Nel mondo delle sei corde, i confronti sono inevitabili. Ma ogni tanto arrivano parole che spostano il focus: non sulla competizione, ma sull’essenza stessa della musica. È quello che è successo quando Ron ‘Bumblefoot’ Thal ha parlato di Slash, offrendo una riflessione tanto semplice quanto potente.

Durante una recente intervista con “The Card King Sports And Variety Show”su “Kmet1490A.M”, Bumblefoot ha ripercorso il suo ingresso nei Guns N’ Roses, avvenuto nei primi anni 2000 anche grazie a una segnalazione di Joe Satriani. Un’esperienza durata anni, tra tour intensi e la partecipazione alla lavorazione di Chinese Democracy, che ha rappresentato una fase importante ma non definitiva del suo percorso artistico.

La scelta di lasciare la band, infatti, è maturata da un’esigenza precisa: tornare a creare, sperimentare, insegnare. In altre parole, tornare a essere pienamente se stesso. 

Ma è parlando di Slash che il discorso si è fatto  ancora più interessante. Lontano da qualsiasi paragone sterile tra tecnica e stile, Bumblefoot riconosce senza esitazioni il valore iconico del collega: un chitarrista capace di scrivere riff immediatamente riconoscibili, melodie che restano impresse al primo ascolto.

Bumblefoot definisce Slash un’icona e dice che molti ragazzini hanno cominciato a suonare anche grazie a lui.

Slash, inoltre ha composto riffs riconoscibili al primo istante. Un talento che non è proprio da tutti ed è soltanto un pregio.

Il punto, però, non è stabilire chi sia “migliore”. È comprendere che esistono linguaggi diversi, tutti necessari. Da una parte chi costruisce complessità col suo essere shredder , dall’altra chi parla direttamente al cuore del pubblico. E nel mezzo, un equilibrio che rende il rock un universo così ricco.

Bumblefoot lo riassume con una filosofia chiara: essere autentici. Non inseguire il consenso a tutti i costi, ma riempire quello spazio creativo che ognuno, a modo suo, è chiamato a occupare. Per alcuni sarà la radio, per altri colonne sonore, videogiochi o progetti più di nicchia. Tutto ha un senso, se è vero.

In un’epoca spesso dominata da numeri e visibilità, parole così riportano la musica al suo punto di partenza: identità, espressione, libertà.

 

Mauro Brebbia
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