Giulio Garghentini – Intervista 2015

Photo di DIego Cambiè

 

Ci sono artisti che sanno trasformarsi, adattarsi alle situazioni, artisti che sanno interpretare personaggi e vestire i panni di intoccabili rockstars. Ci sono artisti incapaci di esprimersi se non attraverso la propria arte…quelli che non si aprono al mondo perchè la musica è la loro unica amica… e poi ci sono i fuochi d’artificio. Sono quegli artisti che quando capita di scambiare due parole sembrano sempre intenti a fantasticare su qualcosa che non ci riguarda, e li senti mugugnare cose come “stasera non ero in forma” con l’aria di chi l’anima l’ha venduta al diavolo, perchè tu hai appena trascorso due ore a chiederti (col resto del pubblico presente) da dove diamine potesse uscire tutta questa energia dirompente da una persona sola. Giulio Garghentini è un cantante pirotecnico. Se vi capiterà di vederlo sul palco stenterete a credere che un performer così grintoso, esplosivo, insopportabilmente preciso e sorprendentemente instancabile possa aver trascorso mezz’ora del suo tempo a raccontarmi tutte queste cose con una semplicità quasi imbarazzante.

Lo aspetto al termine della bellissima serata organizzata a Trescore Cremasco in collaborazione con ADICA Associazione per la difesa del Cane ONLUS e tira un gran vento, quindi ci rintaniamo in macchina per fare due chiacchiere senza volare via. 

Long Live Rock’n’Roll:

Comincerei proprio da questa bella serata appena trascorsa. Hai avuto il piacere di esibirti nella tua città (Ndr Giulio vive proprio a Trescore),  sono curiosa di sapere se è proprio qui che tutto ha avuto inizio.

Giulio: Io sono nato a Milano, ma mi sono trasferito qui all’età di 9 anni e mi sono sentito subito “adottato” da questo paesino. La mia passione per la musica però ha avuto origine ai tempi in cui vivevo nell’hinterland milanese, grazie a mio cugino Paolo che era un musicista…sai uno di quelli con l’Enduro con su il teschio (Ndr ride)…mi ha sempre affascinato moltissimo. Fu proprio lui a regalarmi “Ghost in the Machine” dei Police (Ndr 1981 A&M Records) e io ne rimasi folgorato!Mi piaceva tutto di quell’album, ero innamorato perfino della copertina…da lì in poi, non so perchè, è scattata questa passione per la musica. Durante l’adolescenza poi mi sono avvicinato all’hard rock, al metal, ma – e questo ha sicuramente influenzato il contenuto di “Believe” (Ndr l’album di debutto di Giulio Garghentini) – sono sempre stato anche un grande fan di un certo tipo di Pop di classe e del lato più “bluesy” dell’hard rock.

Long Live Rock’n’Roll:

queste influenze blues sono particolarmente belle da godere dal vivo, stasera ne avete dato prova, hai una band straordinaria al tuo fianco!

Giulio: Sono dei musicisti davvero incredibili e particolarissimi. Non capita tutti i giorni di svegliarsi con una band in cui uno ti suona l’Hammond, uno ti suona la chitarra come la suona Mario Percudani… e poi avere la precisione di Paolo Botteschi alla sezione ritmica e il basso di Gianni Grecchi….è una band che mi ha permesso di realizzare il mio sogno, che fondamentalmente era quello di fare un album senza una connotazione ben definita, ma che rispecchiasse un pò tutti i miei gusti. 

Long Live Rock’n’Roll:

Chi sono i cantanti che ti emozionano di più?

Giulio: Ah, ce ne sono tantissimi! Stevie Wonder per esempio è uno che qualsiasi cosa canti la rende fantastica. Se tu scrivessi un pezzo brutto e lo mettessi in mano a lui diventerebbe un capolavoro.  Lenny Kravitz  ha una versatilità e un soul nella voce davvero pazzeschi, per non parlare della classe negli arrangiamenti, quel groove… Ma ho avuto davvero moltissime ispirazioni diverse. Mi ricordo che all’età di dodici anni con “Ciao 2001” (Ndr rivista settimanale italiana degli anni settanta/ottanta di argomento musicale) vinsi un disco di George Michael…io amo moltissimo questo artista, così come Michael Jackson, Kenny Loggings, Terence Trent D’Arby. Poi sono cresciuto cantando l’hard rock americano di fine anni ’80, ascoltando i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Thin Lizzy, gli Whitesnake…durante una vacanza in Toscana ho perfino comprato la musicassetta degli Anthrax, “Fistful of Metal”! Come vedi ascolto davvero i generi più disparati, purchè mi diano emozione…anche se la costante che non deve mai mancare è sentire un bravo cantante. A mio avviso anche se una band è molto valida e fa bellissimi pezzi, un bravo cantante darà sempre quella marcia in più e farà la differenza.

