White Stones è la band progetto del bassista degli Opeth, Martin Mendez. Il materiale è stato concepito nell’anno di pausa degli Opeth dopo il tour di ‘Sorceres’, periodo che ha permesso a Mendez di mettere a punto la sua visione musicale molto diversa e lontana dalle produzioni della band ‘madre’.

Kuarahy‘, titolo di questo debut dei White Stones, è un lavoro sui generis, molto, molto, molto particolare, di difficile etichettatura e di atmosfere decisamente ipnotiche. Infatti già  dal primo ascolto si resta imbrigliati nella rete dei vari brani che stordiscono e attirano la concentrazione spingendo e attraendo l’ascoltatore all’interno di un vortice sonoro, con armonie affascinanti, ammalianti, magnetiche che tengono e trattengono incollati all’ascolto.

Kuarahy‘ è presentato come album death metal, ma non saprei proprio che dire e se essere d’accordo o meno. Eppure alcuni presupposti ci sono come la durezza, l’incalzare di alcuni passaggi ritmici, la voce strozzata in un effetto growl… ma definirlo solo death metal sarebbe davvero riduttivo. Non so, ma elementi sofisticatissimi in stile progressive mi sembrano rilevanti, molto rilevanti. Tecnicismi di altissimo livello inseriscono delle ventate di stoner… ma come dicevo in precedenza sarebbe meglio omettere la definizione e l’etichettatura, parlando di altissima qualità  di ogni singolo brano.

L’album è potente anche se non veloce. ‘Guyra‘ forse è quello piùveloce nella sua parte centrale. Ma il filo conduttore è delineato da alcuni elementi. I riff e i giri di chitarra, di Martin Mendez – in questa occasione anche alla sei corde ritmica oltre che al consueto basso, sono oppressivi, cupi, soffocanti, bellissimi, malinconici. Le grancassa è una macina per la maggior parte del tempo; se penso a ‘Ashes‘ non posso fare altro che seguire la perfetta ritmica, di Jordi Farré, decuplicata di velocità  nell’uso del doppio pedale, mentre il tempo del resto dei suoni viene dimezzato con un mid tempo da follia. La stessa cosa accade nel primo ‘Rusty Shell‘, primo brano, se escludiamo l’introduttiva intro e title track. Adoro ‘Worms‘ che offre dei passaggi di sonorità  che mi riportano al prog, come dicevo in precedenza. Ma io non capisco nulla di musica quindi supplico il vostro infinito e maledetto perdono.

Ciò che mi colpisce è il senso claustrofobico del cantato di Eloi Boucherie, delle linee generali della voce. Come dicevo in precedenza la voce è essenzialmente e volutamente growl, ma non urlata, non esagerata. E’ una sorta di lamento, un continuo parlato, cupo, quel cupo che affligge e lascia fermi ed impotenti, paralizzati ed impossibilitati a compiere qualsiasi gesto, riuscendo ad addomesticare il pensiero, riducendolo al nulla. Stesso paradigma nello sviluppo di ‘Drowned In Time‘, con le note di chitarra che si susseguono con una triste melodia che ogni tanto ritorna, una ballata sofferta con una doppia cassa da vertigini, dalla cattiveria della voce che racconta di una vita che vita non è.

Trovo tanti elementi che mi ricordano qualcosa e che insieme stanno davvero bene, si amalgamo si trasformano, si disgregano per poi ricompattarsi ancora. Gli assolo di chitarra sono magnifici, che sono per la maggior parte delle volte sviluppati ed eseguiti da Frederik Akesson, sono davvero incantevoli, per raffinatezza di stile, per bellezza sonora, davvero ammalianti, così come l’intervento di Per Eriksson in ‘The One‘ è stupefacente, davvero perfetto, un altro solo davvero splendido. Spettacolare anche ‘Taste Of Blood‘ che conduce in momenti di vorticosa ripetitività  potente e rabbiosa.

Un album inaspettato, mai giudicare un libro dalla sua copertina, e mai leggere ciò che si cerca di imporre come verità , quando la verità  non esiste…

www.facebook.com/WhiteStonesOfficial

Tracklist:
1.Kuarahy
2.Rusty Shell
3.Worms
4.Drowned In Time
5.The One
6.Guyra
7.Ashes
8.Infected Soul
9.Taste Of Blood
10.Jasy

Band:
Martà­n Méndez – basso, chitarra
Jordi Farré – batteria
Eloi Boucherie – voce
Frederik Akesson & Per Eriksson – chitarra (assolo)

Touring Line-up:
Jordi Farré – Drums
Albert Martà­ – Rhythm guitar
Joao Sassetti – Lead guitar
Eloi Boucherie – Vocals
Martin Mendez – Bass

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