Nuclear Blast – 2021

Rob Zombie pubblica il suo settimo album studio dal titolo “The Lunar Injection Kool Aid Eclipse Conspiracy” a cinque anni di distanza dall’ultimo disco “The Electric Warlock Acid Witch Satanic Orgy Celebration Dispenser”. Siamo ormai abituati ai titoli a dir poco eclettici e alle tematiche estroverse delle produzioni musicali di Rob Zombie che si esalta come sempre in uno shock rock esplosivo caratterizzato da un misto di industrial metal e heavy metal. Rob Zombie è ormai diventato un’icona nel mondo del metal recente, così come è un punto di riferimento nell’ambito cinematografico dedicato ai film horror, in quanto produttore, regista e sceneggiatore. La passione di Rob Zombie per i film horror è infatti un aspetto che ritroviamo un modo quasi onnipresente nei pezzi della sua band, con elementi di suspense e atmosfere tetre che sono praticamente alla base di ogni traccia. Tuttavia, questi elementi macabri sono accostati in modo quasi altrettanto sistematico a dei groove bombastici, quasi danzabili, che vanno ad integrarsi in modo incredibile con degli effetti di chitarra elettrica sempre entusiasmanti. Ricordiamo infatti che il chitarrista di Rob Zombie è niente poco di meno che John 5, uno che, come artista solista, conta ben 12 album e che ha contribuito a ben 4 album di un certo Marilyn Manson… per non parlare delle infinite collaborazioni con artisti che hanno fatto la storia del rock come Alice Cooper, Paul Stanley e David Lee Roth. John 5 è il chitarrista solista della band dal 2005 ed ha contribuito alla composizione di ben 5 dei 7 album di Rob Zombie, apportando sempre il suo inconfondibile carisma e l’indiscutibile tecnica sopraffina che lo contraddistinguono.

Da buon produttore cinematografico, Rob Zombie ha sempre accordato particolare attenzione all’immagine che trascrive la sua band, all’effetto visivo associato alla sua musica ed inevitabilmente quindi alla produzione dei live. Infatti, ad oggi, parlando per esperienza personale, i concerti di Rob Zombie a cui ho assistito sono tra i più spettacolari che abbia mai visto… il fatto di associare costumi da zombie, mostri e scheletri ad una produzione di luci ed effetti visivi sopraffini carichi di effetti speciali e dai colori estremamente accesi, shock e fluorescenti, garantisce sempre uno spettacolo non indifferente… come se l’aspetto horror venisse preso in giro e impersonato in qualcosa di divertente e godibile. Un vero colpo di genio!

Addentrandoci nell’analisi di “The Lunar Injection Kool Aid Eclipse Conspiracy”, troviamo un album dal carattere folle che non tradisce il marchio di fabbrica di Rob Zombie. Ci sono tutti gli elementi psichedelici ed estremi dello shock rock che vanno ad integrarsi su dei riff di chitarra sempre accattivanti ed heavy… ma allo stesso tempo spuntano di tanto in tanto delle melodie o dei suoni elettronici che spiazzano e che spesso al primo ascolto ci si chiede che cosa c’entrino… ma alla fine è tutto quello che ci si aspetta da Rob Zombie e che in realtà vogliamo sentire. La pazzia di questo genere inconfondibile e unico è veramente quello che rende questa band originale… e quindi anche la melodia country o il ritmo blues piazzato in un contesto di heavy metal psichedelico può aver senso, perché il paradosso di questa band è che il metal dal carattere sperimentale in cui si cimentano è in realtà sempre godibile… e non manca mai un groove trascinante che impone quel ritmo da cui è davvero difficile non farsi prendere.

Dopo un intro psichedelico condito da un beat di batteria elettronico dal titolo “Expanding the Head of Zed”, dove un coro abbastanza tetro intona degli “Halleluiah” e una voce trasmessa da una radio narra di una perdita di contatto con la realtà, si inizia con “The Triumph of King Freak (A Crypt of Preservation and Superstition)”. È un pezzo dal carattere macabro che, come ritmo e atmosfera, ricorda molto quello che è il pezzo più celebre di Rob Zombie ovvero “Dragula”, tratto dall’album “Hellbilly Deluxe” del 1998. I ritornelli si presentano come una sorta di rito satanico ad invocare questo re dei mostri. Atmosfera tetra che viene prontamente stravolta dal bridge dove un riff di chitarra molto funky viene accompagnato da suoni elettronici ed addirittura una tromba a dare un carattere molto festoso al pezzo che si conclude su queste note molto più gioiose… un accostamento sicuramente strano ma che da parte di Rob Zombie ce lo si aspettava sicuramente… ed in qualche modo funziona! E questa è solo la prime delle varie composizioni estroverse che troveremo anche in quest’album…

Proseguendo con “The Ballad of Sleazy Rider” troviamo un pezzo che, contrariamente a quanto si possa pensare leggendo il titolo, ha ben poco di una ballad… troviamo invece un pezzo bello carico fin dalle prime note con un intro in assolo di chitarra molto godibile. Le strofe sono cariche di effetti da pedale fuzz e forniscono un suono molto corposo. Un pezzo fresco e divertente che trasmette molta energia.

