Jeff Loomis – Live Clinic – Music Academy, Bologna – 15 Ottobre 2009

Dopo aver visto in azione dal vivo i Nevermore per la bellezza di quattro volte, non potevo non presenziare a questa clinic, organizzata in quel della Music Academy di Bologna, che ha visto protagonista quello che, a detta del sottoscritto, può essere definito come uno dei migliori chitarristi in assoluto del panorama metal attuale, capace di fondere lo stile neoclassico di chitarristi come Jason Becker con sonorità moderne al limite del thrash metal più estremo, il tutto corredato da un Wall of Sound difficilmente abbattibile. Stiamo parlando di Jeff Loomis, co-fondatore insieme al singer Warrel Dane dei Sanctuary prima e, appunto, dei Nevermore poi, autore soprattutto coi secondi di alcuni fra i più bei album realizzati in campo hard & heavy dalla seconda metà degli anni ’90 ad oggi, con particolare riferimento al trittico “Dreaming neon black”, “Dead heart in a dead world” e “This Godless Endeavor”.

La piccola sala dell’Academy è praticamente piena in ogni ordine di posto. Inutile dire, che la maggior parte dei presenti (sottoscritto incluso) fossero interessati all’evento in quanto “addetti ai lavori”, ossia chitarristi, ed è altrettanto inutile sottolineare come, al termine della serata, molti di noi (sottoscritto incluso) usciranno dalla sala a testa bassa e con dei complessi d’inferiorità tecnica d’antologia. Come già detto, ho visto diverse volte la band di Seattle dal vivo, ma nel caotico contesto dei concerti, riesce molto difficile apprezzare alcuni dettagli tecnici dei singoli musicisti, cosa che ho potuto fare con enorme piacere in quest’occasione.

La clinic verrà caratterizzata, come ci spiega lo stesso Loomis in fase d’introduzione, dall’esibizione live di alcuni brani tratti dal suo recente lavoro solista “Zero Order Phase” e dai lavori passati dei Nevermore, intervallati da domande che noi presenti avremmo potuto rivolgergli fra un brano e l’altro e da una tanto breve quanto significativa lezioncina su alcune fra le sue tecniche chitarristiche preferite. Tanto per rompere gli indugi, il biondissimo axeman americano parte in quarta con l’opener del suo disco solista, ossia “Shouting Fire at a Funeral”, seguita da “Jato unit”, la lenta e atmosferica “Sacristy” e la stupenda “Miles of Machine”, tutte tratte da “Zero Order Phase”, mentre dei Nevermore eseguirà “This Godless Endeavor” ed “Enemies of Reality”, tratte dagli omonimi album. In particolare, prima di eseguire la title track dell’ultimo lavoro prodotto coi Nevermore, il nostro si soffermerà nel darci spiegazioni sulla costruzione delle scale minori diminuite, delle quali il brano è composto. Una delle sue tecniche preferite, alla quale spesso, detto da lui, ricorre facendone uso e abuso, dato che molto bene si sposa con le atmosfere oscure dei brani dei Nevermore. La pulizia del suono, la leggerezza del tocco e la velocità e semplicità con la quale Loomis è capace di dar vita a scale anche particolarmente complicate è semplicemente annichilente per tutti i presenti, i quali sono del tutto ipnotizzati dai fiumi di note che escono dalle 7 corde della sua Schechter. Inoltre, dalle domande che ognuno di noi gli porrà, il ritratto che ne verrà fuori è quello di un ragazzo che, nonostante l’enorme successo planetario con la sua band, è rimasto fondamentalmente semplice ed umile, quasi fosse un novellino del mestiere, elemento che me l’ha fatto apprezzare maggiormente e che mi fa venir voglia di rivederlo dal vivo per altre diecimila volte.

Insomma, una serata decisamente da non dimenticare per chi c’era. Per chi non era presente, l’appuntamento è rinviato al prossimo concerto dei Nevermore in Italia, dove da sempre sono di casa, data l’enorme mole di concerti sin qui fatta e dato l’affetto degli innumerevoli fan.

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