Rock The Castle, un successo annunciato

E’ stato il festival dei ‘tutti promossi’ al ‘Rockscopio’. Delle conferme e dei ritorni ‘con il botto’. E anche quello di un già annunciato, ma purtroppo non facile da gestire per tutti, addio.

Insomma, non sono certo mancate le emozioni in questa edizione 2022 del Rock The Castle, a lungo giustamente attesa, visto il bill di assoluto valore che ha visto ben 18 band alternarsi sul palco nelle giornate di venerdì 24, sabato 25, e domenica 26 giugno.

Ovviamente attesissimi i rispettivi headliner delle tre giornate, con un particolare occhio di riguardo per i danesi Mercyful Fate, i quali mancavano da molto, forse anche troppo, tempo, dai nostri lidi.

La band del mefistofelico King Diamond, assente addirittura dai palcoscenici italiani dal lontanissimo giugno 1999, in occasione di quella che fu la terza edizione del Gods Of Metal, si è prodotta in un’esibizione a dir poco sensazionale. Il non più giovanissimo cantante danese ha meravigliato i moltissimi accorsi al Castello Scaligero di Villafranca con una performance assolutamente ricca di pathos e scevra da qualsiasi caduta di tono, ‘sparando’ impressionanti acuti in falsetto per cui è noto a tutti gli appassionati di rock a trecentosessanta gradi, e non solo a quelli di heavy metal.
Molto gradita anche la presentazione in anteprima della nuovissima “The Jackal Of Salzburg”, potente e gotica traccia ispirata a fatti di cronaca nera, anzi nerissima, avvenuti alla fine del diciassettesimo secolo, nella città natale di W.A. Mozart.

Compressi, o meglio, ingiustamente stritolati nel bill di venerdì, quanto mai caratterizzato da ‘esalazioni sulfuree’ (ottimi come prevedibile i Death SS, e non da meno gli attesissimi Venom, dai ranghi dei quali si rimpiange tuttavia l’assenza di un chitarrista dal sound più crudo e essenziale come Mantas) che ben poco hanno a che vedere con il l’immaginario ‘swords & sorcery’ che li contraddistingue, i veterani tedeschi Blind Guardian hanno brillato per tecnica strumentale, potenza del sound e pulizia dello stesso, con un’esibizione di notevole spessore, che rischia di passare per una delle più sottovalutate del festival, proprio per la forse poco indovinata scelta di inserirli in un bill che c’entra come i proverbiali cavoli a merenda con la loro proposta musicale.
Riproporre poi per intero dal vivo quel capolavoro che risponde al nome di “Somewhere Far Beyond”, che quest’anno festeggia il trentesimo anniversario della pubblicazione, è un autentico tuffo al cuore per tutti i ‘defenders’ nati tra la fine degli anni ’70 e i primi anni del decennio successivo, che hanno avuto la fortuna di vedere praticamente nascere e crescere anno dopo anno, disco dopo disco, la band di Hansi Kursch e soci.

E’ stata tuttavia la giornata di sabato, quella che ha registrato la più alta affluenza (com’era, del resto, in un certo senso, prevedibile) di pubblico.

E che ha destato, a fronte di una colata di incandescente metallo con protagonista sul palco la crema dell’heavy rock britannico cominciando da UFO e Girlschool per finire con Saxon e Judas Priest, senza naturalmente dimenticare i sempre eccellenti bolzanini Skanners, anche qualche giusta critica e perplessità nel pubblico.

 

Giustissimo, infatti, affermare che i canadesi Exciter, capitanati dall’immarcescibile leader, batterista e cantante Dan Beehler siano stati forse una delle migliori band di tutto il festival.
E’ vero, lo sono stati a tutti gli effetti. E’ tuttavia lecito affermare che, a fronte di un set incredibilmente nonché visibilmente energico, lo show della band di Ottawa è stato letteralmente mandato alle ortiche da una scelta di suoni veramente pessima, che ha penalizzato il suono della chitarra del pur ottimo (e chiaramente, in questo frangente, incolpevole) Daniel Dekay, con in più anche l’aggravante di volumi bassissimi, impensabili per i campioni dello speed metal dell’Ontario.

