Inizia la terza giornata dell’Hellfest e ancora una volta siamo accolti da un cielo completamente privo di nuvole e i raggi del sole che ci scaldano fin dalle prime ore del mattino! Godere di queste condizioni metereologiche all’Hellfest è una pura goduria e non possiamo che essere carichi a mille per un’altra giornata che si annuncia epica!

Mars Red Sky (Valley)

Band francese di stoner rock che con ben 5 album studio e 6 EP vanta di una certa notorietà in quest’ambito, sia in patria che all’estero. Purtroppo, il loro set si dimostra molto rapidamente molto anonimo e privo di reale interesse. Certo, questo genere non fa di certo della varietà il suo cavallo di battaglia… ma conosciamo ed abbiamo assistito a concerti di band di stoner ampiamente migliori. A parte qualche riff pesantissimo che ci ha colpito particolarmente, i pezzi sono davvero tutti simili e non degni di nota… peccato.

Voto: 4/10

Urne (Altar)

Band britannica estremamente interessante che si è dimostrata ben al di sopra delle aspettative! Lo stesso Joe Duplantier dei Gojira ha piu’ volte menzionato questa band come futura promessa del metal e siamo perfettamente d’accordo con il frontman dell’iconica band francese. Si percepiscono infatti influenze degli stessi Gojira e possiamo dire che sono decisamente piu’ una band di death metal che sludge o stoner (come vengono descritti). Set piacevolissimo carico di qualità ed energia! Esattamente quello che ci voleva per dare il via definitivo a questa giornata!

Voto: 8/10

 

The Southern River Band (Main Stage 1)

Band australiana entusiasmante che ci fa godere di un southern rock accattivante pieno di allegria e buon umore. È un po’ come se i Lynyrd Skynyrd incontrassero gli Airbourne! C’è quella tendenza classica al country rock che viene amplificata da una carica hard rock in perfetto stile australiano! Vorremmo che il loro concerto non finisse mai! Birra in mano, occhiali sa sole e un suono fantastico! Cosa chiedere di piu’?

Voto: 8/10

 

Freak Kitchen (Main Stage 2)

Giunge il momento che ci ha fatto scoprire il personaggio piu’ divertente e carismatico di questo Hellfest! Questo trio svedese è composto da Mattias Eklundh alla chitarra/canto, Christer Ortefors al basso/canto e Bjorn Fryklund alla batteria. Ed è proprio Mattias a dimostrarsi un frontman ineguagliabile! Battuta pronta dopo ogni pezzo, sorridente e davvero coinvolgente! Ovviamente la performance è estremamente godibile grazie anche ad un sound molto originale. Il loro genere potrebbe essere definito di base quasi come un progressive metal, ma grazie alla potenza del ritmo hard rock delle melodie, agli elementi pop e i testi divertenti diventa un misto esplosivo super accattivante! Li adoriamo! Se dobbiamo essere davvero precisi e onesti questo non è stato sicuramente un set impeccabile a causa della scarsa qualità del suono poco coeso e a qualche stonatura vocale del bassista…. ma in un contesto senza problemi tecnici questa band è assolutamente da andare a vedere!

Voto: 7.5/10

 

D.A.D. (Main Stage 1)

Grandissima energia e suono impeccabile! La band danese dei fratelli Binzer non delude le aspettative e ci fa godere di un set hard rock / glam metal estremamente piacevole. Molto divertente il tentativo del cantante Jesper Binzer di parlare in francese per interagire con il pubblico e, come sempre, molto appariscente e scenografico il look del bassista Stig Pedersen, che come consuetudine sfodera il suo inimitabile basso a due corde per l’intera performance.

