2026 – Silver Lining Music
Parto col presupposto che ormai scrivo tantissime recensioni per questo magazine e ci sono parecchi artisti che accompagnano ed arricchiscono la mia crescita musicale da tantissimo tempo. Michael Monroe è sicuramente uno di questi ed è per me un onore potervi presentare e dare la mia opinione su “Outerstellar”, suo nuovo album in uscita il 20 febbraio 2026 su etichetta Silver Lining Music. Dodici canzoni che testimoniano quanto il carismatico ex cantante degli Hanoi Rocks sia ancora in piena forma e invecchi senza perdere un colpo. Sessantaquattro anni a giugno, il cantante finlandese ha ispirato con la sua band una varietà incredibile di band. Essendo un diehard fan dei Guns N’ Roses, il primo look della band era un deciso omaggio a Michael, Andy e tutti gli altri componenti. Axl Rose acquistò persino il catalogo della band finlandese e lo ripubblicò negli USA tramite la vecchia etichetta personale dei Guns N’ Roses, la Uzi Suicide. Senza contare le varie collaborazioni tra Guns N’ Roses, Slash e lo stesso Monroe.

Tornando invece a “Outerstellar”, che esce a distanza di quattro anni dal precedente “I Live Too Fast to Die Young!”, è un lavoro onesto, senza fronzoli stilistici, crudo come il miglior piatto di sushi e seduttivo come l’intimo più sexy che tu possa immaginare. Anticipato dal tiratissimo singolo “Rockin’ Horse”, pezzo al fulmicotone di circa tre minuti e documentato da un divertente video diretto da Leigh Brooks. La band, irriconoscibile o quasi nei personaggi interpretati, suona in un fantomatico TV show chiamato “Waking Up with Michael Monroe”, dove si danno il cambio per informazioni meteo, culinarie e di borsa, con un Michael irriconoscibile o quasi senza trucco, nei panni di un anchorman che dà notizie.
Seguono due brani più lenti ma assolutamente vivaci dal punto di vista del ritmo, intitolati rispettivamente “Shinola” e “Black Cadillac”, che si fa notare per il suo intro con distorsione, le chitarre granitiche e il cantato davvero da novello Caronte di Monroe. Il ritmo torna a salire con “When the Apocalypse Comes”. Prendete John Mellencamp ed unitelo a sonorità tipiche dei The Clash, ed ecco cosa otterrete. Mi ha anche portato alla memoria momenti di puro godimento sonoro dovuti all’uscita del primo indimenticabile lavoro di Izzy Stradlin con gli ormai defunti Ju Ju Hounds. Pezzo che si fa notare anche per un bel assolo di chitarra.
La successiva “Painless” parte oscura e psichedelica, viene poi sorretta da sonorità che forse Monroe ha esplorato non troppo nel corso della sua infinita carriera. Il suo cantato è forse con tonalità più basse rispetto al suo range vocale, ma sostanzialmente anche questo è un brano che sa farsi conquistare col tempo. Non subito immediato, ma indubbiamente ben strutturato e riuscito. Il ritmo sale invece vorticosamente con “Newtro Bombs”, pezzo introdotto dalla batteria potente di Karl Rockfist e che poi prosegue vertiginosamente con le chitarre punk di Steve Conte e Rich Jones. Brano che sicuramente deve molto a The Clash e Stiff Little Fingers.

Il basso slappato di Sami Yaffa introduce invece la successiva “Disconnected”, che mi ha riportato alla mente il periodo Demolition 23 e la carica che sapeva procurarmi “Nothin’s Alright”. “Precious” vede finalmente la comparsa in scena della caratteristica e inimitabile armonica di Monroe. Un midtempo dominato da un ritornello decisamente catchy e d’effetto, con la coppia chitarristica formata da Steve Conte e Rich Jones sugli scudi. Il ritmo rallenta un attimo con “Pushin’ Me Back”, dove la band è assolutamente coesa e marcia compatta verso il risultato finale, ossia un brano che forse è quello che più ricorda gli Hanoi Rocks.
Non poteva mancare anche il classico pezzo lento. “Glitter & Dust” è un brano molto d’atmosfera che inizia molto lentamente, solo chitarra acustica e voce molto greve di Monroe, e che ogni tanto regala anche parti di chitarra elettrica. Qualche inserimento sinfonico sparso non disturba, prima di uno degli assoli più belli del lavoro. Un brano che mi ricorda quando rivedi le vecchie fotografie degli anni 80: ti ricorda quando eri felice e non c’erano troppe menate.
“Rode to Ruin” è il classico pezzo che invece sarai curioso di ascoltare live. Sembra nato apposta per quello. Brano che ha vari momenti che sembrano essere stati concepiti per essere cantati a squarciagola. “Outerstellar” si chiude col pezzo più lungo intitolato “One More Sunrise”. Sette minuti e quarantuno secondi in cui ci sono vari cambi di tempo, dall’inizio quasi folkeggiante al decollo successivo verso sonorità tipiche americane che ti fanno venire voglia di inforcare la tua Harley Davidson e guidarla per la Route 66. Brano che si fa ricordare anche per la comparsa del piano e del sassofono suonato da Michael. Un piccolo gioiellino che mi ha molto colpito e poi molto affondato.
Non sono previste date italiane di supporto all’album, o perlomeno non ne siamo a conoscenza. Michael Monroe e la sua band saranno in tour a fine mese in Inghilterra e il tour proseguirà là anche nei primi giorni di marzo. L’album è in sostanza molto vario e dannatamente rock n’ roll.
Mauro Brebbia.
TRACKLIST:
- Rockin’ Horse
- Shinola
- Black Cadillac
- When the Apocalypse Comes
- Painless
- Newtro Bombs
- Disconnected
- Precious
- Pushin’ Me Back
- Glitter & Dust
- Rode to Ruin
- One More Sunrise
FORMAZIONE:
Michael Monroe: voce, armonica
Steve Conte: chitarra, cori
Rich Jones: chitarra, cori
Sami Yaffa: basso, cori
Karl Rockfist: batteria

Comments are closed.