Parlophone Records – 2021

Senjutsu” è il diciassettesimo album studio di quella che è senza alcuna ombra di dubbio la band heavy metal più influente della storia del genere. Pionieri della New Wave of British Heavy Metal, icona di generazioni e simbolo assoluto da più di quarant’anni, gli Iron Maiden riescono ad aggiungere un ulteriore disco alla loro carriera leggendaria esplorando uno stile di composizione che non tradisce l’iconico marchio di fabbrica della band londinese ma che si avventura su una costruzione dei brani molto più complessa, con sette pezzi su undici che durano più di 7 minuti, di cui tre che oltrepassano addirittura i 10 minuti. Non che gli Iron Maiden non fossero abituati a queste lunghezze di tracce, ma così tanti pezzi dalla durata considerevole presenti tutti nello stesso disco rappresentano una prima volta anche per loro.

L’album è stato registrato nel 2019 agli Studios Guillaume Tell di Parigi, studios in cui gli Iron Maiden tornano per la terza volta dopo aver registrato “Brave New World” e “The Book of Souls”, quest’ultimo essendo proprio il penultimo album della band pubblicato nel 2015. “Senjutsu”, che tradotto dal Giapponese significa “Tattica e Strategia”, è stato prodotto da Kevin Shirley (storico produttore con cui la band collabora dagli anni 2000) e co-prodotto da Steve Harris. È un album che si dimostra molto diverso per certi aspetti rispetto alla tendenza degli album degli Iron Maiden, e non solo dall’era post-reunion con Bruce Dickinson e Adrian Smith. Ci troviamo infatti di fronte a un album che, contrariamente a quanto potesse fare immaginare la spettacolare copertina di Eddie in versione Samurai, è forse l’album con più tracce in stile ballad di tutta la carriera degli Iron Maiden. I pezzi dispongono quasi tutti di un carattere molto mistico, conditi da una componente epica molto significativa che dimostra una composizione estremamente ricercata e strutturata. Ad eccezione di “The Writing On The Wall”, “Stratego” e “Days Of Future Past”, che sono i brani caratterizzati dai ritmi più esplosivi di questo disco, gli altri pezzi partono tutti su dei ritmi sorprendentemente lenti, con una maggiore attenzione a creare un’atmosfera misteriosa ed avvolgente più che ha ad apportare la carica dei riff e del suono inconfondibile degli Iron Maiden. Si può infatti notare come “Lost In A Lost World”, “Death Of The Celts”, “The Parchment” e “Hell On Earth” abbiano tutte una costruzione paragonabile in quanto il ritmo viene sempre accelerato in modo progressivo, certe volte soltanto da metà traccia in poi. Questa osservazione non deve essere vista come una critica, ma più come un’evoluzione quasi sorprendente di un suono storicamente collaudato, il che può in ogni caso davvero spiazzare gli ascoltatori più appassionati della band al primo ascolto. È infatti impossibile giudicare “Senjutsu” in modo oggettivo dopo aver ascoltato il disco solo una volta, questo perché la mente porta inevitabilmente a paragoni diretti con gli album capolavoro degli Iron Maiden che hanno fatto non solo la storia della band, ma ovviamente la storia dell’heavy metal.

Non possiamo in alcun modo pretendere che nel 2021 gli Iron Maiden ci ripropongano dischi del calibro di “The Number of The Beast” o “Powerslave”, né tanto meno un album paragonabile al più recente capolavoro “Brave New World”. Sono altre epoche, si parla di una vita fa e la band stessa non è più giovane come a quei tempi. Infatti, quello che bisogna veramente apprezzare su questo disco, è la capacità di mettere in atto tutta l’esperienza maturata in questi lunghissimi anni di carriera per creare un disco che si dissoci in modo quasi brusco da quanto fatto in passato, senza snaturare pertanto del tutto la loro identità, ma apportando un tocco più emotivo e profondo su cui è magari più difficile entusiasmarsi fin da subito, ma dove più si ascoltano i pezzi e più si scoprono dettagli che solo una band del loro calibro poteva piazzare al punto giusto e nel modo corretto. Questo lavoro minuzioso permette quindi di lavorare su dettagli specifici che sono davvero interessanti, come far risaltare un breakdown, un bridge o un riff in modo sensazionale, come solo loro potevano riuscire a fare. In questo modo, si percepiscono quindi i lunghi passaggi dal ritmo contenuto diversamente, che anche se possono essere caratterizzati come delle sezioni di brani che possono risultare po’ troppo lineari, vengono prontamente rinvigoriti da quel tocco melodico singolare di assoluto impatto che fa cambiare la marcia al pezzo e ribalta l’atmosfera creata fino a quel punto della traccia. È come scovare delle gemme melodiche all’interno di un disco caratterizzato da un suono profondo e complesso, un aspetto che a mio avviso ha davvero il suo fascino.

