Il rock è pieno di “what if”, ma pochi bruciano ancora come l’addio di Dave Abbruzzese ai Pearl Jam. Era l’agosto del 1994, l’era di Vitalogy, e mentre la band di Seattle scalava le vette del mondo, il motore ritmico dietro le pelli veniva improvvisamente spento.
Per anni la questione è rimasta avvolta in una nebbia di “divergenze caratteriali”, ma recentemente, ai microfoni di Live From My Drum Room, lo stesso Dave Abbruzzese ha fatto luce sulla dinamica di una rottura che non è stata né consensuale né particolarmente dolce.
Nonostante il suo contributo fondamentale nel definire il suono di album iconici come Vs., il batterista ha confessato come la decisione sia arrivata dall’alto, comunicata dal chitarrista Stone Gossard in modo quasi brutale:
“Mi disse semplicemente che le cose non funzionavano più e che dovevano andare avanti senza di me. Non ci fu una vera discussione, solo la fine del viaggio.”
Il motivo profondo, oltre alle note frizioni con Eddie Vedder riguardo allo stile di vita e alla gestione dell’attivismo politico della band, sembra risiedere in una mancata sintonia umana che col tempo è diventata un baratro. Dave Abbruzzese ha ricordato con una punta di amarezza come, nonostante la potenza sprigionata sul palco insieme a Mike McCready e Jeff Ament, il legame fuori dal furgone si fosse ormai logorato.
“Credo che il mio entusiasmo e il mio modo di vivere il successo spaventassero o irritassero gli altri. Ero un tipo diretto, forse troppo per l’atmosfera che si respirava nel gruppo in quel periodo.”
Sostituito poi da Jack Irons, il batterista non è mai più tornato nel giro della band, venendo persino escluso dalla cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame , una ferita che ancora oggi divide i fans dei Pearl Jam tra chi rimpiange la sua tecnica esplosiva e chi accetta la direzione più cupa e introspettiva presa successivamente dal gruppo.

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