Live Report – Lucio Corsi; Filippo Dallinferno – Esedra di Palazzo Te, Mantova – 31 agosto 2025

La musica che abbraccia l’arte, la notte che diventa palcoscenico, il pubblico che si lascia travolgere: nella serata di ieri, l’Esedra di Palazzo Te, è stata teatro di uno splendido show.

È stata un’esperienza immersiva, visionaria, emotivamente densa.

Un evento sold out con 5000 spettatori incantati, travolti ed a tratti commossi dalla potenza espressiva di Lucio Corsi, preceduto dall’energia viva e tagliente di Filippo Dallinferno.

Il contesto è quello delle grandi occasioni. L’Esedra, con la sua eleganza rinascimentale e la sua maestosità scenografica, si rivela una cornice perfetta. L’aria è densa di aspettativa già prima che il sole tramonti. File ordinate, chiacchiere tra amici, fan di lungo corso, curiosi e parecchi bambini: tutti in attesa di una notte che si preannuncia speciale.

Ad aprire le danze, Filippo Dallinferno, che si presenta con un set breve ma potentissimo, portando sul palco una performance densa di carattere e verità. Insieme a lui, alla batteria, Francesco Cornaglia, musicista capace di dare ritmo e spessore emotivo ai brani, senza mai sovrastare la voce ruvida e teatrale di Dallinferno.

Il cantautore alterna pezzi intensi a momenti più tenui, in cui lascia trapelare la sua attitudine ironica e tagliente, in bilico tra disagio urbano e poesia esistenziale.

I suoi pezzi si insinuano tra gli spettatori, con testi che sembrano colpirli uno ad uno, come dardi poetici.

Il tutto porta ad applausi crescenti, sguardi attenti, un pubblico che passa da spettatore passivo ad alleato emotivo.

In alcuni momenti ad esser protagonista è la sua voce, in altri è la chitarra che imbraccia a parlare per lui, ad esprimere la sua arte, a comunicare in maniera inequivocabile ciò che intende trasmettere.

Dallinferno lascia il palco tra consensi sinceri. In circa trenta minuti è riuscito a catturare l’attenzione, ad entrare in profondo contatto con i presenti.

Non è semplice “aprire un concerto”, ma lui lo ha fatto da protagonista, con la sua musica che mischia cantautorato, rock, blues e pennellate di psichedelia.

Quando Lucio Corsi entra in scena, poco dopo le 21:30, l’atmosfera si fa densa di magia.

L’artista toscano si muove sul palco con naturalezza e carisma, portando con sé la sua estetica sospesa tra glam rock, surrealismo, folk psichedelico e favole contadine.

Inizia così un viaggio musicale che, per quasi due ore, tiene incollati i cinquemila presenti in un mix perfetto di visioni, emozioni e spettacolo.

La scaletta è generosa, stratificata, pensata per coinvolgere, sorprendere, avvolgere.

Dai brani più noti del suo repertorio ai pezzi più recenti, ogni canzone diventa un tassello di un racconto più ampio, un mondo a sé che si apre e si richiude ogni volta in pochi minuti.

L’artista di Grosseto, prende per mano i suoi fan, accompagndoli in questo viaggio sonoro che parte da “Freccia Bianca“, passa per “La bocca della verità“, “Danza classica“, “Amico vola via“, “Radio Mayday“, “Trieste” e “Sigarette“. 

Arriviamo così a “La gente bassa” (cover di Randy Newman), tributo ad uno dei suoi autori preferiti, eseguito in italiano ed introdotto con la promessa di una prossima registrazione in studio del brano.

Il cammino continua tra i meandri del suo repertorio, ed ecco “Il Re del rave“, “Orme“, “La ragazza trasparente“, “La lepre” e “Senza titolo“. 

Volevo essere un duro” è una tappa fondamentale, perché è grazie a quesa canzone, ed al successo che ha ottenuto a Sanremo, che Lucio si è fatto conoscere dal grande pubblico.

Ma è già tempo di ripartire ed avventurarsi tra “Situazione complicata“, “Francis Delacroix“, “Magia nera“, “Let There Be Rocko“, “Nel cuore della notte“, “Cosa faremo da grandi?” e “Tu sei il mattino“. 

C’è quindi spazio per ballare, per sognare, per riflettere. Lucio dosa sapientemente l’energia e la delicatezza.

Brani come “Freccia Bianca” e “Il Re del rave” alzano il ritmo, mentre “Trieste” e “La ragazza trasparente” disegnano momenti di pura introspezione. Proprio “La ragazza trasparente” è uno degli apici emotivi della serata: eseguita con luce soffusa ed arrangiamento minimale, lascia il pubblico in silenzio, assorto, quasi ipnotizzato.

Poi, quando si pensa che la corsa sia finita, Corsi ci scaraventa in un bis che è un concerto nel concerto: “Questa vita“, “Altalena Boy“, “Astronave giradisco e “Francis Delacroix (versione 3)” sono gli ultimi passi prima del traguardo. 

Con una versione rivisitata di “Francis Delacroix”, si chiude infatti il sipario su un’esibizione che è sembrata quasi un film: cambi di scena, colpi di teatro, e una narrazione in musica che ha attraversato i sogni, la nostalgia e l’immaginazione.

Quella del 31 agosto 2025 sarà ricordata come una di quelle serate trascorse in un magico equilibrio tra contesto, musica e risposta del pubblico.

La bellezza austera e solenne dell’Esedra ha incorniciato una doppia esibizione in cui la canzone d’autore ha dialogato con il rock, con la narrazione, con la teatralità e con la sperimentazione.

Lucio Corsi conferma il suo talento: un artista che sa raccontare, capace di fondere energia e riflessione, cantautorato e rock, in un linguaggio coerente e potente.

Filippo Dallinferno, dal canto suo, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per conquistare palchi sempre più importanti.

Un bel concerto, per il quale dobbiamo ringraziare gli artisti, il Mantova Summer Festival, Shining Production e Mister Wolf Events.

  • Qui potete rivivere le emozioni della serata attraverso le belle foto di Massimo Plessi!

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