25 anni dal suicidio di Kurt Cobain: le 10 morti legate al grunge da Andrew Wood a Chester Bennington

Il leggendario frontman dei Nirvana si suicidava 25 anni fa, il 5 aprile 1994 all’età di 27 anni. Il 2 aprile scorso è stato pubblicato il libro di Danny Goldberg, ex manager dei Nirvana, “Serving the Servant: Remembering Kurt Cobain”, che racconta il rapporto che Cobain aveva sia con Courtney Love che con gli altri membri della band.

In una recente intervista con il Washington Post, Goldberg riflette su quando Kurt Cobain gli aveva rivelato che Dave Grohl fosse un ottimo cantante.

Ha detto l’ex manager durante l’intervista che Kurt gli avrebbe detto:

Non credo che tu abbia capito quanto è bravo Dave come cantante, io lo sento cantare armonie ogni notte”.

Per Goldberg c’era un lato molto fraterno in Kurt Cobain e uno dolce, ma c’era anche un po’ di invidia e competizione.

Le ultime esibizioni dei Nirvana in Italia furono a Modena il 21 febbraio, poi il 22 a Roma, al Palaghiaccio, e il 25 al Palatrussardi di Milano.  La band fu ospite del programma Rai “Tunnel”, condotto da Serena Dandini esibendosi in Serve The Servants e Dumb con tanto di intermezzo di Corrado Guzzanti vestito da giovane metallaro che cercava, con scarsi risultati, di scherzare con la band.

Nel documentario “Chi ha ucciso Kurt Cobain?”, Serena Dandini parlerà di Kurt Cobain, raccontando:

«Incontrandolo, ho avuto l’impressione di una persona di una sensibilità estrema, indifesa, che difficilmente riuscivi a guardare negli occhi, con uno sguardo di paura come di un cucciolo braccato dal mondo.

Il tragico suicidio di Kurt Cobain non è l’unica morte legata al Grunge. Sono tante le morti legate alla dipendenza da sostanze che hanno sconvolto gli ultimi anni:

 

10. Andrew Wood – Mother Love Bone

Andrew Wood, il frontman dei Malfunkshun prima e dei Mother Love Bone poi, muore il 19 marzo 1990 a seguito di una overdose avvenuta 3 giorni prima, dopo alcuni giorni di coma. Al suo capezzale, circondato da amici e parenti, muore con in sottofondo A Night at the Opera dei Queen, uno dei suoi album preferiti. Dalla sua tragica scomparsa nasceranno i Temple of the Dog, formati da Chris Cornell dei Soundgarden, compagno di stanza di Wood, e Stone Gossard e Jeff Ament, futuri chitarrista e bassista dei Pearl Jam.

 

9. Shannon Hoon – Blind Melon

Voce, chitarra dei Blind Melon, era amico di Axl Rose collaborando nei cori delle canzoni dei Guns N’ Roses)Don’t Cry e You Ain’t The First. Morì il 21 ottobre del 1995 per overdose di cocaina.

 

8. Jonathan Melvoin – The Smashing Pumpkins

Figlio del pianista jazz Mike Melvoin, negli anni novanta diviene conosciuto come tastierista turnista degli Smashing Pumpkins, comparendo anche nel video del singolo Zero. Il 12 luglio del 1996, ad appena 35 anni,durante il tour mondiale del disco Mellon Collie and the Infinite Sadness, morì in una stanza d’albergo per overdose di eroina. Al momento del decesso, avvenuto, a New York, è insieme al batterista cofondatore degli Smashing Pumpkins Jimmy Chamberlin, il quale rischia anch’egli la vita a causa dell’assunzione della stessa droga che ucciderà Melvoin. Chamberlin, seppur in gravi condizioni, allerta i soccorsi chiamando il numero di emergenza 911 chiedendo aiuto. Tuttavia i tentativi di rianimazione saranno vani. Successivamente il batterista verrà cacciato dagli Smashing Pumpkins, per poi ritornare per il tour d’addio di Machina.

 

7. John Baker Saunders Jr. – Mad Season

Membro fondatore e bassista del supergruppo Mad Season, con il cantante Layne Staley ddegli Alice in Chains, il chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready ed il batterista Barrett Martin degli Screaming Trees. Morì il 15 gennaio 1999 a seguito di overdose di eroina, dopo alcuni tentativi di disintossicazione andati tuttavia a vuoto.

 

 

6. Layne Staley – Alice in Chains e Mad Season

Gli ultimi anni di Layne saranno praticamente d’isolamento, chiuso nella sua casa di Seattle a spendere centinaia di dollari al giorno in droga, dipingere e a giocare con un paio di amici saltuari a videogames. Il corpo di Layne verrà rinvenuto nella sua abitazione di Seattle ben 15 giorni dopo la sua morte, stabilendo il decesso il 5 aprile del 2002, lo stesso giorno di Kurt Cobain. Le cronache diranno in seguito che avrebbe condiviso la terribile sostanza col suo ex compagno degli Alice in Chains Mike Starr, auto estromessosi anni prima per curare la sua dipendenza.

