2026 – Napalm Records
Granitico. Potente. Compatto. Seducente.
Questi sono soltanto quattro dei tanti aggettivi con i quali si possono definire l’ottavo album dei magnifici ALTER BRIDGE.
Il titolo omonimo dell’album si va a inserire in una lunghissima lista di prestigiosi artisti rock e metal che hanno intitolato un loro lavoro con il proprio nome: IRON MAIDEN, METALLICA, QUEEN, LED ZEPPELIN, BAD COMPANY, BLACK SABBATH e tanti altri. Dischi leggendari che non delusero le attese e certamente anche questo “Alter Bridge”, con una semplice copertina bianca e il loro logo AB in nero, con la scritta ALTER BRIDGE che compone la prima parte della lettera “A”, ripaga la spasmodica attesa che ha saputo creare tra i loro fedelissimi fan. Dodici canzoni incise con il fedelissimo e storico produttore della band, MICHAEL “ELVIS” BASKETTE. Non ci sono enormi sperimentazioni sonore in questo lavoro, dove la potenza prevale certamente sulla melodia, ma il sound della band rimane ampiamente riconoscibile. Alcuni pezzi presenti sono tra i più selvaggi e carichi mai incisi dalla band.

Un loro disco che sicuramente è stato, inconsapevolmente o consapevolmente, linfa vitale per la stesura e la composizione di questo nuovo lavoro è “Blackbird”. L’opener “Silent Divide” ci regala anche due splendidi assoli di chitarra di due assoluti fuoriclasse quali MYLES KENNEDY e MARK TREMONTI, oltre alla consueta dirompente energia dell’inossidabile sezione ritmica formata da BRIAN MARSHALL al basso e SCOTT PHILLIPS alla batteria. Il brano è stato scelto qualche mese fa anche come anteprima dell’album e la scelta, vista oggi in tempi di pubblicazione del lavoro, non fu mai azzeccata.
L’alternanza tra pezzi più veloci ed heavy e altri brani più ritmati ma ugualmente pesanti è il mood iniziale del lavoro. La seconda traccia “Rue The Day” è molto oscura, con alcuni cambi di ritmo che ti lasciano a bocca aperta, mentre la quarta traccia “Trust In Me”, con i suoi riff rallentati, ti quieta un po’ l’anima dopo l’incredibile furia sonora di “Power Down”, con uno SCOTT PHILLIPS semplicemente in stato di grazia. Ogni brano ha qualcosa da dire, ogni brano racconta una storia, sia essa gioiosa sia essa dolorosa, ma sempre portatrice di speranza, resilienza e voglia di lottare e resistere per superare indenni la tempesta. Ho trovato “Disregarded”, quinta canzone dell’album, come manifesto emblematico del lavoro. Tra le altre cose, è sicuramente uno dei pezzi che apprezzi soltanto dopo qualche ascolto, con vari cambi di tempo e con la voce di MYLES KENNEDY semplicemente perfetta.
La prima metà dell’album è rappresentata da “Tested And Able”, pezzo con lontane influenze etniche alla THE POLICE in sottofondo e con un chorus semplicemente vincente, che ci regala anche uno degli assoli più convincenti di MARK TREMONTI. “So che hai sempre paura accada il peggio. Lascia andare, non farti del male. Questa strada è lastricata di parole vuote, col tempo spero tu viva e impari”.
“What Lies Within” è invece un brano dall’incedere inizialmente lento che, man mano, muta nel corso della canzone in assoluti momenti di pura estasi musicale. Il riff portante del brano è semplicemente imprescindibile per la buona riuscita dello stesso. Un brano atipico nella loro produzione è certamente la nona traccia “Hang By A Thread”, in cui echi di country, PEARL JAM e alcuni riferimenti a loro vecchie hit quali “Before Tomorrow Comes” emergono qua e là. La voce di KENNEDY, semplicemente piena di pathos, si regala applausi a scena aperta.
“Scales Are Falling” è un altro inno rock marchiato a fuoco dal celebre quartetto composto da MYLES KENNEDY (voce, chitarra), MARK TREMONTI (chitarra), BRIAN MARSHALL (basso) e SCOTT PHILLIPS (batteria). Il brano esplora il momento di presa di coscienza che arriva quando si scopre un inganno e l’impatto emotivo che la verità può avere una volta rivelata. Ha anticipato di due giorni l’uscita dell’album ed è una canzone che parte lenta e diventa subito un vero e proprio inno, con vari cambi di tempo e assoli stratosferici. Non ci sono accelerazioni improvvise come in altri brani del lavoro, ma sicuramente diventerà un momento molto atteso delle loro esibizioni dal vivo.
Sarà possibile assistere all’unico concerto italiano degli ALTER BRIDGE il 3 febbraio 2026 alla CHORUS LIFE ARENA di BERGAMO. Il ritmo sale e torna a correre in territori praticamente heavy metal con “Playing Aces”, che offre comunque diversi cambiamenti di ritmo e inserimenti incentrati sulla melodia. La batteria di PHILLIPS è semplicemente il faro di tutta la canzone, mentre KENNEDY, MARSHALL e TREMONTI riescono a seguirne la luce senza particolari difficoltà.

La penultima canzone “What Are You Waiting For” è decisamente figlia dei CREED, con ritmi rallentati, cori azzeccati e mai banali, e si lascia ascoltare con grande piacere. Chiude “Alter Bridge” (per gli amici “8”) il brano con il maggiore minutaggio dell’intera carriera della band, “Slave To Master”. Un pezzo che dura ben nove minuti e due secondi, ovvero 9:02. La voce evocativa di MYLES, i continui cambi di ritmo, l’alternanza tra luce e buio, giorno e notte, gioia e dolore, amore e odio, e tutte le contrapposizioni che compongono il mondo, danno forma a questo piccolo grande capolavoro. A un certo punto si viene quasi catapultati in territori progressive metal tipici dei DREAM THEATER, senza però mai volerli imitare o clonare.
La forza degli ALTER BRIDGE è sicuramente la compattezza: nessuno è primadonna, nessuno è subalterno all’altro. Bentornati ALTER BRIDGE. Grazie di esistere.
Mauro Brebbia
Tracklist
1. Silent Divide
2. Rue The Day
3. Power Down
4. Trust In Me
5. Disregarded
6. Tested And Able
7. What Lies Within
8. Hang By A Thread
9. Scales Are Falling
10. Playing Aces
11. What Are You Waiting For
12. Slave To Master
Formazione
MYLES KENNEDY – voce, chitarra
MARK TREMONTI – chitarra
BRIAN MARSHALL – basso
SCOTT PHILLIPS – batteria

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