Voto: 7.5/10

 

Visions Of Atlantis (Main Stage 2)

Tocca al maestoso symphonic metal dei Visions of Atlantis di cui possiamo fieramente ricordare la voce del nostro portabandiera Michele Guaitoli a duettare come sempre con l’eroina nazionale Clémentine Delaunay. La band austriaca gode di una fama non indifferente nel genere e dopo molti cambi di lineup che si sono susseguiti nei primi anni di vita della band, ora possiamo affermare che la formazione è decisamente perfetta e i Visions of Atlantis ci deliziano infatti con una performance da manuale! Come sempre le tematiche a tema pirata sono onnipresenti sia nei testi che nei costumi dei musicisti e questo non fa che ampliare l’effetto scenografico favoloso che emana questa band. Le voci di Michele e Clémentine si fondono in modo divino e grazie alla tecnica impeccabile di Christian Douscha alla chitarra, la batteria di Thomas Caser e il basso di Herbert Glos, il set diventa uno spettacolo assoluto! Con una scaletta che si potrebbe definire “greatest hits” la scelta non poteva essere piu’ azzeccata e quindi non ci resta che rimanere ammaliati di fronte a “Master the Hurricane”, cantare a squarciagola su “Clocks”, saltare su “Melancholy Angel” o mettersi a remare su “Pirates Will Return”. Impressionante e bellissimo vedere infatti quanta gente si sia seduta per simulare il movimento dei remi di una scialuppa su questo pezzo a creare un effetto di condivisione straordinario! Set bellissimo, avvincente, energico e strabordante di qualità!

Voto: 10/10

 

Myles Kennedy (Main Stage 1)

Tocca ad un artista di una classe infinita, di una qualità vocale ineguagliabile e con una capacità tecnica di suonare la chitarra piu’ che invidiabile! Non c’è storia, Myles Kennedy è l’artista rock/metal per eccellenza e una delle figure piu’ amate in assoluto. Che sia con il suo progetto faro degli Alter Bridge, con il progetto di Slash and The Conspirators o con questo suo progetto solista, Myles sa sempre incantare. Che sia per la sua voce inconfondibile o per la qualità delle sue melodie suonate alla chitarra in modo egregio, in quel momento in cui si esibisce non esiste artista migliore al mondo. E questo progetto solista dimostra ancor di piu’ la sua capacità creativa, con suoni unici ed estremamente accattivanti. Myles ha ormai tre album all’attivo come cantante solista e sono un piu’ bello dell’altro, con l’ultimo capolavoro “The Art Of Letting Go” culmine assoluto del suo talento. “Behind the Veil” e “Say What You Will” sono le punte di diamante di un set da favola dove Myles si dimostra la persona piu’ felice del mondo di suonare all’Hellfest. Sorridente ed estremamente grato verso il pubblico per tutta la performance, è veramente impossibile non adorare questo artista. Vedere tutta questa felicità per un musicista che ha alle sue spalle una carriera stratosferica e che ha suonato nelle sale e nei festival piu’ importanti del mondo intero non ha davvero prezzo.

Voto: 10/10

 

Beyond The Black (Main Stage 2)

Set che incarna la perfezione! Una performance affascinante per la band tedesca che suona all’Hellfest per la prima volta nella loro storia e che lascia il segno come uno degli highlights assoluti di questo festival! Il genere dei Beyond The Black è qualcosa di piu’ del symphonic metal, è un suono che si può considerare un’evoluzione estremamente intrigante e accattivante che garantisce un timbro unico fuori dagli schemi. Ci sono elementi hard rock, influenze heavy metal e melodie di cui è impossibile non innamorarsi. Tutti i testi rimangono impressi nella mente e si riesce a cantare con la band fin dal primo ascolto. Jennifer Haben è una cantante davvero ipnotica, con un timbro vocale favoloso e un carisma da frontwoman sensazionale. La sua voce è letteralmente impeccabile, senza una sbavatura ed emozionante sotto ogni aspetto. Che dire poi dei due chitarristi? Il gioco di alternanza tra le melodie di Chris Hermsdorfer e Tobi Lodes è bellissimo e crea un effetto sontuoso! A completare la formazione troviamo l’impeccabile e carismatico Kai Tschierschky cosi’ come l’ormai bassista turnista di fiducia Linus Klausenitzer. Il set è composto dai brani piu’ amati della band come “In The Shadows”, “Hallelujah”, “Songs of Love and Death”, la potentissima “Heart of The Hurricane”, la meravigliosa “When Angels Fall”, la sensazionale “Shine and Shade” e per la prima volta in assoluto dal vivo il nuovo singolo uscito il giorno prima “Rising High”. Un brano ancora una volta azzeccatissimo che ci dimostra ancora una volta quanto questa band non sbagli un colpo. Impeccabili e straordinari, i Beyond The Black suonano un set magistrale che avremmo voluto durasse tutto il giorno.

