Il chitarrista degli Exodus, Gary Holt, ha recentemente parlato a Moshville Times, con grande sincerità della sua vita nel mondo del metal, sottolineando come la passione per la musica sia sempre stata la vera forza che lo ha spinto ad andare avanti per oltre quattro decenni di carriera. In una nuova intervista, il musicista ha raccontato cosa significhi realmente vivere suonando in una band thrash metal, lontano dagli stereotipi di ricchezza spesso associati alle rockstar.

Holt è entrato negli Exodus quando aveva appena 17 anni e, a distanza di oltre quarant’anni, continua a considerare la band una vera e propria “ragione di vita”. Anche nei periodi in cui ha suonato con gli Slayer, esperienza iniziata nel 2011 dopo la malattia di Jeff Hanneman, il chitarrista ha sempre sentito forte il richiamo della sua band originaria.

Il musicista ha raccontato con ironia le differenze tra i grandi palchi e le situazioni più spartane del circuito metal: dopo aver suonato davanti a migliaia di persone con gli Slayer, si è ritrovato pochi mesi dopo nei piccoli club europei con gli Exodus, arrivando perfino a usare docce improvvisate nei locali. Eppure, proprio quella dimensione più autentica rappresenta per lui il vero spirito del metal.

Con grande realismo, Holt ha spiegato che la vita di un musicista metal non è necessariamente sinonimo di ricchezza.

Il chitarrista ha dichiarato di non essere ricco, ma di riuscire comunque a vivere grazie alla musica: per lui il fatto di poter guadagnare suonando la chitarra è già un privilegio enorme. Proprio per questo non pensa affatto al ritiro: continuerà a lavorare e a suonare finché potrà, perché considera la musica il lavoro che ama più di ogni altra cosa.

Curiosamente, Holt ha rivelato che le sue fonti di ispirazione non provengono necessariamente dal metal moderno. Tra gli artisti che ascolta più spesso ha citato addirittura Adele, confessando di essere quasi ossessionato dalla sua musica.

Tra i suoi eroi musicali resta però Prince, che considera una delle più grandi influenze artistiche della sua vita. Allo stesso tempo continua ad ascoltare le band che lo hanno formato durante l’adolescenza, come Thin Lizzy, Nazareth, AC/DC e Scorpions.

Nel frattempo gli Exodus si preparano a pubblicare il loro dodicesimo album in studio, “Goliath”, previsto per il 20 marzo tramite Napalm Records. Il disco segna una nuova fase per la band, anche dopo i cambiamenti di formazione avvenuti negli ultimi anni, tra cui il ritorno alla voce di Rob Dukes al posto di Steve “Zetro” Souza.

Dopo più di quarant’anni di thrash metal, Gary Holt resta una delle figure più rispettate della scena. E se la ricchezza non è arrivata come molti potrebbero immaginare, la possibilità di vivere grazie alla propria passione è, per lui, la vera vittoria.

 

 

 

 

 

Mauro Brebbia
Author

Comments are closed.