 

5. Gidget Gein – Marilyn Manson

Il secondo bassista dei Marilyn Manson, al secolo Bradley Mark “Brad” Stewart, compose ed inscise nel 1994 Portrait of an American Family, all’epoca ancora Marilyn Manson and the Spooky Kids, prima di venire sostituito da Twiggy Ramirez. Il disco voleva rispondere al grunge imperante all’epoca, uscendo quasi in contemporanea a The Downward Spiral dei Nine Inch Nails di Trent Reznor, produttore dell’album. L’8 ottobre 2008, Stewart venne trovato morto per una sospetta overdose di droga nella sua casa a Burbank, in California.

 

4. Mike Starr – Alice in Chains

Michael Christopher Starr, nato ad Honolulu, fu tra i fondatori degli Alice in Chains. Dopo la registrazione di Dirt nel 1991, la dipendenza dall’eroina lo costrinse, nel 1993, ad abbandonare la band, venendo sostituito da Mike Inez, precedentemente in tour con Ozzy Osbourne. Viene trovato morto l’8 marzo 2011 in un residence sempre Salt Lake City dopo alcuni tentativi non riusciti di ripulirsi e alcuni arresti. Celebre e spesso criticata è stata infatti la sua partecipazione al reality americano Celebrity Rehab, giudicato dagli ex membri Jerry Cantrell e Sean Kinney come “disgustoso”.

 

3. Scott Weiland – Stone Temple Pilots e Velvet Revolver

Leader degli Stone Temple Pilots e poi del supergruppo Velvet Revolver formato con gli ex Guns N’ Roses Slash (chitarra solista), Duff McKagan (basso, cori) e  Matt Sorum (batteria, cori) Scott Weiland è morto per un’overdose di droga il 3 dicembre 2015, sul suo tour bus a Bloomington, nel Minnesota durante il tour dei Wildabouts, ultima band con cui ha suonato. Nel 1995, Weiland è stato condannato per l’acquisto di crack venendo condannato a un anno di libertà vigilata. Il suo uso di droghe non terminò dopo la sua condanna, ma aumentò, e si trasferì in una camera d’albergo per due mesi, accanto a Courtney Love, e lei dichiarò che i due si “bucarono per tutto il tempo”.

 

2. Chris Cornell – Soundgarden, Audioslave e Temple of the Dog

Il cantante dei Soundgarden fu trovato morto a 52 anni, nella sua stanza dell’MGM Grand Casino Hotel a Detroit il 18 maggio 2017, poche ore dopo il suo ultimo concerto. Nota è la sua dipendenza dalle sostanze, che lo avevano però indotto a reagire più di una volta, buttandosi nella musica: “A 13 anni prendevo droghe ogni giorno, a 14 avevo già smesso per via delle troppe brutte esperienze, fino a 16 anni non ho avuto amici. Non sono andato al liceo, mi hanno cacciato subito. Facevo il cameriere, il lavapiatti, le pulizie, qualsiasi cosa… Poi ho cominciato ad interessarmi seriamente al punk rock” aveva raccontato a Rolling Stone. L’overdose del suo compagno di stanza, Andrew Wood, lo portò poi a formare i Temple of the Dog, dove cantava insieme allo sconosciuto Eddie Vedder in “Hunger Strike”. Il resto è storia.

 

1. Chester Bennington – Linkin Park, Dead by Sunrise e  Stone Temple Pilots

Nato il 20 marzo 1976 a Phoenix, Bennington ha vissuto un’infanzia difficile e da adolescente è diventato dipendente da droga e alcool, problema che lo ha perseguitato per tutta la sua vita. Un mese prima della morte aveva detto all’amico Ryan Shuck, col quale aveva creato i Dead by Sunrise, che era sobrio da solo sei mesi. “Mi descriveva la sua battaglia con la dipendenza ora dopo ora», ha detto il chitarrista. «Se ci penso ora è terribile. Mi raccontava, nei minimi dettagli, cosa faceva quando aveva voglia di bere: “Affronto le mie giornate un’ora alla volta”. gli aveva rivelato il cantante. Il corpo senza vita di Bennington  è stato ritrovato nella sua casa di Palo Verdes Estates, nella contea di Los Angeles il 20 luglio 2017. La causa della morte è stata suicidio, con tracce di alcool e farmaci trovate nel suo sangue dopo l’autopsia. Chester era grande amico di Chris Cornell, morto due prima e cantò al suo funerale “Hallelujah”:

 

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