2026 – La Tempesta Dischi

A distanza di tre anni dal precedente “Non credere a nessuno”, il 16 Gennaio 2026 è stato pubblicato “Dementia”, ottavo album dei Sick Tamburo.

La band di Pordenone, nota anche per la loro militanza nei Prozac +, ottenne molto successo prima del loro scioglimento nel 2007. Il primo album dei Sick Tamburo, nome pensato da Gian Maria Accusati per un suo progetto poi diventato Hardcore Tamburo, venne pubblicato nel 2009 con il titolo omonimo. La band – inizialmente un duo – decise di presentarsi al pubblico con due nickname: Gian Maria Accusati scelse Mr Name ed Elisabetta Imelio decise di farsi chiamare Boom Girl.

Il nuovo album “Dementia” è composto da dieci brani, che non deludono affatto.
La prima cosa che spicca del lavoro è la splendida copertina disegnata dall’amico Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, con la grafica di Paolo Proserpio.

La musica dei Sick Tamburo rientra perfettamente nel genere cosiddetto Alternative Rock. Ci sono tantissime altre influenze all’interno di questo lavoro, che spaziano dalla new wave al post punk e che regalano alla band un suono personalissimo e grezzo, con cambi di tempo non banali che fanno da contorno a testi che raccontano sempre storie e sono decisamente introspettivi. Le chitarre distorte iniziali di “Mi gira sempre la testa” danno il via a questo album con la voce profonda di Mr Name, che racconta perfettamente la sensazione derivante da una forte emicrania:
“Non so che mi manca. Non so cos’è che non gira. Spiegami perché ci siamo persi. Spiegami perché ci siamo persi. La testa.”

Molto narrativa è anche la seguente “Silvia corre sola”, pervasa da una certa malinconia e che narra la storia di questa ragazza che “Entra spesso in quello strano cimitero. E parla con chi c’era e ora non c’è più. Quando è triste non ti dice una parola. Tiene ogni cosa per sé. Lacrime”.
Una canzone che mischia influenze goth a sonorità post punk. Ascoltando “Mexican” sono chiaramente udibili atmosfere di quella splendida terra che è il Messico, che in alcuni frangenti quasi si trasformano in una sorta di mazurka rock, pervasa dalla voglia di fuggire dalla solita vita italiana.

Pervasa sempre da una certa malinconia e caratterizzata da tematiche tristi legate a un tredicenne di fronte agli orrori della guerra è invece “Ho perso i sogni”. Archi e parti strumentali ad effetto, in cui si inseriscono tetre chitarre in sottofondo, descrivono la voglia di un tredicenne che implora:
“Basta guerre, basta bombe. Ho solo tredici anni e non so più. E da tempo ho perso i sogni. Le macerie del mio cuore.”
Canzone che man mano si velocizza di ritmo e che invita a una riflessione accurata su quello che la guerra porta via e sulla voglia di ricostruirsi.

Una batteria molto potente introduce “Non c’è pace”, canzone molto lenta in cui ogni singolo verso viene sussurrato e scandito per bene da Gian Maria Accusati. Questa traccia vede ancora la presenza di archi accanto ai tipici strumenti rock e riesce a essere allo stesso tempo ipnotica e potente.

“Fuori” è invece un bel pezzo cattivo al punto giusto, che mette a confronto opposti in una splendida cantilena sonora. Come semplice esempio indicativo cito questa strofa:
“Fuori come l’amore, fuori come il dottore. Come la pioggia che lava il sudore. Come quel tale che beve il suo vino.”
Sempre molto ritmata e con una chitarra esplosiva a un certo punto del brano.

“Immagina se” è una riflessione su quello che comporta la perdita di memoria e tutto ciò che di brutto deriva da malattie terribili come il morbo di Alzheimer. Pezzo molto lento e suggestivo che scuote e provoca brividi all’istante. Quanto è bella la musica e quanti messaggi profondi può lanciare se viene eseguita con passione e convinzione nei propri mezzi, come nel caso dei Sick Tamburo.

Potrei analizzare anche le successive “Chiudi quella porta” e “Sangue e libertà”, sempre malinconiche e caratterizzate da ritmi cadenzati e quasi minimalisti, come fossero due filastrocche, ma voglio focalizzare l’attenzione sulla splendida title track finale “Dementia”.
Il pezzo più lungo dell’album: sei minuti e passa che ti isolano per tutta la sua durata da tutto quello che stai facendo. Brano che si apre con una lunga introduzione strumentale con archi in primo piano, per poi trasformarsi in un pezzo quasi interamente strumentale dominato dalle distorsioni e dalla voce di Mr Name, che fa capolino qua e là.

I Sick Tamburo si confermano bastian contrari, ribelli all’establishment musicale e alle sue regole che vogliono tutti i prodotti vendibili su larga scala. Loro fanno quello che vogliono, seguendo le proprie regole e regalando sempre personaggi nuovi in bilico tra inferno e paradiso.

Bentornati Sick Tamburo.

Mauro Brebbia


TRACKLIST

  1. Mi gira sempre la testa

  2. Silvia corre sola

  3. Mexican

  4. Ho perso i sogni

  5. Non c’è pace

  6. Fuori

  7. Immagina se

  8. Chiudi quella porta

  9. Sangue e libertà

  10. Dementia


FORMAZIONE

  • Gian Maria Accusati – voce, chitarra (Mr Name)

  • Carlo Bonazza – batteria

  • Alice – chitarra
  • Elettra – basso
Mauro Brebbia
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