Due anni fa, The Hu conquistarono l’Alcatraz di Milano con uno show davvero potente e suggestivo allo stesso tempo. Il loro ritorno in Italia è ancora a Milano, ma questa volta l’esibizione ha avuto luogo presso i Magazzini Generali.

Non c’è stato il sold out in questa occasione e i prezzi, un po’ alti, non hanno di certo aiutato. Tuttavia, lo show è stato unico e particolare. La band si esibisce sempre con le loro tipiche uniformi da guerrieri antichi della Mongolia, e la loro fanbase è davvero molto variegata: gente dal look tipicamente metal si alterna a persone già avanti con gli anni, che definiresti “insospettabili”.

Il tour europeo 2024, denominato “Hishingten Europe Tour 2024”, è stato organizzato davvero bene per la data italiana da MC2Live.it.

Il gruppo di supporto, i svedesi Solence, ha certamente scaldato i presenti con uno show durato una buona mezz’ora. Attivi ormai da una dozzina d’anni, si sono presentati sul palco con un look molto da “party band”, completamente in bianco. Le loro sonorità sono decisamente diverse da quelle dei The Hu: il Diavolo e l’Acquasanta, insomma. Molto coinvolgenti nell’interazione col pubblico, le loro performance sono state ballabili e quasi elettroniche in certi momenti.

Il cantante Markus Videsater e il chitarrista David Straaf sono stati i veri protagonisti dello show, incentrato moltissimo sul singolo dal titolo benaugurante “A Banger a Day Keeps the Doctor Away”. Il palco, allestito in maniera essenziale, mostrava la scritta “Solence” in evidenza sullo sfondo.

Dopo una breve pausa, ha avuto inizio la predisposizione degli strumenti e l’allestimento del palco per i guerrieri del folk metal mongolo. La band si è disposta rigorosamente in assetto “militare”, su tre file: in prima fila i quattro leader del gruppo, vale a dire Gala, Jaya, Temka ed Enkush, che si sono divisi le parti vocali e si sono occupati di suonare gli strumenti tradizionali mongoli. In seconda e terza fila, gli altri strumentisti con chitarra e basso, mentre due batterie sul fondo accompagnavano le composizioni della band con ritmi cadenzati e militari.

Le prime due canzoni del set, “The Gereg” e “Shoog Shoog”, hanno subito catturato l’attenzione. Non capita certo ogni giorno di assistere a uno spettacolo musicale di tale portata e impatto visivo. Forse la band è fin troppo statica sul palco, limitandosi a qualche saluto e dedica tra un pezzo e l’altro, ma nel complesso sono uscito soddisfatto dal loro spettacolo. Me li ero persi la volta scorsa e mi ero ripromesso di rimediare appena fosse stato possibile.

Definirei la band come un connubio tra Rammstein, Mago de Oz e Finntroll. Il cantato in lingua mongola è ovviamente incomprensibile per la maggior parte del pubblico, ma la musica ha il potere di unire tutti.

A metà scaletta, i ritmi si sono abbassati con l’esecuzione della tanto attesa ballad “Mother Nature”, seguita poco dopo dalla loro famosa cover di “Through the Never” dei Metallica, che ha davvero entusiasmato il pubblico. Inni come “Wolf Totem” e “This Is Mongol” sono stati molto apprezzati, ma è stata la conclusione affidata a “Sad But True” dei Metallica (ancora) a mettere la classica ciliegina sulla torta.

Bentornati, guerrieri!

Mauro Brebbia

 

foto di archivio per mancanza di accredito fotografico

Mauro Brebbia
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