Venom – From the Very Depths

Constatazione essenziale!

Stare qui, nel 2015 parlando dei Venom, pensando a loro ancora come Cronos, Abaddon & Mantas in veste di unica e reale incarnazione della band, non ha più assolutamente alcun senso. Sono passati più di 30 anni da quando la band inglese era la punta di diamante di tutto un movimento estremo allora in totale fermento, e più di 17 dalla sospirata reunion al Dynamo Festival di Heindoven nel 1996. Basta! I Venom ora sono Cronos, Rage & Dante e sono un’entità forte e coesa tanto quanto quella di antico pelo. Fatevene una ragione. Thank you, sweet dreams and goodnight….

Ecco fatto! Ci risiamo! Come in un recente fumetto del noto indagatore dell’incubo, il circo del male torna in città. La carovana del nero capro giunge tra noi in grande stile grazie ad un nuovo strepitoso album che al suo interno contiene almeno 5/6 episodi destinati a diventare, sin dal primo ascolto, dei classici per la storica band di Newcastle. Diciamolo subito: questa è la differenza sostanziale tra i vari ‘Fallen Angels’, ‘Hell’, ‘Metal Black’, ‘Resurrection’, ‘Cast In Stone’ e ‘From The Very Depths’! Ascoltando una sola volta brani come ‘Stigmata Satanas’, ‘Crucified’, ‘Long Haired Punks’, ‘Evil Law’, ‘The Dead Of Rock’n’Roll’ e ‘Rise’ si capisce subito che Cronos ha nuovamente inquadrato la creatura ribelle e ripreso saldamente in mano le redini del suo cocchio infernale. Mister Lant ha guardato nuovamente a lungo dentro l’abisso, finché l’abisso stesso ha rivolto lo sguardo verso il suo figlio prediletto, rendendolo un’altra volta in grado di catturare tutta quella rabbia malevola che aveva contraddistinto la parte iniziale della carriera dei tre velenosi. ‘From The Very Depths’, cancella con un sol ghigno beffardo tutto quello composto dalla band da ‘Possessed’ (1985) in avanti, lasciandosi per sempre alle spalle cambi di formazione, abbandoni, ritorni insperati e reunion bramate a lungo dai fans, ma vacue d’intenti. Questo disco dei Venom è paragonabile ad una vecchia baldracca di nostra conoscenza, che durante la nostra gioventù ci ha donato tanto piacere, facendoci assaporare per la prima volta i piaceri della carne con i primi indimenticabili orgasmi. Tuttavia, dopo averla abbandonata per cercare altrove più invitanti e fresche seduzioni, non siamo mai riusciti completamente a scordarla. Di tanto in tanto si ripassava per un giro veloce per renderle il dovuto omaggio e fare quattro chiacchiere di circostanza!

Pensate dunque a questa navigata meretrice che dopo aver concluso il suo lavoro di routine serale (con pochi spicci arrotolati in tasca), stanca, scorbutica e zoppicante rientrava nel suo pied-à-terre per levarsi il trucco pesante e gli abiti da cerimonia stradale, e con sommo stupore…specchiandosi, si riscopriva di colpo ringiovanita di trent’anni, senza rughe e nuovamente con un fisico mozzafiato! Una vera ‘Lady Lust’ rinata allo splendore di un tempo e presto, vedrete, anche agli onori della cronaca. Ampi segni di ravvedimento li avevamo già riscontrati col precedente ‘Fallen Angels’, una sorta di prova del nove, un vero e proprio test, dove Cronos aveva saggiato il polso ai suoi nuovi adepti (Rage e Dante) per vedere se fossero all’altezza e pronti per spingersi ancora un po’ più in la. Via dunque tutta la melodia dalle parti strumentali e anche da quelle vocali, via…fuori dai piedi…qui si ritorna a picchiare duro, nel modo più consono alla band inglese: metal grezzo e tirato, contaminato da irriverente e sudicio punk inglese. Nessuna digressione strumentale, nessun ‘carosello’ a metà brano, qui si torna al suono primitivo ed essenziale di ‘Welcome To Hell’, qui si viaggia dritti e filati senza fare soste. I tre demoni sono ritornati con il solo scopo di uccidere ancora una volta la musica! Le parti vocali di Cronos (le migliori da tempo immemore a livello di testi, risate demoniache, urla licantropiche ed imprecazioni contro il Dio dei cristiani ) sono ritornate ad essere il gancio di traino appresso al quale si muove la struttura musicale del carro armato venomiano. Le ragioni di questo successo risiedono ancora una volta nella convinzione e nell’ego autoritario del suo leader: antipatico, strafottente, irascibile, sfrontato e menefreghista. Questo atteggiamento può ancora permetterselo nel 2015 perché lui è Cronos…tutti gli altri solo dei poveri, miserabili, inutili mortali. Evidentemente questi radicali cambi di formazione sono serviti a qualcosa, Cronos è sopravvissuto al pandemonio, e sarebbe sbagliato non sottolineare come ancora una volta la sua voce emani zolfo infernale che è un piacere. ‘From The Very Depths’ non è solo un buon disco, ma è l’insieme di tanti fattori che in passato hanno reso unica ed assoluta questa proposta musicale. Ai vecchi fans della band piacerà moltissimo questo ritorno a sonorità antiche, anche grazie a una produzione lercia e potente. Questo album riesce a far tornare in vita un passato che non c’era più e renderlo nuovamente forte e credibile, come se si trattasse di un debutto, un vero nuovo inizio! Sin dagli albori dei tempi ha sempre fatto molto intellettuale e fazioso parlare volutamente male dei Venom, ma a questo punto parlare male di ‘From The Very Depths’ sarebbe negare l’evidenza di essere al cospetto di un grandissimo album. Tendenziosi e in malafede siete stati avvertiti, non ve lo ripeterò due volte…

