Il cielo sopra lo Stadio Euganeo si è aperto con violenza nel tardo pomeriggio di domenica 13 luglio 2025, riversando una pioggia torrenziale sulla folla già numerosa in attesa dell’inizio del concerto.

Ma l’acquazzone, anziché scoraggiare, ha rafforzato l’energia del pubblico, compatto e pronto ad affrontare qualsiasi intemperia per assistere a uno degli eventi più attesi dell’estate: il ritorno in Italia degli IRON MAIDEN per il loro tour dei 50 anni di attività, denominato “Run for Your Lives”, accompagnati in apertura dai visionari AVATAR.
Avatar
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Alle 19 e 30 in punto, con una promettente schiarita, gli AVATAR hanno preso possesso del palco, scatenando un set di grande impatto visivo e sonoro. La band svedese, guidata dall’istrionico Johannes Eckerström, ha offerto una performance teatrale e intensa, riuscendo a catturare l’attenzione anche di chi attendeva impaziente gli headliner.
Il loro show ha alternato pezzi dai ritmi serrati e coreografie spettrali, con momenti di puro coinvolgimento collettivo. Tra i brani più apprezzati anche l’ultimo singolo presentato un mese fa Captain Goat e la più applaudita The Dirt I’m Buried In.
Setlist
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Dance Devil Dance
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Let It Burn
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In the Airwaves
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Bloody Angel
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The Dirt I’m Buried In
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Captain Goat
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Smells Like a Freakshow
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Hail the Apocalypse
Iron Maiden

Quando però le note di “Doctor Doctor” degli UFO hanno iniziato a risuonare, non c’erano più dubbi: l’attesa era finita. L’esplosione di entusiasmo ha anticipato l’arrivo di Bruce Dickinson e compagni, in uno degli show più scenografici ed emotivamente intensi mai visti in Italia, con record di pubblico per la band, ben 38.000 gli spettatori presenti, per una cornice visiva di grande impatto.
Un ritorno alle origini
La band ha dato il via al concerto con “Murders in the Rue Morgue”, seguita da “Wrathchild”, “Killers” e “Phantom of the Opera”: una sequenza travolgente che ha omaggiato l’epoca Paul Di’Anno con una forza rinnovata. Il pubblico ha accolto questi brani con entusiasmo viscerale, in un turbinio di cori e mani alzate.

La scenografia ha svolto un ruolo centrale, con, per la prima volta per la band, proiezioni immersive su uno schermo led gigante che ha trasformato il palco in un universo visivo ispirato alla Londra vittoriana, all’estetica steampunk e al cinema horror. L’Eddie digitale – in versione carnefice, aviatore, faraone o mostro – è stato presenza costante e minacciosa, interagendo in modo spettacolare con i musicisti.
Una produzione moderna
La resa visiva è stata paragonabile a una grande produzione cinematografica. In “The Trooper”, Bruce Dickinson ha sventolato la bandiera britannica affrontando un Eddie armato sul palco. In “Hallowed Be Thy Name”, è stato rinchiuso in una prigione scenica, con immagini cupe a completare l’atmosfera drammatica. Accantonati gli storici teloni che hanno accompagnato 50 anni della vergine di ferro, la nuova scenografia ha comunque fatto storcere il naso ad alcuni dei fan più intransigenti della band.

Ogni brano ha avuto un trattamento visivo specifico: “Powerslave” è stato accompagnato da costumi ispirati all’Antico Egitto, mentre “Fear of the Dark” ha trasformato l’arena in una foresta gotica, atmosfera ampliata grazie a migliaia di telefoni accesi.
L’esordio di Simon Dawson alla batteria
Una delle curiosità più forti della serata era il debutto italiano di Simon Dawson, chiamato a sostituire lo storico batterista Nicko McBrain, ritiratosi dalle scene live dopo l’ictus dello scorso anno. Dawson ha supportato la parte ritmica con ottimi suoni (anche se non esente da sbavature) e dato prova di tecnica e presenza, specialmente durante l’esecuzione di “Rime of the Ancient Mariner”, brano lungo e complesso che non veniva suonato dal vivo in tour dal 2009.

Bruce Dickinson, visibilmente soddisfatto, lo ha introdotto ufficialmente nella “famiglia Maiden” durante il concerto.
Dickinson: maestro di cerimonie
Con i suoi 65 anni, Bruce Dickinson ha dimostrato ancora una volta perché è considerato uno dei più grandi frontman della storia del metal. La sua performance è stata vocale, teatrale, atletica e magnetica. Ha cambiato costume a ogni canzone, passando da ufficiale napoleonico a prete egizio, da spirito gotico a aviatore.
In “Aces High”, introdotta dal celebre discorso di Winston Churchill, ha guidato il pubblico in una simulazione visiva della Battaglia d’Inghilterra, con lo schermo che proiettava Spitfire in combattimento contro i Messerschmitt. Un momento di puro impatto visivo e sonoro.
Il finale: tra storia e riflessione
Il gran finale è arrivato con “Run to the Hills” e “Iron Maiden”, seguite dal potente encore con “Aces High”, “Fear of the Dark” e “Wasted Years”. Proprio quest’ultimo brano, con il suo messaggio sulla fugacità del tempo, ha chiuso la serata con un senso di malinconica consapevolezza e gratitudine condivisa.
La riflessione del testo – “Don’t waste your time always searching for those wasted years” – ha risuonato come un manifesto per tutti coloro che hanno seguito gli IRON MAIDEN lungo decenni di carriera.
Per tutti i fan il concerto di Padova ha confermato che gli IRON MAIDEN avrebbero ancora davanti a sé altri 50 anni. Il tour doveva celebrare tutta la discografia, ma ha toccato solamente 8 album. Impossibile coprire tutta la storia della band… e quindi aspetteremo la seconda parte? Speriamo presto.
Setlist
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Murders in the Rue Morgue
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Wrathchild
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Killers
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Phantom of the Opera
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The Number of the Beast
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The Clairvoyant
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Powerslave
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2 Minutes to Midnight
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Rime of the Ancient Mariner
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Run to the Hills
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Seventh Son of a Seventh Son
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The Trooper
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Hallowed Be Thy Name
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Iron Maiden
Encore:
15. Aces High
16. Fear of the Dark
17. Wasted Years

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