includa Michael “Morgoth” Montoya (chitarra) e Josh Johnson (batteria), tutti e due ex- Winds of Plague, ma soprattutto Shavo Odadjian, storico bassista dei System of a Down, probabilmente unico motivo per il quale troviamo la band su uno dei palchi più importanti del festival. La performance ha mostrato potenzialità notevoli, pur con qualche limite nella compattezza del gruppo che dava l’impressione di poca coesione.

Voto: 6,5/10

 

Apocalyptica (Main Stage 1)

Apocalyptica, ormai da tempo conosciuti per le loro cover dei Metallica, hanno presentato un set dominato da questi tributi. Pur apprezzando la tecnica impeccabile dei violoncellisti finlandesi, e la maestosa esecuzione delle cover dei Four Horsemen, facciamo parte di quegli spettatori che ormai sono annoiati e stufi di non sentire i pezzi originali di questa grandissima band.

Voto: 6/10

 

Slomosa (Valley)

Con un’anima punk rock e un’attitudine fortemente politica, gli Slomosa hanno portato il loro desert rock nelle terre aride della Valley, stracolma di gente, per questo quartetto norvegese. Come sempre, quando i gruppi dei paesi nordici si cimentano in generi meno comuni nei i loro paesi d’origine (più noti per black metal e death metal), lo fanno bene (e molto meglio di altri!). Un sound potente, pulito e spaziale che ci trasporta e ci ipnotizza fino al punto in cui ci rendiamo conto che abbiamo fatto headbanging per mezzora senza fermarci.  Il pubblico ci è sembrato più che conquistato, soprattutto sul loro ultimo pezzo “Horses”.

Le uniche parole scambiate con il pubblico, sono state per portare messaggi diretti in francese (in termini che non desideriamo tradurre) al presidente Donald Trump, a Marine Le Pen (presidente del partito di estrema destra francese Rassemblement National) e in sostegno alla libertà della Palestina – uno dei rari momenti politici di questa edizione contrariamente all’anno scorso.

Voto: 7/10

Kim Dracula (Main Stage 2)

Questo artista era forse uno dei più attesi di questa edizione per quanto sia originale, misterioso e poco presente nei festival europei in generale. Tra jazz, death metal, trap e funk, la proposta di Kim Dracula è un vortice sonoro difficile da decifrare, ma proprio questa frammentarietà rende l’esperienza unica e imprevedibile. La performance ha diviso il pubblico, tra chi ha apprezzato la sperimentazione e chi sembra abbia abbandonato il concerto prima della fine. Impossibile non sorridere quando dopo un breakdown pesante condito con growl agghiacciante si intona un outro funk accompagnato da un assolo di sassofono.

Voto: 6,5/10

 

Airbourne (Main Stage 1)

Ormai veterani, immancabili e adorati, gli Airbourne tornano anche quest’anno con l’inesorabile energia di 20 gruppi in uno, torri di amplificatori Marshall, birre lanciate nel pubblico e assoli di chitarra nel pubblico in groppa alla sicurezza! Questo gruppo è sempre una garanzia e lo si vorrebbe ogni anno per svegliare quella che sembrava essere una giornata con tante belle cose ma ancora nessuna svolta mozzafiato. Ciliegina sulla torta, per una volta il sound engineer ha fatto un super lavoro e l’equilibrio degli strumenti era quasi perfetto (salvo per “Too Much, Too Young, Too Fast” dove il basso non si è sentito per niente). Molto bello anche dal vivo il nuovo singolo della band “Gutsy” pubblicato meno di due settimane prima della performance. Un concerto da manuale per gli Airbourne, hard rock puro, energico e senza compromessi, ha scatenato il pubblico in un’atmosfera di festa e potenza.

Voto: 10/10

 

Imminence (Main Stage 2)

Gli Imminence si sono distinti per una proposta heavy e una grande intensità vocale, con scream ben dosati e momenti di violino incantevole, ma la loro performance è risultata un po’ monotona e poco coinvolgente nella sua durata. Non abbiamo grandi difetti da descrivere, ma forse neanche tanti pregi. Probabilmente, un gruppo molto dark del genere dopo l’energia e la festa degli Airbourne mette un po’ in ombra questa performance.

Voto: 5/10

Ihsahn (Temple)

Progetto solista del frontman degli Emperor, Ihsahn ha portato sul palco uno stile complesso e stratificato, purtroppo un po’ troppo caotico e confusionario sul piano sonoro. Tra passaggi di vero Black Metal melodico, pezzi più Hard Rock e chitarre rosa fluo… ci viene da dire “che casino!”. Peccato, perché si sa quanto questo artista sia talentuoso e quanto i suoi pezzi, soprattutto quelli dell’ultimo omonimo album IHSAHN siano capolavori musicali. Forse per colpa del caos, ma più probabilmente per l’attesa della band che si preparava affianco – i JINJER – il Temple era abbastanza vuoto per questa performance. Nonostante ciò, la qualità musicale e compositiva è indiscutibile.

Voto: 7/10

 

Jinjer (Altar)

Uno degli highlight indiscussi del festival, i Jinjer sono stati accolti sul palco Altar, dove hanno raccolto un pubblico numerosissimo e entusiasta, tanto da risultare strapieno già 30 minuti prima del loro set, mentre nei dintorni di Ihsahn lo spazio rimaneva mezzo vuoto.