Ester Segarra

(foto di Ester Segarra)

From the Very Depths nei dettagli:

L’intro ‘Eruptus’ fa intendere che qualcosa è in agguato e si muove nuovamente nelle profondità degli inferi, si stanno preparando all’attacco per salire in superficie e poi andare ancora più in alto. Un vortice di campane, sussurri demoniaci e lamenti di anime dannate che si manifestano con un vera e propria eruzione finale che da spazio alla deflagrante title-track: miglior opening song dai tempi della gioventù di Cronos! Brano molto articolato dettato dai tempi infuocati di Dante e dai riffs assassini di Rage, il tutto amalgamato in maniera ineccepibile dalla voce di Cronos che sfocia nel ritornello vincente. Grande la chiusura alla ‘Black Metal’ con sola voce protagonista …. “from Heeeeeeeeeellllllll”.

Quando Cronos parte con quel “Raise your fear….is the witching hour!” sicuramente farà pulsare il cuore di tutte le Legioni dei suoi fans sparse per il globo! A livello di tematiche siamo al cospetto di un interrogatorio serrato da parte di un Witchfinder General con una strega di Satana (“Sister of the Beast”). THE DEATH OF ROCK’N’ROLL risulta essere una ‘Death & Dying’ / ‘Burn In Hell’ estremizzata, più tirata e diretta! Classico brano in stile Mötorhead sporcato da venature di punk inglese a la Discharge. (“Atomic metal mutha fuckers coming through’’) Tutta dritta! Perfetta! SMOKE cambia le carte in tavola dato che questo è un brano lento ed avvolgente, al limite con certo doom-metal ascoltato nei dischi degli ultimi Candlemass. Qui le ritmiche spaccano letteralmente le ossa, con basso e batteria martellanti, ottimi breaks di Rage e linee vocali bellissime per una storia di fantasmi vendicativi che tornano dal passato (‘’Beware my curse cause I’m a ghost’’) per distruggere! TEMPTATION sembra appartenere alle session di registrazione del precedente ‘Fallen Angels’, dato che notevoli sono le similitudini con quel disco, anche se la doppia cassa di Dante non molla mai la presa e sostiene un ritmo sconquassante per tutta la durata della canzone. Forse è il brano un pelo più debole assieme a ”Evil Law” che (a ME) non è piaciuta troppo! Cronos insiste nel farci capire come si intitola ‘sto brano, e alla fine credo insista un po’ troppo. C’è tanta trippa per gatti con LONG HAIRED PUNKS, dato che qui si ritorna agli inizi degli anni ottanta, ovvero da dove la carriera della band ebbe inizio. Di primo acchito tutto sembra posto in maniera disordinata e caotica (con quel giro di basso stralunato), ma la cosa è voluta. Questi sono i Venom e questo è il loro caos sonoro di alta qualità. Prendere o lasciare. (“Hell bent for mayhem, so full of spunk, black metal gods, long haired punks”).

