Il ritorno sulle scene dei Rush è uno degli eventi più significativi della storia recente del rock, segnato inevitabilmente dal peso di un’eredità monumentale. In una recente intervista rilasciata a Classic Rock e riportata da BraveWords, il chitarrista Alex Lifeson ha ripercorso i primi, complessi giorni di prove con la batterista Anika Nilles, chiamata a sedersi dietro i tamburi che furono del leggendario Neil Peart.
Il percorso per trovare il giusto equilibrio non è stato immediato. Alex Lifeson ha ammesso con onestà che, nonostante le doti tecniche della musicista, l’alchimia necessaria per far risuonare correttamente i classici della band ha richiesto tempo e riflessione.
Abbiamo provato per quattro giorni e, al quarto giorno, io e Geddy ci siamo seduti e non eravamo sicuri. Le cose non stavano funzionando del tutto tra noi tre. Stavamo pensando che forse avremmo dovuto continuare con qualcun altro, giusto per vedere che sensazioni avremmo provato.
Il dubbio, tuttavia, si è dissipato durante l’ultima sessione di lavoro prevista. La capacità di Anika Nilles di assorbire le indicazioni e di interiorizzare lo stile peculiare dei Rush ha impresso una svolta decisiva alle sessioni.
Poi, il quinto giorno, l’ultimo che avevamo a disposizione per provare, lei ha fatto propri tutti i nostri commenti sul feeling, sul tocco di Neil e sul suo modo di suonare, restando molto consapevole delle sue capacità, e boom! Ha eseguito i brani alla perfezione per tutto il giorno. È stato un vero momento “wow”.
Anche Geddy Lee ha confermato questa impressione, sottolineando come la svolta sia stata non solo tecnica, ma anche emotiva e comunicativa. Il bassista ha descritto il momento in cui il legame ritmico è scattato, permettendo alla band di guardare con fiducia al futuro tour Fifty Something, previsto per il 2026 e il 2027.
Ha improvvisamente cambiato marcia e tutto è andato al suo posto. Ha preso tutte le informazioni, le ha elaborate e le ha applicate. Quello è stato il vero punto di svolta. Stavamo suonando, lei sorrideva e c’era questo contatto visivo. Per molto tempo ho avuto quel tipo di intesa visiva tra batterista e bassista, ed è così importante per me; è stato molto divertente. Ho pensato: se intraprende questo viaggio con noi, sarà fantastico, perché porta un’energia completamente diversa, è meraviglioso.
Dal canto suo, Anika Nilles ha spiegato che la sfida principale non riguardava la semplice esecuzione delle note, ma la comprensione profonda del “feel” che caratterizza la discografia dei Rush. Brani come Limelight, The Spirit Of Radio e Subdivisions sono stati i banchi di prova fondamentali per testare questa nuova coesione.
In queste canzoni conta meno quello che suono, se sia fedele all’originale o se ci sia spazio per l’improvvisazione. Questo viene dopo. Prima di tutto, si tratta di catturare il giusto feeling. Significa anche immergermi, in un certo senso, nel modo di pensare di Neil e nel suo tocco, che è una parte enorme di questa musica. Neil è semplicemente parte di questa musica, non puoi ignorarlo o anteporre il tuo ego.

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