Voto: 10/10

 

Black Country Communion (Main Stage 1)

Tocca ad un supergruppo composto da artisti di fama internazionale con tutte carriere di grande rilievo sia a livello individuale che in altri gruppi. Glenn Hughes al canto e basso (Deep Purple/Black Sabbath/The Dead Daisies), Joe Bonamassa alla chitarra (15 album da solista di cui 11 che hanno raggiunto il primo posto nella Billboard Blues Chart), Jason John Bonham alla batteria (figlio del batterista originale dei Led Zeppelin John Bonham e batterista stesso dei Led Zeppelin dalla morte del padre nel 1980) e Derek Sherinian alle tastiere (Alice Cooper/Billy Idol/Dream Theater). Citando semplicemente il curriculum di questi musicisti ci si rende conto della classe a cui stiamo per assistere. La performance è quindi inevitabilmente di altissimo livello e soprattutto Joe Bonamassa impressiona per tecnica di esecuzione e bellezza delle armonie. Se bisogna essere del tutto onesti, forse i loro brani inediti non sono del tutto all’altezza dei capolavori che individualmente tutti questi musicisti hanno composto in altri contesti… manca qualcosa per poter veramente avere un progetto stellare… detto questo, l’esibizione rimane di altissimo livello ed estremamente piacevole.

Voto: 8/10

 

Savatage (Main Stage 2)

Arriva quello che era forse uno dei momenti piu’ attesi di questo Hellfest, il ritorno sui palchi degli storici Savatage. La band mancava dai live da questi 10 anni e non pubblica un nuovo disco da piu’ di due decadi… per una band che ha fatto la storia dell’heavy metal e che dispone di ben 11 album all’attivo dall’inizio degli anni 80 si tratta di un’eternità e di un peccato tremendo non averli piu’ potuti vedere in azione in questi ultimi anni. Complici varie separazioni e seguenti reunion temporanee, i Savatage sembrano ora tornati definitivamente con quello che sembra anche un nuovo album in arrivo nel 2026. Con tutta questa attesa ci si aspettava qualcosa di grandioso… che purtroppo non c’è stato. La band suona bene e i pezzi sono inevitabilmente solidi, impossibile non apprezzare “Strange Wings”, “Edge of Thorns” o l’immensa “Hall of the Mountain King”. Ma la band sembra aver perso la sua magia… non si vede coesione e per quanto i membri della band, a cominciare da Zachary Stevens e Jon Oliva, sembrano molto felici di tornare a suonare, manca terribilmente qualcosa… è come se avessero perso un treno per essere la band gloriosa che avrebbe potuto essere… quando vediamo band come i Saxon o i Judas Priest essere ancora a dei livelli stratosferici al giorno d’oggi, ci dispiace semplicemente che i Savatage non abbiano potuto fare altrettanto… certo, la loro storia è sicuramente molto piu’ travagliata e quello che vediamo oggi ne è la diretta conseguenza… dispiace soltanto vedere che quegli anni d’oro sono forse passati del tutto per i Savatage… detto questo, il set rimane ovviamente piu’ che apprezzabile e confidiamo tantissimo in un ritorno ad altri livelli con il nuovo disco, nella speranza che possa rinvigorire definitivamente la band e ridarci i gloriosi Savatage del passato.

Voto: 7/10

 

Satchvai Band (Main Stage 1)

Arriva un momento poetico, un nuovo progetto musicale che riunisce due dei migliori chitarristi virtuosi al mondo in una band che porta il concetto di progetto puramente strumentale su dei livelli stellari. Joe Satriani e Steve Vai insieme, quasi un sogno anche solo menzionarlo! Se poi ci mettiamo anche Pete Thorn alla chitarra ritmica, Kenny Aronoff alla batteria e l’inimitabile Marco Mendoza al basso ci troviamo di fronte una formazione stratosferica che ci farà godere di un’esibizione monumentale. Il set è quasi interamente composto da pezzi di Steve Vai e Joe Satriani composti nei loro progetti solisti, solo che ovviamente sono totalmente riarrangiati in chiave duo di chitarre per farci godere a pieno di questo progetto… e il risultato è sbalorditivo! Che meraviglia! Ascoltare un set intero di armonie, riff e assoli senza alcuna voce e non sentirne la mancanza vuol dire davvero tutto! Le linee di chitarra sono dei veri e propri canti divini che emozionano dalla prima all’ultima nota. Performance sensazionale, bellissima e stravolgente!

