James Bay – Alcatraz, Milano – 14 Marzo 2016

 

C’era uFB_IMG_1458036919603na volta un ragazzo inglese nato e cresciuto nell’ Hertfordshire, una piccola contea a nord di Londra, che un bel giorno, quasi per caso aprì un armadio e trovò una vecchia chitarra con le corde arrugginite.

Da quel momento James Bay, chitarrista e cantautore classe 1990, dichiarò il suo amore per la musica studiando al British and Irish Modern Music Institute, pubblicando il suo EP di debutto “The Dark of The Morning” nel 2013, e il secondo EP “ Let It Go” nel 2014, debuttando nella Top 10 di iTunes della classifica degli album. E pensare che venne notato per caso, quando durante un live in un pub di Kentish Town, uno spettatore folgorato dalla sua bravura registro’ la sua performance e la carico’ su YouTube. Un paio di settimane più tardi, il video catturò l’attenzione di un A&R della Republic Records. L’etichetta lo chiamò a New York la settimana successiva per firmare il contratto d’ingaggio.

Ed eccoci qui, lunedì 14 marzo 2016, per la seconda volta in due anni a goderci un live di questo ragazzo esile dal faccino pulito che sembra un gigantesco cappello nero con gli occhi blu dal quale si protendono due lunghissime gambe scure e una chitarra. James ama follemente suonare dal vivo, e appena attacca a cantare rapisce anche il più scettico ascoltatore. La sua passione per la musica è infatti imprescindibile dal live; ha incantato Glastonbury, T in the Park e aperto i concerti di Stevie Wonder a Londra e il tour americano di Hozier. E pensare che l’ultima volta eravamo appena un centinaio di curiosi al Circolo ARCI Biko di Milano, lui timidissimo ma ispirato a pochi metri dai nostri occhi emozionati, ci aveva stracciato il cuore e spalancato i timpani con una raffica di emozioni… e adesso eccoci qua, l’Alcatraz sold out, un palco immenso e prestigioso e mezza Milano a gridare il suo nome. James Bay, signore e signori, il ragazzino inglese fan dei Talking Heads e di David Byrne che nell’estate del 2013 apriva il concerto dei Rolling Stones a Hyde Park, consacrato ai Brits 2015 col Critics’ Choice Award (premio assegnato annualmente dai critici inglesi alla più grande promessa dell’anno) attualmente al vertice delle charts del Regno Unito con 65 mila copie del suo “Chaos and the Calm” polverizzate in una sola settimana, schizzato nella Top 3 in Austria, Germania e Australia e nelle prime 10 posizioni in altri 60 paesi.

L’Alcatraz è davvero stipato, niente a che vedere con l’atmosfera intima ed intensa del suo primo passaggio in Italia, quando sul minuscolo palco dell’ARCI Biko il 25.01.2015 presentava in anteprima l’album d’esordio “Chaos and the Calm”, registrato ai Blackbird Studios di Nashville con la collaborazione del produttore dei Kings Of Leon Jaquire King.

Il pubblico è giovanissimo e punteggiato di cappelli neri proprio come quello di James, segno distintivo della forte personalità e dell’empatia che il fenomeno britannico è capace di sprigionare. Lo show si apre con un suggestivo gioco di ombre: un gigantesco telo bianco illuminato da un fascio di luce rivela improvvisamente la sagoma inconfondibile dell’artista, e in Via Valtellina esplode un boato che fa tremare le uscite di sicurezza. Il telo precipita delicatamente sul palco, ed ecco apparire la band con un Bay carico e sicuro di sé come non lo avevamo mai visto godersi il delirio straripante di una marea di ragazzine. Nulla a che vedere con quel che ricordavamo; sorrisi ammiccanti, grande padronanza del palco e costante interazione col pubblico che fin dalle prime canzoni (“Collide” seguita da “Craving) canta avidamente ogni singola parola. La band accompagna l’artista in maniera magistrale, ottimi musicisti (polistrumentisti) che creano un effetto compatto e pieno, rendendo lo show (nonostante la qualità del suono non proprio ottimale) particolarmente godibile. Si prosegue con “When We Were on Fire” , “If You Ever Want to Be in Love” sulla quale il pubblico si impossessa del finale cantandolo davvero a squarciagola e lasciando James senza parole, tant’è che prima di proseguire ricorda incredulo e nostalgico il suo ultimo passaggio in Italia, ringraziando sentitamente tutte le persone che affollano l’Alcatraz stasera commentando “I never thought it would get this big”. Emozionante davvero la dolcissima “Need the Sun to Break”, la voce di Bay è in forma smagliante, e si accende con “Running”e “Let It Go”. Bay cambia chitarra quasi ad ogni pezzo alternando acustiche ed elettriche (in prevalenza spettacolari Gibson vintage) , e si diverte a far strillare le sue giovanissime fans con siparietti sornioni e sfrontatissime gag. Segue un meraviglioso momento strumentale, grazie al quale la band dimostra la propria qualità nel supportare e mettere in risalto la chitarra solista di James; peccato per il brusio di sottofondo, amara constatazione che davanti ad artisti con personalità tanto ingombranti a volte la musica live passa in secondo piano. Si prosegue con “Scars”, che ha un testo da lacrima facile (parla di una rottura sentimentale) e “Move Together” che lasciano l’intera folla col fiato rotto e tanta commozione, e questo è il James che abbiamo imparato ad apprezzare. Arriva invece come un’onda la dinamicissima “Best Fake Smile”, nuovo singolo con tanto di video in heavy rotation in queste settimane che fa ballare tutti fino all’ultima fila e la chiusura con “Get Out While You Can”. Le luci si spengono, ma è davvero impensabile che il live si chiuda senza la conosciutissima “Hold back the river”, e infatti la band ricompare sul palco accompagnata da un applauso scrosciante, eseguendo “Incomplete” e una riuscitissima cover di “Proud Mary” tra lo smarrimento a tratti esilarante delle più giovani che si consultano sul pezzo in maniera febbricitante e proprio non si capacitano di non conoscerne le parole – forse perché il pezzo è dei 1969, prima che nascessero le loro madri, e perché venne portata al successo da quel genio di John Cameron Fogerty coi suoi Creedence Clearwater Revival, che dire…) menomale ci pensa la band a lasciarci con un incoraggiante gran finale, regalandoci l’attesissima ultima canzone e chiudendo una serata che suona come un inizio eccitante, perchè il meglio per James, deve ancora venire.

Setlist:
Collide – Craving – When We Were on Fire – If You Ever Want to Be in Love – Need the Sun to Break – Running – Let It Go – Scars – Move Together – Best Fake Smile – Get Out While You Can – Encore: Incomplete – Proud Mary (Creedence Clearwater Revival cover) – Hold Back the River

 

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