Torna in Italia quella che può essere definita come una delle band più particolari e originali dell’intero panorama rock/metal attuale, i danesi Volbeat. Non solo per l’inconfondibile e sempre impressionante voce di Michael Poulsen, ma anche per lo stile musicale unico nel suo genere che questa band ha saputo letteralmente inventare. Una fusione di heavy metal e hard rock con l’innesto di importanti dosi di groove, rockabilly, blues e addirittura elementi di swing. Detta così sembra una combinazione di stili decisamente azzardata… ma è proprio in questa fusione di stili che nasce la genialità di questa band, riuscendo infatti a creare un sound estremamente accattivante che solo loro riescono ad interpretare. Ad accompagnarli in questo tour, in supporto al loro ultimo album “Servant of the Mind” uscito nel 2021, troviamo gli Skindred e i Bad Wolves.

Iniziamo quindi la serata con la recentissima band americana Bad Wolves, formatasi nel 2017 e che ha guadagnato popolarità grazie a una loro cover di “Zombie” dei Cranberries che ad oggi conta addirittura 471 milioni di visualizzazioni su YouTube! Dal 2021, la band di Los Angeles ha iniziato un nuovo capitolo della sua carriera senza più il cantante originale della formazione degli esordi Tommy Vext, lasciatosi tra varie controversie politiche e legali. Il nuovo cantante attuale è quindi Daniel “DL” Laskiewicz, con cui la band Californiana ha registrato il nuovo album “Dear Monsters”.

C’è ancora molta poca gente all’Alcatraz e l’atmosfera fatica quindi indubbiamente a scaldarsi. I Bad Wolves suonano un hard rock moderno, carico di riff heavy e di parti cantate molto facili da memorizzare grazie a delle melodie sicuramente attraenti. Manca però un po’ di originalità al loro suono… Daniel dimostra indubbiamente di avere una gran voce e soprattutto di essere una gran bella persona, molto cordiale e garbato, rivolgendosi spesso al pubblico con frasi al miele per ringraziare dell’affetto e dell’entusiasmo dimostrato dai fan presenti, visibilmente emozionato e onorato di poter essere su questo palco stasera. L’assenza di Tommy Vext ha forse fatto perdere un po’ di carisma da “bad boys” ai Bad Wolves, ma allo stesso tempo ha fatto guadagnare molta simpatia per una band che dimostra quindi di essere sicuramente valida, apprezzabile e solida nell’esecuzione.

Setlist

Sacred Kiss
Killing Me Slowly
Lifeline
Never Be The Same
Zombie (The Cranberries Cover)
I’ll Be There

Tocca ai gallesi Skindred. Una band strana che per quanto possa essere considerata una band capace di fare coinvolgere molto il pubblico nelle loro performance, a mio avviso, pecca tantissimo di qualità. Testi banali e melodie ripetitive senza variazione di composizione rendono il set monotono con un reggae rock combinato al nu metal carico di parti cantate in stile rap / hip hop molto poco apprezzabili. Premetto, questo genere a me non è mai piaciuto e quasi non lo concepisco all’interno del mondo metal… infatti, devo ammettere che una parte del pubblico dimostra tutto sommato di apprezzare il coinvolgimento quasi alla dubstep di certi brani… ma a mio parere, siamo molto lontani da una performance degna dell’headliner di serata.

Il cantante Benji Webbe è sicuramente appariscente e carismatico come stile, ma ha un modo di rivolgersi al pubblico che, per quanto sicuramente scherzoso, trovo decisamente troppo altezzoso. Sembra di essere in una discoteca dove Benji interpreta il ruolo del deejay, inserendo anche delle basi di pezzi sacri come “War Pigs” dei Black Sabbath o “Jump” dei Van Halen all’interno dei loro brani senza alcun tipo di collegamento o coerenza musicale… fermandomi alla mia opinione, questa band non è stata una scelta azzeccata per questo tour. Analizzando invece il coinvolgimento di una parte minore del pubblico, alcuni fan risultano comunque soddisfatti di questo set completamente distaccato dal tema musicale di serata.