Detto questo, abbiamo comunque anche tracce come “The Writing Of The Wall” e “Stratego” che vanno direttamente nella classifica dei più bei pezzi degli Iron Maiden. Il primo presenta una geniale componente country/folk intrigata all’heavy metal che ha davvero dell’incredibile, così come il secondo che, grazie al suo ritmo ipnotico, riesce ad essere tanto catchy quanto straordinariamente affascinante. La voce di Bruce continua ad essere a dei livelli altissimi ed estremamente adatti a queste tracce in stile maggiormente epico, specialmente nel trittico di brani di chiusura del disco composti da Steve Harris. Tre pezzi per un totale di 34 minuti degni di una colonna sonora cinematografica, con dei riff di spicco estremamente seducenti nella traccia di chiusura del disco intitolata “Hell On Hearth”.

Senjutsu” può essere considerato una creazione entusiasmante costruita attorno alla cultura del Giappone pre-moderno dell’era dei Samurai. Un’esperienza musicale che simboleggia una band leggendaria che è sempre stata alla ricerca di un’evoluzione del loro sound inconfondibile pur mantenendo quel tocco magico che ha fatto innamorare intere generazioni. È assolutamente indiscutibile il fatto che l’ossatura di ferro che compone i pezzi degli Iron Maiden sia presente anche in “Senjutsu”, caratterizzati come sempre dal metronomo di Steve Harris combinato dalla ritmica inossidabile di Nicko McBrain e la sintonia sensazionale del susseguirsi delle armonie di chitarra di Adrian Smith, Janick Gers e Dave Murray. Il tutto orchestrato come sempre dall’immortale voce e carisma di Bruce Dickinson. “Senjutsu” rappresenta davvero la maturità e la raffinatezza di una band che continua a non aver paura di sperimentare e proporre materiale di assoluta qualità, pur avendo sulle spalle, se tale si può definire, il peso di album e brani simbolo dell’heavy metal. Questo disco potrà anche non essere al livello di quegli album leggendari, e magari non avere neanche l’appeal del suo diretto predecessore “The Book Of Souls”, ma rimane pur sempre un album che entra tranquillamente nella top ten degli album degli Iron Maiden, con elementi di spicco che verranno ricordati tra i pezzi più iconici della fantastica carriera della band britannica. Non si può che togliersi il cappello di fronte a una band che non solo ha fatto la storia di un genere musicale, ma che dopo 40 anni riesce ancora a riconfermarsi proponendo ulteriori metamorfosi di un suono senza tempo, mostrando un loro lato più emotivo e profondo con un album che va ad aggiungersi a quella che è forse la bacheca più impressionante della storia del metal.

Tracklist

Disc 1

Senjutsu
Stratego
The Writing On The Wall
Lost In A Lost World
Days Of Future Past
The Time Machine

Disc 2

Darkest Hour
Death Of The Celts
The Parchment
Hell On Earth

Band

Steve Harris – Bass / Keyboards / Backing Vocals
Bruce Dickinson – Lead Vocals / Piano
Adrian Smith – Guitars
Janick Gers – Guitars
Dave Murray – Guitars
Nicko McBrain – Drums

Sito Ufficiale: https://www.ironmaiden.com/
Pagina Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/ironmaiden

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