Con la traccia di transizione intitolata “Hovering over the Dull Earth”, dove troviamo una ventina di secondi di un suono elettronico in crescendo che ricorda una colonna sonora di un film sci-fi dell’inizio degli anni 80, si prosegue con “Shadow of the Cemetary Man”, il pezzo con maggiore groove di tutto l’album. Il ritmo è trascinante e ci si fa davvero prendere dalle note accattivanti suonate da John 5. La base è sempre condita da effetti di suoni elettronici qua e là, ma globalmente è un pezzo un pochino più negli schemi e leggermente meno pazzo di altri. Onestamente trovo che quest’equilibrio sia più funzionale in quanto l’anima heavy metal è più presente e gli effetti “folli” sono dosati in modo più parsimonioso.

Dopo un’altra traccia di transizione strumentale psichedelica di una quarantina di secondi dal titolo “A Brief Static Hum and Then the Radio Blared”, troviamo la traccia più esilarante di tutto l’album dal lunghissimo titolo “18Th Century Cannibals, Excitable Morlocks and a One-Way Ticket on The Ghost Train”. Una fusione di un pezzo country con un tocco blues dove viene inserito un ritornello hard rock in totale contrasto con il resto del pezzo… si passa da note di banjo a riff di chitarra carichi di effetti distorti da pedale fuzz per poi tornare alle melodie di violini country… difficile trovare una logica in questo brano che rimane tuttavia orecchiabile e piacevole. L’unica cosa che lascia perplessi è quando ci si ricorda che sta cantando un regista di film horror… sarà decisamente divertente vedere intonare questo pezzo su palchi di festival esclusivamente metal.

Proseguiamo con il pezzo più trascinante ed entusiasmante di tutto l’album. “The Eternal Struggles of the Howling Man” è infatti il pezzo dal ritmo più rapido ed energico del disco. È una traccia che suona quasi come un pezzo hard rock dei Deep Purple gonfiato da una dose di adrenalina che aggiunge un tocco heavy metal dal carattere davvero esplosivo. È come se Rob Zombie abbia preso un pezzo hard rock classico e abbia sperimentato potenziamenti e distorsioni di suoni lungo tutta la traccia. Questo, a mio avviso, è sicuramente l’esperimento più azzeccato di tutto l’album. È inoltre particolarmente ben riuscito il rallentamento del ritmo nel bridge che ricorda quasi un jazz prima di finire il pezzo con una esplosione di melodie heavy metal non indifferenti. Bello, potente e folle al punto giusto.

The Much Talked Of Metamorphosis” è un ulteriore pezzo di transizione strumentale caratterizzato da una melodia dolce suonata in chitarra acustica decisamente inaspettata per un album di Rob Zombie… infatti, si cambia prontamente di ritmo con “The Satanic Rites of Blacula”, un’altra traccia che presenta secondo me la giusta combinazione di heavy metal ed esperimenti sonori fuori dal comune. Con un ritmo di batteria molto marcato e trascinante, ci troviamo di fronte a un pezzo carico di un groove quasi danzabile che sembra fatto apposta per un live. Un altro pezzo dal fast pace molto ben riuscito che ha come unico difetto il fatto di durare poco più di due minuti…

Con l’ennesima traccia di transizione della durata di pochi secondi dal titolo “Shower of Stones”, che ricorda una suoneria MIDI di un videogioco retro, proseguiamo con un brano che presenta un ulteriore titolo non particolarmente filosofico ma sicuramente divertente: “Shake Your Ass-Smoke Your Grass”. La voce di Rob Zombie è fortemente modificata da un effetto in stile radio nelle strofe ed è messa in primo piano con soltanto batteria e basso ad accompagnarlo. In un pezzo globalmente non particolarmente esaltante, anche se sicuramente funzionerà molto bene dal vivo, ci sono i 20 secondi di chitarra più esaltanti di tutto il disco, subito dopo il primo ritornello e a chiusura del brano. Una sorta di melodia-riff particolarmente incisiva e ben riuscita.