Setlist

Under Attack
Rat Race
That’s My Jam
L.O.V.E. (Smile Please)
Kill The Power
Gimmee That Boom
Nobody
Jump / Jump Around
Warning

Giunge finalmente il momento tanto atteso dei fantastici Volbeat. In un palco con ampi spazi e un muro di LED sia sullo sfondo che sotto la batteria rialzata, salgono sul palco Michael Poulsen & Co. tra il boato del pubblico che acclama a gran voce la band danese. E qua si cambia decisamente marcia. Neanche il tempo di riscaldare la voce che Michael ci delizia sulle note di “The Devil’s Bleeding Crown” con il suo timbro letteralmente sensazionale! Penso che nessuno al mondo sia in grado di imitare la voce di Michael. Provate a raggiungere le tonalità più basse immaginabili con l’energia e la corposità che potrebbe addirittura essere paragonata ad un tenore… sbalorditivo! La voce di Michael risulta quindi allo stesso tempo calorosa e adrenalinica, appagante ma esplosiva… fatico davvero a definirla talmente è una cosa fuori dal normale! Una cosa è certa, è una voce strabiliante! E soprattutto si combina a meraviglia con lo stile dei Volbeat.

C’è questa costante ritmica trascinante e caratteristica del boogie e del rockabilly che da’ alla loro base di heavy metal una componente catchy che genera una vera e propria dipendenza. Non si riesce mai ad averne abbastanza dei pezzi dei Volbeat. E anche se qualcuno potrebbe pensare che questo renda i pezzi tutti simili, si sbaglia di grosso… perché il loro genere combina talmente tanti stili appartenenti al mondo del rock che riescono in questo modo ad accentuare più uno stile che un altro ad ogni singolo pezzo… come per esempio su “Sad Man’s Tongue”, dove troviamo un accentuazione della componente blues più malinconica dell’America della fine del XIX secolo, oppure come su “Wait a Minute My Girl”, dove si accentua la parte swing su ritmiche galoppanti molto più pronunciate, oppure la componente quasi funk dell’intro di “Still Counting”… c’è davvero un lavoro di composizione sbalorditivo che rende unico ogni pezzo e che garantisce che le quasi due ore di concerto siano una pura goduria dal primo all’ultimo brano. Gli highlights di serata non potevano ovviamente che essere “Lola Montez”, “Black Rose”, “Seal the Deal”, “Dead but Rising”, “For Evigt” e appunto “Still Counting” in chiusura di set.

Voglia di ballare, di fare headbanging, di lanciarsi nel mosh pit, di fare crowdsurfing, di cantare… i Volbeat sono capaci di creare tutte queste sensazioni all’interno di un singolo concerto. Impossibile non farsi coinvolgere e percepire tutta l’energia positiva che emana questa band sotto ogni aspetto, dalla qualità di esecuzione all’inventiva dei brani, fino all’eleganza di stile di cui ogni singolo membro di questa band ha fatto prova stasera. Dire che la loro performance è stata più che sensazionale sarebbe davvero riduttivo. Mi dispiace solo moltissimo che l’affluenza all’Alcatraz sia stata davvero scarsa per il calibro della band… stiamo parlando di un nome che appare come headliner anche nei maggiori festival europei… e stasera l’Alcatraz era mezzo vuoto… un peccato mortale. Malgrado la poca presenza di pubblico, i fan presenti si sono decisamente fatti sentire e l’atmosfera è stata elettrizzante per l’intero set. E soprattutto, senza alcun ombra di dubbio, i Volbeat hanno dimostrato di essere una band di una qualità sopraffina.

Setlist

The Devil’s Bleeding Crown
Pelvis on Fire
Temple of Ekur
Lola Montez
Fallen
Sad Man’s Tongue
Wait a Minute My Girl
Black Rose
Shotgun Blues
Seal the Deal
The Devil Rages On
Slaytan
Dead but Rising

Encore

The Sacred Stones
For Evigt
Die to Live
Still Counting

Si ringrazia Vertigo Hard Sounds

Sfoglia la Gallery a cura di Massimo Plessi

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