Voto: 10/10

 

Judas Priest (Main Stage 2)

È giunto il momento tanto atteso, il momento di invocare la storia dell’heavy metal e gli dei di questo genere, tra cui il “Metal God” in persona… Rob Halford e i sui Judas Priest sono pronti a farci godere dell’ennesima performance magistrale dei pilastri indiscussi dell’intero panorama metal. 50 anni di carriera, 19 album studio e 50 milione di copie vendute… stiamo parlando di una band che è stata fondata nel 1969 e che ancora ad oggi detta legge facendo vedere a tutti come si suona. I Judas sono dei miti viventi e anche stasera all’Hellfest, dove la band è ormai di casa, la classe dei ragazzi di Birmingham non è mancata in alcun punto! Che concerto e che goduria! Come sempre mi verrebbe da dire… non ricordo un concerto dei Judas Priest che non sia stato stratosferico! La scaletta di questa sera ci regala inoltre alcune perle che erano tanti anni che non si sentivano o che addirittura venivano suonate per la prima volta in questo tour. E quindi come non apprezzare un ritorno sul palco di “All Guns Blazing”, “Hell Patrol”, “A Touch of Evil”, “Night Crawler”, “One Shot at Glory” e “Between The Hammer & The Anvil” oppure sentire per la prima volta “Giants in The Sky” dal piu’ recente ma validissimo album “Firepower”. Scelta azzeccatissima e da apprezzare totalmente! Ovviamente non mancheranno le magistrali “You’ve Got Another Thing Comin”, “Breaking the Law”, “Painkiller” (da brividi!), “Hell Bent for Leather” (con l’immancabile entrata in scena di Rob in Harley Davidson) e la consueta chiusura spettacolare su “Living After Midnight”. C’è tutto quello che si desidera da un set dei Judas e non manca assolutamente niente. Richie Faulkner è ormai diventato un’icona della band e se non fosse per la sua piu’ giovane età (rispetto agli altri membri), si potrebbe dire che fa parte dei Judas da sempre e rappresenta anche lui una parte dell’anima di questa band, come sempre impeccabile e stratosferico alla chitarra. Anche Ian Hill e Scott Travis rimangono ovviamente sensazionali per l’intera performance, con Andy Sneap ad accompagnare fedelmente la band come da tradizione da ormai vari anni. Ed ovviamente, al centro dell’attenzione costante e come è giusto che sia, il nostro Rob Halford non smetterà mai di stupirci. Voce sempre impressionante e un’età che sembra non passare mai per lui. Grazie Judas Priest di esistere e grazie per continuare a regalarci queste emozioni indelebili!

Voto: 10/10

Scorpions (Main Stage 1)

