Il canto macabro dei Messa

La band di Cittadella si dispone sul palco per il soundcheck attorno alle 22:50 dopo l’apertura dei Void of Sleep, gruppo di stampo stoner che sul palco di Bronson Produzioni porta tutta l’epicità e la pesantezza di “Metaphora”, loro ultimo lavoro datato 2020.

Già da un primo sguardo si riesce a intuire l’indole di alcuni membri dei Messa: Mystir, il batterista, prima di sfogarsi su cassa e rullante, mi strappa un sorriso sfoggiando una maglietta con la scritta “Isengard” e Alberto infrange il tema dark-ghotic predominante sfoggiando una camicia dai toni caldi in fantasia, pantaloni stretti a zampa e un importante baffo alla messicana.

La voce di Sara non a caso è il primo elemento della performance a essere udito. Setosa e pungente, virtuosa e chirurgica, a cappella trafigge il silenzio generale. Rintoccando con tecnica ineccepibile da registro di testa a quello di petto, Sara rimane il vero campanile dei Messa dal 2014, il pilastro incrollabile a cui si ancora la band che la ostenta fiera prima di ogni cosa.

Esordiscono con “If You Want Her to Be Taken” tratta dal loro ultimo album “Close”, definendo da subito alcuni degli elementi propri della scrittura ormai consolidata già da “Belfry”, il primo album del 2016: tempi dilatati, ritmiche tipicamente doom e linee vocali estremamente evocative, che rimandano a litanie funebri. Ma i Messa non sono solo questo. Si impegnano a non proporre mai un pattern, vocale o strumentale che sia, scontato o standardizzato. I quattro ragazzi hanno inoltre viaggiato fra sonorità sperimentali dark jazz con il secondo album “Feast for Water” da cui deriva il quarto brano in scaletta “Leah”.

Insieme a “Close” arrivano arpeggi arabeggianti come quelli di “Pilgrim”, che è già di per sé un viaggio, quasi il più lungo del disco, quinto brano del concerto, introdotto da un assolo di Alberto. La sua chitarra e i suoi virtuosismi rappresentano i respiri più attuali e audaci di ciò che viene proposto nel nuovo album. Dal vivo la band trasmette fisicamente la sontuosità e ritualità del proprio sound, forse con eccesivo immobilismo: possiamo vedere la cantante inginocchiarsi puntualmente nelle pause strumentali o cercare il batterista come un oracolo, spalle verso il pubblico assieme agli altri due musicisti. Il concerto termina con l’acclamazione di un pubblico costituito da fedeli che esige un bis dalla band padovana.

I Messa ci congedano suonando “Enock”, brano contenuto in uno split del 2017 con una band tedesca, presente anche in una recente ristampa del primo disco. Si torna a casa con in testa la melodia occulta di un canto macabro.

Testi di Lucia Rosso
Fotografie di Emanuel Giordani

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