Boom-Boom-Boom” è sicuramente il pezzo meno interessante di tutto l’album… un brano caratterizzato da un ritmo blando, ripetitivo con una melodia che cerca di essere un misto di doom metal e psychedelic rock che onestamente non funziona più di tanto…

Troviamo in seguito un altro pezzo di transizione strumentale di cui si fatica a capire l’utilità… “What You Gonna Do with That Gun Mama?” è un altro esperimento molto strano composto da suoni con poco senso che non forniscono neanche una transizione significativa al pezzo seguente… non essendoci alcuna connessione, a mio avviso, un pezzo di transizione non a luogo di esistere… indipendentemente dal fatto che si tratti di suoni sperimentali…

Proseguendo con “Get Loose” troviamo invece un altro pezzo che entusiasma moltissimo in perfetto stile Rob Zombie. Con l’originale intro in sitar (che verrà inoltre ripreso a varie riprese lungo la traccia), si dà il via ad un pezzo carico di un riff estremamente avvincente che accompagnerà un pezzo che dal vivo avrà un effetto pazzesco! Grazie a un ritornello che sembra costruito apposta per far intonare al pubblico le frasi che lo compongono e un ritmo decisamente bombastico, questo brano avrà sicuramente grande successo nelle scalette di Rob Zombie. È inoltre assicurato un finale coi botti grazie ad un outro esplosivo decisamente carico di groove e adrenalina a mille.

Tralasciando l’ultima traccia di transizione “The Serenity of Witches”, che questa volta almeno presenta una melodia gradevole e una leggera connessione con l’inizio del pezzo seguente, concludiamo l’album con “Crow Killer Blues”. Un pezzo che inizia con una melodia di tastiera dal carattere macabro seguita dopo pochi secondi da una chitarra molto heavy che non si distingue più di tanto a livello di originalità ma principalmente a livello di intensità. Il tocco blues appare verso la parte finale del brano con delle melodie di tastiera dalla durata abbastanza ridotta, con un finale in diminuendo che lascia spazio ad una melodia di chitarra dal carattere decisamente enigmatico.

The Lunar Injection Kool Aid Eclipse Conspiracy” rappresenta tutto quello che ci si aspetta da Rob Zombie, con un paio di brani di particolare rilievo che entreranno di diritto nelle scalette dei concerti degli anni a venire della band. L’inventiva e la pazzia non mancano mai, con le atmosfere macabre che vanno a fondersi con degli elementi sonori particolarmente accattivanti che danno ai brani quella componente davvero entusiasmante che definisce i pezzi di Rob Zombie. Sicuramente le tracce di transizione che durano poche decine di secondi e che non garantiscono una vera e propria “transizione” faticano ad apportare qualcosa di veramente utile al disco, ma la stranezza e la follia alla fine fanno parte del pacchetto Rob Zombie e quindi diciamo che possono anche starci. I testi che compongono i brani sono ugualmente un po’ banali e poco sensati, ma alla fine non è quello che si chiede a Rob Zombie e quindi non è una componente che disturba più di tanto, in quanto i punti di forza di questa band sono ben altri. La parte strumentale, l’atmosfera avvolgente e la sperimentazione sonora sono i veri assi nella manica di questa band che, con i vari esperimenti eseguiti, spesso riesce a tirare fuori delle creazioni assolutamente interessanti.

L’unica ulteriore mezza critica che si può fare è che questi brani danno la sensazione di avere lo stesso piccolo difetto degli album precedenti, ovvero che da album studio non riescono a sprigionare quella potenzialità che invece hanno dal vivo. Omettendo qualche esperimento un po’ estremo, queste combinazioni di generi e inventiva sonora danno il meglio di sé proprio sul palco, quando Rob Zombie riesce ad associare il suo grande talento di produttore anche dal punto di vista visivo. Bisogna quindi non soffermarsi alle sensazioni che si hanno dopo aver ascoltato i pezzi da CD, ma immaginarsi quello che la band potrà associare a questi pezzi suonati dal vivo, campo in cui la band ha sempre eccelso e che sicuramente continuerà a fare anche coi pezzi di questo nuovo album.

Tracklist

Expanding the Head of Zed
The Triumph of King Freak (A Crypt of Preservation and Superstition)
The Ballad of Sleazy Rider
Hovering over the Dull Earth
Shadow of the Cemetery Man
A Brief Static Hum and Then the Radio Blared
18Th Century Cannibals, Excitable Morlocks and a One-Way Ticket on The Ghost Train
The Eternal Struggles of the Howling Man
The Much Talked of Metamorphosis
The Satanic Rites of Blacula
Shower of Stones
Shake Your Ass-Smoke Your Grass
Boom-Boom-Boom
What You Gonna Do with That Gun Mama?
Get Loose
The Serenity of Witches
Crow Killer Blues

Band

Rob Zombie – Lead Vocals
John 5 – Guitars / Backing Vocals
Piggy D. – Bass / Backing Vocals
Ginger Fish – Drums

Sito Ufficiale: https://robzombie.com/
Pagina Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/RobZombie

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