Long Live Rock’n’Roll:

E cosa possono aspettarsi  le persone che comprano il tuo disco, come è nato Believe?

Giulio: I pezzi di “Believe” sono nati tutti di martedì mattina; io e Mario Percudani ci siamo incontr12053376_10206807526138603_1007054206_nati ogni martedì per circa sei mesi! Pensa che ci siamo conosciuti perchè avevamo lo stesso agente per l’estero. Una sera, durante una data col mio tributo ai Bon Jovi, i Dream Company, al LIVE Club di Trezzo, lui e Josh (Ndr Zighetti, voce degli HungryHeart) sono venuti a sentirmi proprio su suo consiglio. Alla fine del concerto Mario mi ha detto “perchè non passi in studio da me martedì”? Ed è inizato tutto… Penso che prima o poi dovremo fare un disco intitolato “martedì” (Ndr ride)…Ai tempi parlammo di un disco hard rock, poi è nata una grande amicizia, e per me Mario è diventato davvero un fratello. Abbiamo una grande intesa, non avrei potuto sperare in un produttore migliore per il mio lavoro! Da quando ci siamo conosciuti abbiamo fatto insieme moltissime cose, c’è un grandissimo rispetto reciproco. Gli ho spiegato che mi piacevano tante cose, tutte diverse, e lui è stato felice di concordare con me che ci saremmo concentrati solo sullo scrivere canzoni “belle”, non per forza circoscritte ad un unico genere musicale. Questo a volte può penalizzare, sai ti viene da pensare “in che mercato lo piazzi un album così”? Noi ce ne siamo un pò fregati, perchè è venuto fuori un bellissimo album sebbene sia difficile dargli una connotazione precisa.

Long Live Rock’n’Roll:

Potremmo chiamarlo semplicemente il “genere Garghentini”!

Giulio: Lo scopo era proprio questo! Creare il mio genere! Ti dico una news in anteprima: io e Mario a maggio abbiamo scritto un nuovo singolo che uscirà nei prossimi mesi! Ne siamo entusiasti! Mario mi ha insegnato molte cose sulla scrittura, lui è davvero un song writer eccezionale, con degli spunti e delle idee micidiali…tu gli porti un bel brano, e lui ti trova l’ingrediente speciale. Ti dico solo che per il pezzo “My Jesus” io avevo scritto la prima parte, la strofa, quel cambio, ma mancava un ritornello, e Mario ha trovato quel finale gospel assolutamente geniale. 

Long Live Rock’n’Roll:

Tu militi anche in un altra band, i conosciutissimi Dream Company,che sono uno dei tributi ai Bon Jovi più stimati in Italia!  (Attivo da 10 anni con più di 400 date live). Cosa puoi raccontarci in proposito?

Giulio: In passato per anni tutti mi hanno suggerito tante di quelle volte di mettere su un tributo ai Bon Jovi… ma io volevo fare la mia musica, provavo 4 sere a settimana, scrivevo le mie cose, per un decennio ho lavorato duro con la mia band.  Poi sono arrivati i Dream Company, e in questa band abbiamo l’immensa fortuna di avere oltre a me due bravissimi cantanti che danno un apporto corale significativo, rendendoci davvero unici e completi. Per aggiungere altre novità, e questo è un annuncio davvero importante…. dopo aver fatto davvero tanta strada suonando su palchi impegnativi anche all’estero davanti a 15 mila spettatori, siamo giunti alla conclusione che sia arrivato il momento di fare qualcosa di nostro. Quindi in esclusiva ti rivelo che prossimamente uscirà un lavoro di inediti targato Dream Company per Tanzan Music! Io e i ragazzi siamo davvero onorati di lavorare con un produttore come Mario Percudani che gode della stima di tutti. La visibilità che abbiamo acquisito negli anni ci permetterà sicuramente di calcare di nuovo palchi importanti e cercheremo di fare entrambe le cose, di proporre anche i nostri pezzi.  

Long Live Rock’n’Roll:

Che bella notizia! Non siete la prima tribute band che affronta questo passaggio, penso ai Big Ones...(tributo agli Aerosmith)

Giulio: si, esatto. Loro sono dei grandi amici, abbiamo suonato spessissimo insieme e penso proprio che lo faremo ancora. I Big Ones  hanno optato per cantare in italiano, noi proporremo melodic rock internazionale in inglese, stiamo già lavorando sui brani. La cosa ci emoziona molto, dopo oltre 400 date è difficile rimanere coesi, finisci a fare sempre le stesse cose, e questo nuovo progetto ci ha ridato linfa ed energia. Senza contare che per me lavorare con Tanzan è come avere una casa produttrice di felicità. Io in genere mi affido molto agli altri, quando trovo persone competenti che stimo cerco sempre di carpirne i segreti.  Appena scritto il testo del nuovo singolo, l’ho mandato a Mario per avere un parere, e considera che lui nella scrittura testi è un vero drago, perchè ha una capacità imbattibile di sposare metrica e musica…ecco lui mi ha fatto i complimenti e per me è stato un vero onore. Anche se lo conosco bene, uno così che mi fa un complimento su una cosa che inevitabilmente sa fare molto meglio di me mi fa vivere bene una settimana!

