Level 10 – Chapter One

Supergruppo italo/teutonico/americano, ma da tenere sott'occhio! songwriting da 8 e mezzo buono!

Frontiers Records – Gennaio 2015

 

Ragazzi, forse –e sottolineo, forse- ci siamo! La mia consueta cautela nell’analizzare un album parto del nuovo supergruppo di turno (ormai divenuto una costante “ancora di salvezza” a livello qualitativo in una scena internazionale a tratti davvero stantia, e svuotata di qualsivoglia connotato di originalità, anche laddove maledettamente professionale), sta per abbandonarmi. Se non in via definitiva, almeno temporanea. Questo è certo!

Non ricordo di aver –quasi- gridato al miracolo per un album di un supergruppo forse dai tempi degli ottimi (e presto dimenticati, ahimè!) Taraxacum di Rick Mythiasin (Steel Prophet) e del deus ex machina degli un tempo gloriosi Rough Silk, Ferdy Doernberg, che con il loro secondo platter,”Rainmaker”, (MTM Music, 2003) consegnarono agli annali del genere un piccolo capolavoro.

E’ indubbio come questo “Chapter 1” dei Level 10 risenta del carisma, della professionalità, ma anche della passione di autentici luminari della scena hard’n’heavy odierna, su tutti il grande –e mai abbastanza lodato- Matt Sinner (Sinner, Primal Fear), accompagnato dalla rocciosa e sempre coinvolgente ugola di Russell Allen (Symphony X), nonché da “certi” Roland Grapow (Helloween) e Alessandro Del Vecchio (Edge Of Forever, Lionville, Hardline, giusto per citare alcune band in cui è coinvolto).

Com’è inevitabile nel contesto di un supergruppo, la proposta musicale “spazia” molto ed accoglie al suo interno diversi idiomi musicali, certo tutti riconducibili alla musica più pesante e dura del pianeta.

Prevalentemente, il “clima” musicale verte su un massiccio ma assai melodico heavy metal con punte class metal che rimandano senza dubbio ai Whitesnake più “americani”, ma anche all’ Ozzy Osbourne di metà/fine anni ’80 (“The Ultimate Sin” e “No Rest For The Wicked” per intenderci), ma si ascolta di tutto e di più all’interno di quest’ottima opera prima, non a caso intitolata “Capitolo Primo” (“Chapter 1”).
Dai Grim Reaper più rocciosi e melodici catturati nella loro “stagione americana” (il capolavoro “Rock You To Hell”, anno di grazia 1987), per arrivare agli eroi danesi Pretty Maids, e passando per il Serpente Bianco di Gentleman Dave Coverdale, i Lion dell’immenso Kal Swan (segnatamente “Trouble In Angel City”, 1989) e anche –udite, udite!- per un’altra creatura di Kal Swan e del guitar hero Doug Aldrich, i Bad Moon Rising, ce n’è davvero per tutti i gusti, e credetemi, il gioco regge bene dall’inizio alla fine, con poche, anzi pochissime cadute di tono, con alcuni brani che partono leggermente in sordina, per poi riscattarsi pienamente con lo scorrere dei secondi sul vostro lettore cd.
La quinta marcia è già inserita non appena partono le note dell’iniziale “Cry No More”: il riffing assassino courtesy of Mr.Grapow e del suo fido “assistente” Alex Beyrodt (Primal Fear) non lascia un attimo di tregua, ma il refrain del brano in questione è pura manna melodica. Passerete giorni, se non addirittura settimane, a intonarlo anche mentre scrutate la vostra biancheria galleggiare nel cestello della lavatrice!

Si dimostra più cadenzata ma ugualmente heavy la successiva “Soul Of A Warrior”, con la mente che viaggia sui libri di storia a rimembrare gli eventi legati a qualche suggestiva vicenda di cappa e spada…innegabile l’influenza dei Rainbow epoca “Rising” (disco senza il quale nessuna discografia che si rispetti può dirsi completa, non mi stancherò mai di ripeterlo-nda) e del piccolo grande uomo del New Hampshire (in chiave solista), Ronnie James Dio.

Lo spettro del grande Steve Grimmett e dei suoi Grim Reaper è chiaramente tangibile in “No Turning Back”, con chitarre taglienti come la lama di un rasoio, ma la vera sorpresa dell’album è “One Way Street”, che rimanda a quello splendido –e sottovalutatissimo, perché “troppo “alternative” a sentire le critiche rivoltegli all’epoca- disco a titolo “Opium For The Masses” (1995) dei Bad Moon Rising, ma anche un altro “classico minore” di quell’epoca funestata dall’invasione degli arrembanti carneadi di Seattle, “Chapter One” (ebbene sì, il titolo è esattamente lo stesso!) degli M-Pire dell’oriundo funambolo della sei corde, Joshua Perahia. Forse a causa dell’inusuale tappeto percussivo (si parla di percussioni vere e proprie, in questo caso-nda) e delle tastiere molto “atmosferiche” di Del Vecchio, il brano in questione rimanda proprio ad uno delle tracce portanti di quell’eccellente disco, “Steady Weapon”.

“Scream And Shout”, invece, farebbe senz’altro comodo ai Pretty Maids, soprattutto per l’interpretazione molto diretta di Russell Allen, che nulla concede al melodico, riproponendosi pertanto sulle orme della storica band danese e del loro singer, Ronnie Atkins, pur mantenendo intatta la propria personalità e approccio nel cantato.
Non mancano certo gli episodi più moderni e con meno riferimenti alla “scuola metallica” dei bei tempi che furono (anni ’80-nda), i quali rispondono ai titoli di “Blasphemy” e “Demonized”. Entrambe paiono abbastanza forzate rispetto al contesto, anche se la prima –doveroso ricordarlo- ha un refrain molto azzeccato, che non la farebbe affatto sfigurare come singolo estratto dall’album.
Dopo l’ “obbligatoria” ballata, “All Hope Is Gone”, peraltro assolutamente riuscita, tanto da figurare con assoluta certezza tra i pezzi migliori del disco, la chiusa spetta a due brani ancora dalle maniere forti, ma sempre melodici, fortemente debitori del sound dei Whitesnake periodo 1987-89 (anche se il secondo è ritmicamente molto sostenuto e strutturato, quasi un mix tra Whitesnake stessi e progressive metal), “The Soul Is Eternal” e “Forevermore”.

Davvero una piacevole sorpresa questi Level 10, fin qui nella Top-10 (perdonatemi il gioco di parole-nda) dell’anno in corso. Certo, altri 10 mesi per arrivare a dicembre non sono pochi, ma questi “ragazzi” (l’unico “ragazzo”, a dirla tutta, è il solo Del Vecchio!) se la sono cavata davvero egregiamente, e nonostante i tempi di realizzazione del disco in questione, dilatatasi quasi all’infinito a causa dei reciproci impegni dei membri della band, e il sempre rischioso –almeno all’avviso di chi scrive- fattore dei contributi esterni in fase di scrittura dei brani, il risultato finale è sicuramente di prim’ordine.

Tracklist:
1 Cry No More
2 Soul Of A Warrior
3 When The Nighttime Comes
4 One Way Street
5 Blasphemy
6 Last Man On Earth
7 In For The Kill
8 Voice Of The Wilderness
9 All Hope Is Gone
10 Demonized
11 The Soul Is Eternal
12 Forevermore

Band:
Russell Allen – voce solista e cori
Mat Sinner – basso e cori
Roland Grapow – chitarre
Alex Beyrodt – chitarre
Randy Black – batteria e percussioni
Alessandro Del Vecchio – tastiere

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