Sull’onda delle band che hanno fatto la storia, giunge il momento dell’headliner della terza giornata dell’Hellfest, i leggendari Scorpions! Anche in questo caso siamo al cospetto di un pilastro dell’hard rock, una band che ha ispirato generazioni di musicisti e di cui saremo sempre eternamente grati per tutto quello che ci ha dato. Anche in questo caso parliamo di 19 album studio, 60 anni di carriera e ben 100 milioni di copie vendute nel mondo intero! Non possiamo che inclinarci di fronte a questi numeri e soprattutto alla qualità della musica espressa in tutti questi anni. Ogni anno sembra che questa band possa annunciare il tour di addio… e invece sono ancora qua, a dare il massimo e a portare ancora uno show di tutto rispetto. In questo caso, per quanto lo show sia stato bellissimo e la performance ancora di altissimo livello, non possiamo non fare notare gli inevitabili segni del tempo che cominciano a farsi sentire… ma lo vogliamo fare sottolineando che proprio malgrado questi segni loro sono ancora lì, dando tutto quello che hanno per regalarci ancora delle emozioni incredibili, e non possiamo che essere eternamente grati per questo! Klaus Meine fa tenerezza perché dietro alla sua asta del microfono e i suoi occhiali da sole la voce comincia a non essere piu’ in grado di performare come ci ricordavamo… ma è normale! Non è né umano né naturale pretendere che lo sia, è semplicemente il segno del tempo e vedere che Klaus malgrado questo non si arrende può solo che essere da applausi! Stesso discorso per Rudolf Schenker, in difficoltà su molti assoli ma sempre energico e carismatico su ogni pezzo. Ovviamente Matthias Jabs e Pawel Maciwoda sembrano non ancora accusare questi segni del tempo data la loro piu’ “giovane” età, così come indubbiamente “l’ultimo” arrivato Mikkey Dee. Il set è quindi un ripercorrere i maggiori successi della band, tra cui le immancabili “The Zoo”, “Wind Of Change”, “Tease Me Please Me”, “Big City Nights”, “Still Loving You”, “Blackout” e “Rock You Like a Hurricane”, solo per citarne alcuni. Tra i momenti salienti della serata non possiamo non menzionare il bellissimo pezzo strumentale “Coast to Coast”, l’assolo stratosferico alla batteria di Mikkey Dee e un enorme scorpione gonfiabile super realistico sopra il palco per gli ultimi due brani. Performance emozionante sotto ogni aspetto e con l’amore per questa band che ci fa dimenticare facilmente ogni imperfezione dovuta all’età dei membri degli Scorpions. Le scenografie stupende e la bellezza di brani senza tempo bastano e avanzano per goderci ancora una volta un altro concerto bellissimo dell’iconica band tedesca. Non sappiamo quando sarà l’ultima volta che li vedremo ed è brutto dirlo, ma a questo punto non si sa davvero quando potrebbe essere l’ultima… non ci resta quindi che apprezzare pienamente ogni opportunità restante per vederli dal vivo perché credetemi, quando questo non sarà piu’ possibile, ci mancheranno terribilmente.

Voto: 8,5/10

Dream Theater (Main Stage 2)

A chiudere la giornata nell’ormai consueto set di chiusura tra l’una e le due del mattino (set che storicamente permette di godere pienamente degli effetti di luce dato l’ormai buio totale), troviamo nient’altro che i maestri del progressive metal, i Dream Theater! Forti del ritorno di Mike Portnoy alla batteria dopo ben 13 anni di assenza e di un nuovo album strabiliante dal titolo “Parasomnia”, c’erano tutti gli elementi per goderci un set magistrale… è così è stato! Classe, tecnica, potenza e melodie ipnotiche. C’è tutto quello che ci si aspetta dai Dream Theatrer con una cornice di luci mozzafiato a regalarci uno spettacolo unico! John Petrucci, come sempre, ci dimostra di non essere umano, così come l’impressionante John Myung al basso e ovviamente il miglior batterista al mondo che porta il nome di Mike Portnoy. Stupenda e originalissima la tastiera di Jordan Rudess che oltre che a piegarsi su vari assi dispone anche di uno schermo LED che ci permette di vedere i tasti suonati durante quasi tutti i brani. E poi ovviamente non poteva mancare la performance vocale di James LaBrie, che onestamente non ha davvero niente di negativo, anzi, personalmente l’ho trovato in gran forma e come sempre capace di dosare alla perfezione le sue parti vocali tra i vari pezzi strumentali. L’equilibrio voce/strumenti è proprio l’asso vincente di questa band che continua a comporre brani sensazionali e a regalarci performance ineguagliabili. I nuovi brani “Night Terror” e “Midnight Messiah” suonano infatti divinamente al pari dei vari “Panic Attack”, “Peruvian Skies” o “As I Am”. Non c’è niente da fare, i Dream Theater sono una macchina impeccabile che ci dimostra ancora una volta di essere i maestri indiscussi di questo genere. Chiudiamo quindi il set e la giornata sulla magnifica “Pull Me Under”. Una chiusura spettacolare di una giornata che rimarrà tra le piu’ belle che abbiamo mai vissuto nelle varie edizioni degli Hellfest a cui abbiamo partecipato.

Voto: 10/10

Live Report a cura di Marco Fanizza
Fotografie a cura di Daniele Fanizza

Author

Comments are closed.