Il signore del male fa la sua comparsa nella blasfema STIGMATA SATANAS. Venom: what else?!? Up tempo che trasuda malignità da ogni poro con un inizio allarmante, parti vocali esagerate e grottesche dove Cronos condensa tutto il suo celebre arsenale (“Yeah, cmon, Uh! Lets goooo”) Brano che poteva stare benissimo tra ‘Leave Me In Hell’ e ‘Heavens On Fire’ sulla side Metal del disco del 1982 col caprone di Mendes in copertina! A voler ulteriormente ribadire la sua totale estraneità e il suo completo disinteresse per la parentesi targata anni 90 della band con Dolan alla voce, Cronos incurante, scrive CRUCIFIED (titolo identico era in verità apparso sull’album ‘The Wastelands’ del 1992) ma a modo suo! Altra bastonata sui denti, totalmente Venomiana. Prendete il meglio di ‘Metal Black’, definite il sound e pompatelo ad un livello 10 volte superiore…ecco un’altra gemma del maligno! Perfetta! EVIL LAW è un brano, ideato per riprodurre nuovamente quei tribalismi ritmici tipicamente ‘pounding metal’ scanditi dalla batteria a la ‘In League With Satan’ / ‘Warhead’ / ‘Manitou’. Per la cronaca il cantato è in lingua demoniaca sumera antica e non in inglese! Di primo acchito non sembra funzionare granché, col quel suo breve giro armonico iniziale che tanto sa di Slayer periodo ‘South Of Heaven’, ma appena la band prende il ‘giro giusto’ la canzone si trasforma in una chicca d’altri tempi. Si prosegue con GRINDING TEETH brano veloce e tirato! Ancora Mötorhead chiamati giustamente in causa! Ricorda le scelleratezze contenute nel primo album di quel ‘benvenuto all’inferno’…tra ‘Poison’ e ‘Schitzo’…livello altissimo. Eccoci a OVERTURE/MEPHISTOPHELES con tuoni e pioggia battente su cui si inserisce un arpeggio drammatico che fa da preludio all’arrivo del demone degli inganni Mefistofele in persona, qui omaggiato da una band che ha fatto la storia dell’estremismo sonoro negli ultimi 30 anni! Tutto perfetto – refrain micidiale con il bulldozer bass di Cronos che picchia come il martello del dio del tuono! Venom al meglio come non li sentivamo da anni! Da sola (unitamente alla splendida copertina) vale l’acquisto del disco. WINGS OF VALKYRIE è un’altra magnificenza! Brano da inchino e reverenza!

Il giro velocissimo di Danté sui tamburi pare un tuono che rimbomba nella gelida notte! Testo stupendo – parti vocali eccelse! Epica! Non aggiungo altro. La chiusura è affidata a quell’oggetto misterioso che risponde al nome di RISE, song proposta come anteprima durante i festival estivi! Eh, eh, eh….caro vecchio demone di Newcastle… certe cose puoi permetterti di farle solo tu in tutto il panorama metal nel 2015 e nessun altro senza risultare risibile. Gli intenti sono gli stessi di ‘Too Loud (For The Crowd)’ da ‘Possessed’ o di ‘Stand Up And Be Counted’ da ‘At War With Satan’, ovvero cercare di riprodurre un atmosfera simil-live con un brano in studio, con tanto di pubblico in delirio con cui Cronos interagisce “Are you feeling wild?!? Hell Yeah!” Devo ammettere che ‘Rise’ rende molto di più su disco di quel che avevo avuto occasione di sentire dal vivo, anche perché non avevo capito cosa diavolo volessero fare o proporre con sto brano: solamente far partecipare il pubblico come si usava fare nei concerti tanti anni fa… tutto chiaro ora.

www.venomslegions.com

 

Tracklsit:
1. Eruptus
2. From the Very Depths
3. The Death of Rock’n’Roll
4. Smoke
5. Temptation
6. Long Haired Punks
7. Stigmata Satanas
8. Crucified
9. Evil Law
10. Grinding Teeth
11. Ouverture
12. Mephistopheles
13. Wings of Valkyrie
14. Rise

Band:
Cronos – voce, basso
Danté – batteria
Rage – chitarra

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