Milano accoglie i Tortoise in una Santeria Toscana 31 sold out; questa è la prima delle 2 date italiane (la seconda è a Bologna il 18 Aprile), promosse da Ponderosa Music&Art, incluse in un grande Tour Europeo che li sta portando in giro per la presentazione di Touch il nuovo album uscito a fine 2025.
Erano praticamente dieci anni (album The Catastrophist) che la band non tornava in Italia, pertanto l’attesa e la curiosità del pubblico per questo evento erano palpabili considerando che i Tortoise rappresentano una vera band di culto, un collettivo musicale che da trent’anni sfugge a ogni definizione. Definire Post Rock la proposta musicale della band di Chicago è impresa assai ardua e spingendoci oltre potremmo dire che proprio i Tortoise hanno trasformato il post rock in un laboratorio aperto: un punto d’incontro tra minimalismo, jazz espanso, pulsazioni kraut rock e architetture elettroniche, dove ogni brano è più un sistema in evoluzione che una semplice composizione.
Sul palco della Santeria i Tortoise hanno allestito il loro classico ecosistema modulare, una disposizione che più che un setup rock ricorda un laboratorio di musica contemporanea, luci praticamente fisse, nessun effetto scenografico, insomma l’essenzialità al servizio della musica. Al centro della scena, come sempre, domina la doppia batteria frontale, cuore pulsante del loro linguaggio ritmico; accanto il vibrafono amplificato funge da perno armonico spesso trattato con delay e riverberi per legarsi alle linee ritmiche, lo Xilofono, le chitarre elettriche e i bassi e la componente elettronica fatta di sampler, sequencer, piccoli synth analogici e controller MIDI è distribuita su più postazioni, permettendo ai musicisti di ruotare continuamente tra strumenti acustici ed elettronici. Il risultato finale è una configurazione del palco ibrida, in cui ogni elemento è pensato per incastrarsi con gli altri e mantenere la fluidità tipica del loro suono.
I cinque polistrumentisti salgono sul palco 15 minuti dopo le 21 senza annunci, un breve cenno di saluto, praticamente come se fossero entrati in un laboratorio musicale più che in una venue di fronte ad un pubblico.
Dan Bitney il vero jolly della serata si è diviso tra Synth, batteria e percussioni, John McEntire e John Herndon si sono alternati a più riprese alle batterie ai sequencer ma anche alle percussioni melodiche vibrafono e xilofono, mentre Doug MCombs si è prodigato con il suo basso, alternandolo a sessioni di chitarra baritona. A sorpresa sul palco c’è James Elkington alla chitarra e al basso già turnista dei Tortoise che si unisce alla band in sostituzione di Jeff Parker membro storico, che ha scelto di non partecipare alle date europee 2026 per dedicarsi ai suoi progetti solisti oltre che con il suo quartetto jazz.


L’apertura è affidata a un gran pezzo Night Gang tratto dal nuovo album Touch , con il suo incedere maestoso e con la chitarra di McCombs a fare da protagonista.
Dal vivo i nuovi pezzi acquistano una ruvidità che sorprende come con Vexations fatta di atmosfere quasi “western” mostrando il nuovo percorso intrapreso dai Tortoise con suoni più stratificati ed atmosfere più ritmate rispetto alle architetture rarefatte del passato.
A proposito di questo il pubblico risponde bene anche alle tracce più vecchie del loro repertorio come I set my Faceto the Hillside e Ten Day Interval tratte da TNT, ascolta con un’attenzione quasi rituale, applaudendo nei punti giusti, lasciando respirare i silenzi, seguendo le variazioni come se fossero capitoli di un’unica lunga composizione.
Tornando al nuovo lavoro, vero protagonista della serata, propone tracce come Works and Days, Layered Presence e la rarefatta Promenade a Deux mostrando che la forza dei Tortoise non è mai stata la singola performance, ma la capacità di funzionare come un sistema complesso, in cui ogni gesto è interdipendente. Le due batterie non competono: si incastrano, si sottraggono spazio, lo restituiscono. Il vibrafono emerge come elemento di continuità, un collante armonico che tiene insieme le derive dub, le pulsazioni sintetiche e le deviazioni jazzistiche.
Dopo poco più di un’ora di concerto ricco di musica da ascoltare e di emozioni da condividere Il finale non è fatto di bis teatrali, niente frasi di circostanza ma solo la il pubblico che richiama a gran voce sul palco i Tortoise che chiudono con 2 brani storici Prepare Your Coffin e Dot/Eyes, lasciando il palco con la stessa discrezione con cui erano entrati. È una scelta coerente: la musica parla, il resto è superfluo.
A Milano i Tortoise non hanno semplicemente suonato: hanno dimostrato, ancora una volta, che il loro linguaggio resta unico, inafferrabile, resistente a ogni tentativo di categorizzazione. TOUCH dal vivo conferma una band che non vive di nostalgia, ma continua a interrogare il proprio suono, a smontarlo e ricomporlo con una lucidità che pochi ensemble strumentali possono permettersi.
Photo by Monica Ferrari: ladameblanchephotography
Set List
- Night Gang
- Monica
- In Sarah, Mencken, Christ and Beethoven There Were Women and Men
- I Set My Face to the Hillside
- Promenade à deux
- Vexations
- Works and Days
- Layered Presence
- Ten-Day Interval
- Gigantes
- Axial Seamount
- Crest
Encore 1: Prepare Your Coffin
Encore 2: Dot/Eyes

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