Polemiche anche per dei meravigliosi e ahimè prossimi allo scioglimento definitivo, UFO.
Suoni gloriosi, degni di una band di ultra-veterani. Scaletta ineccepibile, con tutti i grandi classici del loro repertorio a loro tempo già ‘catturati’ nei solchi del leggendario doppio dal vivo “Strangers In The Night”. Neil Carter che ha sostituito più che degnamente (neanche vi fosse ragione per dubitarne) il defunto Paul Raymond. Ma… e c’è un “ma”… E’ secondo Voi normale che a una band di questo calibro, al di là di tutta la burocrazia del caso, che impone irrimediabilmente un ruolino di marcia piuttosto rigido per far sì che il cambio palco avvenga nei tempi e nei modi prestabiliti, non vengano concessi nemmeno 5 minuti di bis? E soprattutto, è giusto secondo Voi riservare un trattamento simile a una band che non vedremo mai più in azione sui palcoscenici italiani (a proposito: gli UFO appenderanno definitivamente strumenti e microfoni al chiodo dopo l’ultima data del “Last Orders Tour” il 29 ottobre ad Atene, e sono ancora in forma invero eccellente…chi può, vada!)?

Alla fine, in mezzo a qualche ovvia lacrima di commozione per chi li ha sempre seguiti ed apprezzati, anche nei momenti in cui le inevitabili frizioni interne tra i membri della band (Phil Mogg e Michael Schenker ovviamente in testa) hanno pregiudicato la buona riuscita dei loro lavori in studio, quanto dato vita a discutibili esibizioni dal vivo, sono stati molti i ‘vaffa’ indirizzati a chi non ha permesso che alla storica band albionica venisse concesso di eseguire la fatidica ‘encore’.
La ‘mazzata finale’ (in senso eminentemente positivo, ovviamente) è arrivato con la giornata di domenica.

Ad infiammare l’entusiasta e competente pubblico presente nella storica cornice del Castello Scaligero, c’hanno pensato da subito i Suicidal Tendencies.
Divertentissima quanto violentissima, la band del ‘ragazzaccio di strada’ e ‘rapper mancato’ Mike Muir, ha semplicemente fatto urlare, ballare, pogare, e divertire come matti tutti i presenti, nessuno escluso (emblematico, in questo senso, il caso di una famigliola letteralmente a due passi dal sottoscritto, composta da genitori cinquantenni in compagnia della figlia teenager, che hanno cantato le canzoni della band californiana dalla prima all’ultima strofa, e ballato come dei forsennati nonostante il caldo torrido).
Trionfale, poi, la consueta ‘invasione di palco’ da parte dei fan delle prime file, trovata scenica da sempre molto apprezzata durante gli show del gruppo originario di Venice Beach.


Forse meno coinvolgenti dal punto di vista della logica di ‘pogo e delirio’ a cui s’è assistito durante lo show dei Suicidal Tendencies, i set di Kreator e Mastodon regalano tuttavia grandi emozioni, prima dell’attesissimo show di chiusura dei Megadeth, presentatisi in forma a dir poco smagliante nonostante i recenti, e di certo piuttosto seri, problemi di salute di Dave Mustaine. La voce del carismatico ‘rosso’ di La Mesa, California, regge benissimo nonostante le sessanta candeline già spente a settembre dell’anno scorso, ma a fare la vera parte del leone sciorinando riff schiacciasassi quanto raffinatissimi assoli, è un assai convincente Kiko Loureiro, forse la più grande ‘scommessa’ musicale vinta da Mustaine negli ultimi anni.
L’umorale fondatore e leader dei Megadeth -è risaputo- non ha mai sbagliato mezzo colpo quando si è trattato di circondarsi di musicisti di prim’ordine, ma con il sorridente chitarrista carioca, ha avuto un’intuizione anche più che geniale.

Menzione di lode, infine, per tutte le band che hanno fatto da apripista ai più blasonati nomi chiamati a questa prima edizione post-pandemica del Rock The Castle. Non uno di loro ha deluso le aspettative o la curiosità delle migliaia di appassionati che hanno presenziato a questo lungo weekend metal a Villafranca, a cominciare dai mai abbastanza considerati stone-metallers Baroness, per arrivare agli svedesi Grand Magus (la loro esibizione è stato un autentico revival anni ’80 di classic ed epic heavy metal), e passando per gli ‘strani’ ma efficacissimi transalpini The Inspector Cluzo.

Arrivederci dunque al 2023, con la speranza di ritrovarci nuovamente liberi da restrizioni e protocolli di sicurezza anti-Covid, che ci permettano di festeggiare degnamente un’altra grande tre giorni musicale come quella andata in scena in questo torrido finale di giugno.

Niccolò Ludovici

 

Qui la gallery della prima giornata dei concerti del 24 giugno 2022.

Qui la gallery della seconda giornata dei concerti del 25 giugno 2022.

Qui la gallery della terza giornata dei concerti del 26 giugno 2022.

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