Il 1980 è un anno fondamentale per l’heavy metal e la sua riscossa… Il termine heavy metal viene di solito associato a band dei primi anni del 1970 e ovviamente la sacra triade composta da Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath è alla base di un fenomeno intramontabile ed inconfondibile. Anche se l’espressione heavy metal non ha ancora senso nei primi anni settanta la musica si sta facendo davvero dura e il popolo del rock sembra apprezzare quella tipologia sonora, la sua potenza e la sua determinata voglia di essere al di fuori delle regole…

Molte band che vivono gli anni settanta, come momento di transizione di vita musicale a cavallo dei movimenti hippie di fine anni sessanta e la durezza derivata dal fallimento del mondo utopico fatto di pace e amore, sono alla ricerca di un proprio percorso autentico all’interno di un panorama musicale che offre una variegata scelta e possibilità di sperimentazione… I Judas Priest nei prime anni della loro carriera vagano nei territori del rock, in modo superlativo sin dal primo ‘Rocka Rolla’, molto prog e rock duro, diverso dalla band che conosciamo oggi… e poi pian piano delle piccole perle che accompagnano la band verso l’apice del momento creativo: ‘Sad Wing of Destiny’ e ‘Sin after Sin’.

A fine anni settanta il punk devasta tutto e pensate un po’, proprio in due anni, 1977 e 1978, i Judas pubblicano tre monumentali lavori: ‘Sin After Sin’, ‘Stained Class’ e ‘Killing Machine’, pubblicato l’anno dopo negli States con il titolo ‘Hell Bent for Leather’… e poi nel ’79 il live ‘Unleashed in the East’… un altro capolavoro. 

Ma cosa rende così unici i Judas Priest… i riff taglienti delle due chitarre di K.K. Downing e Glenn Tipton, la potenza ritmica di Ian Hill al basso e Les Binks alla batteria (fino al 79), la voce graffiante e acuta di Rob Halford, inconfondibile e poi, elementi fondamentali, pelle e borchie. Sì pelle e borchie sono e fanno Judas Priest. I giubbotti di pelle da motociclista, i bracciali e le cinture ricchi di giri di borchie di tutte le dimensioni facevano dei Judas degli autentici guerrieri della strada che riprendevano l’aspetto borchiato medievale con il gusto fetish del pellame con tanto di odori, fruste e catene. Roba da duri… E così il metallaro puro, crudo, senza macchia, o meglio con tante macchie e orgoglioso del proprio essere e del proprio peccato, ha la sua divisa. Io sono così, eccomi, fate largo. Pantaloni attillati, scarpette da ginnastica, giubbotto di pelle, possibilmente il chiodo e un infinito di borchie a sancire il grado nella gerarchia del metal.

E quando arrivano gli anni ’80, quando il sentimento rivoluzionario del punk sta perdendo colpi, il movimento metal (che movimento non è, mai più sarà, ma bensì realtà brillante e oscura) è pronto con solidissime basi, con un esercito con la propria uniforme ben riconoscibile e con in propri inni da cantare e i propri dei da osannare! Un insieme, un gruppo di persone ‘unite’ nei propri sentimenti e legami…

United, united, united we stand
United we never shall fall
United, united, united we stand
United we stand one and all

Se per gli Iron Maiden e tante altre band il 1980 rappresenta l’anno del debutto discografico, i Judas Priest nel 1980 pubblicano il loro sesto lavoro, ‘British Steel’. Un lavoro concreto in cui la band dimostra di avere le idee chiare a proposito. I riff sono graffianti, la voce è da capogiro, le ritmiche sono fantastiche e noi siamo assorbiti e storditi dalla musica, dalla durezza, dalla potenza… tutto è pronto. 

Sono proprio loro gli dei del metal, perchè i Judas Priest sono metal e ne sono consapevoli. Non sono spaventati o stupefatti dal sentirsi definire un band heavy metal così come accadeva ai concittadini Black Sabbath molti anni prima. Non si stupiscono di avere quest’etichetta su di loro… I Judas sono coscienti che tale marchio è quello adatto alla loro tipologia musicale. ‘Metal Gods’ cantano in ‘British Steel’… sì, gli unici dei del metal, autoproclamatisi dei del metal e acclamati dalle masse come tali…

Per i Judas Priest l’espressione New Wave of British Heavy Metal calza davvero stretta… loro non fanno parte della nuova ondata del metal britannico perchè loro SONO il metal britannico pieno di rabbia, che attinge dall’esasperazione e dalle frustrazioni derivanti della vita di tutti i giorni, carico di tensioni sociali, difforme dalla regole imposte. METAL.

Brani come ‘Breaking the Law’ e ‘Living after Midnight’ rappresentano l’uro di quella generazione di adolescenti e non che non si è mai voluta piegare a sistemi imposti, sia essi sociali, e forse per noi al di qua della Manica, culturali e morali. Mai farsi domare da quel sistema, da quel mondo che non vuole comprendere… Due brani immortali che ancora amiamo cantare ai concerti dei Judas, impazzendo quando sentiamo accennare le prime note di ciascuna song. 

…breaking the what?… 

‘Rapid Fire’, ‘Steeler’… un doppio graffio secco come il taglio di una lametta sulla pelle (cercate di non fraintendere questo appena scritto per favore), quella stessa lametta che viene messa in bella mostra nella copertina dell’album. Copertina essenziale, minimal – diremmo oggi -, ma efficace nella sua affilata essenza… Un album metal 100%, nei riff, nella magnificenza delle due chitarre uniche e nella stile dello sviluppo e dello svolgimento, tra i riti cadenzati in cui sfocia un gran brano come ‘Grinder’. 

Ma avete dimenticato ‘You Don’t Have To Be Old To Be Wise’… da ascoltare 1000 volte perchè brani così potrebbero rappresentare la colonna sonora di una vita… di 40 anni di puro metal e 40 anni di distruttivo headbanging!!! E che meraviglia ‘The Rage’. Bisognerebbe riascoltare i capolavori per ricordare il perchè definiti tali, la memoria deve essere sempre tenuta viva. 

‘British Steel’ è un capolavoro assoluto degli anni ottanta e degli anni a venire. Ha segnato un momento preciso e definitivo dell’heavy metal moderno, senza limiti, senza paura. Album sensazionale e spregiudicato. Si tratta di materiale ferroso altamente tossico!!!

METAL GODS assoluti!!!

Tracce:
Breaking the Law
Rapid Fire
Metal Gods
Grinder
United
Living After Midnight
You Don’t Have to be Old to be Wise
The Rage
Steeler

Band:
Rob Halford – voce
Glenn Tipton – chitarra
K.K. Downing – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland – batteria

 

 

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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