Una performance da manuale, favolosa, potente e travolgente, capace di incendiare la folla con la tecnica impeccabile di Tatiana Shmayluk nel passare dai clean vocals al growl preciso e monumentale per il quale è riconosciuta. Anche i musicisti sono stati impeccabili nell’eseguire i pezzi, più che complessi, di questa band di progressive groove metal. Ritroviamo tutta l’energia del loro recente album Duél (uscito il 7 febbraio 2025) del quale hanno suonato ben cinque brani (“Duèl”, “Fast Draw”, “Green Serpent”, “Hedonist” e “Someone’s Daughter”) tra ormai classici come “On the Top” (con il quale hanno aperto), “Teacher, Teacher!” e “Judgment (& Punishment)”.

Il tutto, accompagnato da uno spettacolo di luci ben equilibrato e immagini proiettate sullo schermo gigante dietro alla band adatte ad ogni pezzo.

Il concerto che non ha avuto nessun momento di debolezza si è chiuso con l’immancabile “Pisces” che ha portato il livello già altissimo alle stelle, concludendo uno dei più bei show di questa edizione, al termine della quale tutti si sono fatti la stessa domanda: “Ma com’è possibile che non li abbiano fatti suonare sul Main Stage?”. Domanda alla quale non abbiamo risposta tanto ci sembri inconcepibile…

Voto: 10/10

 

Sunn O))) (Temple)

Per molti il nome di questo gruppo è probabilmente sconosciuto, per altri più appassionati di suoni estremi, di pedali fuzz, di amplificatori che implorano pietà e amanti di terremoti, questo nome invece è associato ad una leggenda! I Sunn O))) sono un gruppo di drone metal, cioè un metal che crea suoni e ambienti sonori spettrali dove si cerca solo la potenza. Per molti potrebbe essere ridicolo ascoltare due tipi incappucciati con due chitare (niente canto, niente batteria o basso) che suonano due note per minuto. Però per colui che è sensibile alle vibrazioni create da ogni nota, può essere un’esperienza unica. Questo è letteralmente il racconto di questo “concerto”. Siamo stati affascinati, confusi, annoiati e scossi, tutto allo stesso tempo. Insomma qualcosa di strano; un viaggio nell’oscurità e nel suono dronico più profondo, coinvolgendo gli spettatori in una dimensione che ricorda quasi un rituale.

Voto: Impossibile dare un voto tanto sia unico e strano questo progetto.

The Hellacopters (War Zone)

I leggendari The Hellacopters hanno dato vita a un concerto straordinario, caratterizzato da un classic rock energico e trascinante più che da influenze punk come uno poteva aspettarsi. La loro presenza sul palco con il sound caldo e robusto hanno conquistato i fan storici e i nuovi ascoltatori.

Voto: 9/10

Korn (Main Stage 1)

La band nu metal per eccellenza ha inizialmente sorpreso positivamente, ma col passare dei minuti ha confermato quanto già noto: una certa ripetitività che ha smorzato l’entusiasmo generale. Nonostante ciò, la loro esibizione resta comunque solida e degna di nota.

Voto: 8/10

Electric Callboy (Main Stage 2)

Chiudiamo con gli Electric Callboy, che hanno portato sul palco un’energia travolgente e un’ironia contagiosa. Si tratta di uno di quei gruppi unici nel suo genere capaci di tenerci li, tutto il concerto, esausti, dall’una alle due di notte quando una vocina ci sussurra che forse è ora di andare a dormire.

Ma andare a dormire con gli Electric Callboy che suonano è impossibile perché la festa ha inizio! Questo gruppo tedesco è uno dei pionieri del metalcore elettronico. Ogni pezzo si caratterizza da passaggi pop anni 2000 (degni delle peggiori esibizioni dell’Eurovision song contest) alternati con ritornelli, versi e bridge di metalcore tra i più pesanti che esistano. Il tutto dosato alla perfezione! Ogni volta che ci diciamo “adesso questo passaggio pop è un po’ lungo” arriva un breakdown pesante, o un verso con growl da cavernicoli satanici. In ogni pezzo si passa da passaggi alla Backstreet Boys o Cascada a passaggi degni degli Architects, Bullet for my Valentine o anche gli Slipknot. Il tutto accompagnato da spettacoli di luce mozzafiato, fuoco e fiamme e persino fuochi d’artificio. Insomma il termine SPETTACOLARE prende tutto il suo senso con questa performance che ha scatenato il pubblico dell’inferno.

Nessuno può essere indifferente a pezzi come la cover di “Everytime We Touch”, “Elevator Operator”, “Spaceman”, “Tekno Train” o “RATATATA” (pezzo registrato con Baby Metal).

La band, che vede alla batteria anche Franck Zummo (ex-Sum 41) ci ha anche regalato una cover di “Still Waiting”.

Il tutto ha concluso in bellezza questa prima giornata già piena di sorprese e momenti forti!

Voto: 9,5/10

Live Report a cura di Marco Fanizza
Fotografie a cura di Daniele Fanizza

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