Il ritorno sulla scena dei Rush – con Geddy Lee al basso e voce, e Alex Lifeson alla chitarra – apre un nuovo capitolo. Per la serie di concerti estivi del 2026, benché il calendario sia limitato, la band ha scelto una batterista di grande talento: Anika Nilles. In occasione di un’intervista, Lee ha offerto il suo punto di vista sulla scelta e sul lavoro con Nilles.
Geddy Lee spiega che la decisione è stata sofferta: dopo la scomparsa di Neil Peart nel 2020, sostituire «l’irreplaceable» è stato un grosso cruccio. «Come possiamo rimpiazzare l’insostituibile…?», ha dichiarato.
Poi racconta l’excursus:
«Il mio tecnico del basso, Skully John McIntosh, durante l’ultimo tour con Jeff Beck, suonava con Anika Nilles — una batterista eccezionale. Ogni volta che tornava a casa non faceva che parlarne, entusiasta. Così abbiamo deciso di provare come sarebbe stato suonare con un altro batterista… e alla fine ci siamo totalmente convinti: sarebbe stata la scelta giusta per noi. Sì, è davvero una musicista incredibile.»
Lee sottolinea come non solo Nilles fosse “delle sue parti”, ma anche già affermata e con un’ampia esperienza internazionale, e questo li ha convinti.
Un punto rilevante è che Anika non è cresciuta quale grande fan dei Rush:
«Lei non era una fan dei Rush… quindi è stato un compito piuttosto impegnativo. Abbiamo dovuto analizzare ogni canzone, spiegando le sfumature e la natura un po’ stravagante del modo in cui i nostri brani sono costruiti. A volte si è sentita un po’ affranta, ma è una gran lavoratrice, non si ferma mai. Ha una grande padronanza tecnica e un atteggiamento positivo.»
Lee afferma di aver apprezzato il fatto che Anika «si è approcciata ai Rush senza alcun preconcetto», e ciò ha offerto nuovi stimoli alla band.
Inoltre alla domanda fatidica «Quant’è difficile succedere a Neil Peart?», Lee risponde con sincerità: definendolo un ruolo “quasi impossibile” e spiega che il processo non è stato un’audizione formale ma un esperimento, una sessione in studio in Canada per capire se ci fosse alchimia.
«La nostra idea non era quella di diventare i Rush 2.0, ma di rendere omaggio alla nostra musica, al nostro fratello scomparso e di onorare e celebrare le nostre canzoni.»

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