La serata di ieri, martedì 17 febbraio, ha visto alternarsi sul palco dell’Alcatraz una triade oscura, tra le più interessanti viste negli ultimi anni nel nostro Paese: un appuntamento per tutti i fan del genere al quale è impossibile non presentarsi.

Un fiume nero, ecco quello che sembra il susseguirsi di persone che entrano, alternandosi, all’interno del locale meneghino; d’altra parte, non ci si poteva aspettare una parata carnevalesca di colori a un concerto prettamente black metal. Un’immagine suggestiva ma, allo stesso tempo, rassicurante: ci si trova in famiglia, tra amanti dello stesso genere.

Un bellissimo clima si respira all’interno della sala concerti: tra costumi spettrali ed entusiasmo forsennato, si aspetta che la triade dia il via a una serata che per molti risulta memorabile ancora prima che inizi: Immolation, Marduk e Mayhem.


IMMOLATION

Alle 18:50, i primi a calcare il palco sono gli Immolation. La band metal statunitense, formatasi nel 1986 a Yonkers, New York, porta immediatamente una ventata gelida all’interno del locale: non ci sono finestre, non ci sono porte spalancate, eppure un brivido sale lungo la schiena. È l’inizio di 40 minuti di puro e agghiacciante death metal.

Più che un fuoco che cresce, gli Immolation possono essere associati a una pugnalata diretta nello sterno: arriva veloce e ti lascia inerme, senza fiato. Anche se spesso vengono associati, per atmosfera oscura e tematiche anticristiane, al black metal, in realtà la band newyorkese è considerata tra le formazioni attuali più influenti del death metal americano.

Il loro stile è caratterizzato da riff dissonanti e complessi, strutture melodiche non convenzionali, atmosfera cupa e opprimente (accostabile al black metal) e testi fortemente critici verso religione e potere.

Tra i loro album più importanti ci sono Dawn of Possession (1991) e Close to a World Below (2000), considerato uno dei loro lavori più rappresentativi.


MARDUK

Dopo una ventina di minuti di cambio palco, arriva, alle 19:55, una band attesissima dal pubblico dell’Alcatraz, quasi più della headliner della serata: a calcare il palco, tra ombre e stridii sinistri, arrivano i Marduk.

Dagli States torniamo in Europa, più precisamente nei Paesi scandinavi, dove il black metal dei Marduk ha avuto origine: in una Svezia del 1990, più precisamente a Norrköping, da Morgan Håkansson. Sono senza dubbio uno dei gruppi più rappresentativi della scena black metal europea.

I Marduk sono decisamente una band incisiva, che lascia il segno su chiunque sia in contemplazione alla loro messa. Portano un sound caratterizzato da velocità estremamente elevate e atmosfere oscure e cupe, tra gli elementi più rappresentativi del genere black, alternando brani che narrano di satanismo, guerra e blasfemia.

Tra gli album più noti ci sono Heaven Shall Burn… When We Are Gathered (1996) e Panzer Division Marduk (1999), celebre per l’intensità e la brutalità sonora. Di entrambi troviamo degli assaggi all’interno della scaletta del concerto meneghino, come ad esempio i loro cavalli di battaglia Infernal Eternal e l’omonima Panzer Division Marduk.

Tra gli altri brani di nota non poteva mancare il brano di fine concerto, The Blond Beast, che dalla prima nota intonata, tra la foschia del fumo artificiale sul palco, genera un delirio quasi incontenibile nel pubblico che, tra crowd surfing e circle pit sfrenati, conclude l’esibizione della band svedese.

Setlist

  1. Frontschwein
  2. Wolves
  3. Throne of Rats
  4. Shovel Beats Sceptre
  5. Cloven Hoof
  6. Sulphur Souls
  7. On Darkened Wings
  8. Infernal Eternal
  9. The Black…
  10. Panzer Division Marduk
  11. The Blond Beast

MAYHEM

Alle 21:15 le luci si spengono per l’ultima volta. Niente fronzoli sul palco, se non qualche ornamento gotico ai lati che non attira particolarmente l’attenzione; niente fumo, se non quel poco che fa atmosfera. Un boato riempie l’aria: sono arrivati i Mayhem.

La band non ha bisogno di grandi presentazioni: la storia e la leggenda che la abitano sono ormai note ai più, una storia fatta di omicidi, sangue versato e chiese date in pasto alle fiamme.

Il gruppo black metal, tra i leader del genere a livello mondiale, non è sul palco per dimostrare qualcosa, ma solo per continuare una storia iniziata decenni fa, che si è evoluta nel tempo: non più oscura come un tempo, ma capace di portare nuova linfa, pur mantenendo un non so che di estremamente sinistro, forse frutto della suggestione dilagante che li accompagna dal giorno uno.

Il gruppo norvegese viene fondato nel 1984 a Oslo dal chitarrista Øystein “Euronymous” Aarseth, deceduto nel 1993 per mano dell’ex bassista e ormai leggenda popolare Varg Vikernes, noto ai più come Burzum.

La band, condotta da Attila, voce ufficiale dal 2004, ripercorre la propria storia tra brani appartenenti al vecchio repertorio, come Buried by Time and Dust e From the Dark Past, tratti dal primo album in studio De Mysteriis Dom Sathanas (1994), fino a illuminare (se così si può dire) di luce nuova il suo pubblico con brani più recenti come Weep for Nothing e Life Is a Corpse You Drag, appartenenti all’album Liturgy of Death, uscito quest’anno, nel 2026.

Nonostante il suono black, più che in altri generi, possa risultare all’ascolto un intricato mescolone di elementi, pochi identificabili tra loro, il suono è arrivato in maniera abbastanza chiara, potendo scorgere le sfumature “melodiche” che accompagnano i diversi brani.

Tra scene teatrali al chiaro di luna, croci rovesciate e momenti quasi intimi, dove Attila canta in un dialogo continuo con il teschio posizionato sul microfono, i Mayhem si confermano una potenza del black come poche band lo sono.

Setlist

  1. Realm of Endless Misery
  2. Buried by Time and Dust
  3. Bad Blood
  4. Life Is a Corpse You Drag
  5. The Vortex Void of Inhumanity
  6. Ancient Skin
  7. Psywar
  8. View From Nihil
  9. Whore
  10. Freezing Moon
  11. Chimera
  12. Cursed in Eternity
  13. From the Dark Past
  14. Weep for Nothing

Encore:

  1. Silvester Anfang
  2. Deathcrush
  3. Chainsaw Gutsfuck
  4. Carnage
  5. Pure Fucking Armageddon

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