RebelHot – RebelHot

Metalapolis Records – Settembre 2016

Esordio su cd per questi rebelHot, nuova interessante band lombarda caratterizzata, oltre che dal curioso gioco di parole del nome (in dialetto milanese “Rebelòt”, senza l’acca, significa infatti “casino, confusione”), da un sound che pesca a piene mani dalla tradizione vintage del rock blues anni ‘70 a-la Free, Bad Company e Humble Pie, ma che viene ad arricchirsi anche di sfumature che vanno dal southern rock al funk.

Il quartetto si è costituito nel 2012, ma tutti i suoi componenti hanno svariati anni di attività live alle spalle e questa esperienza è particolarmente evidente nella compattezza della struttura dei brani, già a partire all’iniziale “Shake It” (qui il video), pezzo di punta dell’album, connotato da un riff funkeggiante che sembra fatto apposta per far ballare le ragazze davanti al palco. La successiva “Free” è un bluesaccio che ricorda invece i Badlands più tranquilli e sembra quasi di sentire in gola il caratteristico sapore del whisky mischiato con la polvere del deserto del Mojave: sin da questi primi brani è evidente come la produzione, a cura di Alessandro Del Vecchio, sia volutamente spoglia e ridotta all’essenziale, senza troppe sovraincisioni, allo scopo di mantenere l’impronta “live” delle canzoni.

I Bad Company emergono prepotentemente dalle strofe di “Holy Is My Beer”, connotata da uno scanzonato ritornello in cui il cantante Husty ci ricorda gli ammiccamenti vocali di Bon Scott, mentre in “Pray For The Rain” è evidente l’amore della band per il southern rock, anche se un ritornello un po’ troppo “piatto” impedisce al pezzo di decollare come potrebbe.

La voce squisitamente roca, come da tradizione, di Husty caratterizza anche la bella ballad “Everywhere You Go”, degna dei migliori Black Crowes, prima che la chitarra funky di Paul, efficacemente sostenuta dall’ottimo groove di basso di Ze, torni protagonista nella successiva “Love”, dal ritornello in questo caso davvero ben riuscito. “Lucky” ricorda ancora i Black Crowes degli esordi: se un appunto può essere mosso al sound dei rebelHot è proprio quello di ricordare forse un po’ troppo quello dei gruppi più amati dalla band; ma se questo è il loro modo per tributare e mantenere in vita un genere purtroppo oggi confinato nelle riserve come gli indiani d’America, allora ben venga, perché le capacità esecutive del gruppo sono di ottimo livello, come si conviene a gente che ha calcato per anni le assi del palco.

L’hard blues smaliziato di “Hands Up” lascia strada alla più incisiva e coinvolgente “Hot Stuff”, tra i brani più trascinanti dell’intero lavoro, prima che il brano che dà il nome al gruppo arrivi a chiudere l’album con la sua efficace miscela di suoni rock, blues e funky. C’è spazio anche per una bonus track, ossia la riproposizione in chiave acustica di “Pray For The Rain”, con la partecipazione di Jason Patterson (Cry Of Love, Corrosion Of Conformity) alla batteria.

La band ha già aperto con successo lo show che gli Y&T hanno tenuto sulle rive del lago di Como lo scorso settembre e sarà opening act del concerto che i Quireboys terranno al Legend di Milano il prossimo 9 novembre: non mancate, anche perché la dimensione live è quella che maggiormente si addice a questi rebelHot.

http://www.rebelhot.com

Tracklist:

  1. Shake It
  2. Free
  3. Holy Is My Beer
  4. Pray For The Rain
  5. Everywhere You Go
  6. Love
  7. Lucky
  8. Hands Up
  9. Hot Stuff
  10. rebelHot
  11. Pray For The Rain (acoustic bonus track)

Band:

Husty – voce

Paul – chitarra

Ze – basso

Frank – batteria

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