Long Live Rock’n’Roll:

Parliamo invece di canto. Tu sei, oltre che un bravissimo cantante, anche un insegnante, un vocal coach. Sul tuo sito www.giuliogarghentini.com ho letto cose interessantissime a proposito di una tecnica di insegnamento, so che hai ottenuto la licenza CMT (Certified Master Teacher) del metodo Estill Voice Training. In cosa consiste esattamente?

Giulio: Ho cominciato a cantare quando avevo 16 anni, poi ho iniziato a studiare seriamente. Però mi sono reso conto quasi subito che gli approcci tradizionali italiani non erano di grande aiuto. Estill Voice Training è stata una bella scoperta, è un metodo completo per lo studio e la didattica della voce cantata e parlata creato da Jo Estil che ha deciso di dare un nome a tutto ciò che riguarda la voce rendendola non più astratta, ma creando esercizi, lavorando coi foniatri per farci capire cosa accade nel nostro corpo quando cantiamo e ottenere un controllo muscolare completo. Un aspetto che io reputo importante è senz’altro quello di abbinare sport e canto; io per esempio ho bisogno di essere in ottima fisica per le mie performance; sai quando canti tre sere di fila a certi livelli soprattutto un genere come questo devi avere un controllo muscolare notevole per non crollare, o come stasera per portare a casa la serata anche da malato. Proprio di recente insieme ad alcuni membri del team dell’Estill voice training sto studiando un protocollo di allenamento a 360° per migliorare aerobicamente la resa ed essere sempre preciso, imparare a sentire i tuoi muscoli abbinando un pensiero al movimento di piccoli muscoli che non vedi. Quando fai una nota e devi farne una immediatamente successiva un ottava e mezza sopra – e nel rock di questi passaggi ce ne sono tantissimi – devi imparare ad agganciare una certa muscolatura. Il nostro sarà un vero e proprio protocollo che sviluppi la capacità di coordinazione tra il cervello e i muscoli. Ho già sperimentato alcune cose a lezione sui miei studenti ottenendo dei grossi risultati ma essendo molto pignolo tengo a creare qualcosa di assolutamente perfetto e ci sto ancora lavorando.

Long Live Rock’n’Roll:

Qual è il consiglio più importante  che di solito dai ai tuoi allievi o a chi chi si vuole avvicinare al canto?

Giulio:  Quando studiate canto cercate di ottenere tutte le risposte. Se trovate qualcuno che vi dice “questa è una cosa astratta” chiedetevi se è la risposta che volevate. La parte astratta del canto c’è già, usare la voce non è come avere in mano la chitarra, questo può essere un handicap. L’unico modo per superarlo è imparare a usare tutto ciò che abbiamo, conoscere i nostri movimenti e sapere a cosa portano, è un approccio forse molto tecnico, e qualcuno dirà come al solito “ma tutti questi tecnicismi non tolgono spontaneità?” Io ti dico assolutamente no. Perchè avere il pieno controllo delle proprie capacità e la padronanza del proprio strumento non può che dare ulteriore sicurezza a chi lo utilizza, si guadagna in tranquillità e ci si mette in condizione di fare ancora meglio,  per essere sicuri di arrivare dove si vuole con precisione, andando a toccare corde ed emozioni che senza controllo sarebbero irraggiungibili. La tecnica nel canto è fondamentale; una tecnica sbagliata è distruttiva, una tecnica chiara e oggettiva è molto utile perchè salvaguarda il tuo strumento e ti permette di affrontare al meglio anche le serate “difficili” come questa, in cui non ero al 100%.

Long Live Rock’n’Roll:

a proposito di questa bella serata dedicata ai nostri amici a quattro zampe; tu sei davvero una persona dal cuore grande, ti stai adoperando moltissimo per una causa in cui credi, e lo fai sia economicamente sia artisticamente. Ci vuoi raccontare come nasce e in cosa consiste la tua collaborazione con ADICA?

Giulio: tutto è nato dal fatto che io sono un grande amante degli animali, ma ho sempre avuto un bellissimo rapporto coi cani e sono molto sensibile al tema dell’abbandono e a quello dell’avvelenamento. Pensa, magari tu cresci il tuo cane come un membro della famiglia, un giorno vai a passeggio con lui e qualche assassino ha buttato sul tuo cammino una polpetta avvelenata o imbottita di chiodi. Queste persone non riesco a capire cosa abbiano nella testa. Soffro molto per queste cose, ho scritto più di una volta in proposito, i cani hanno un mucchio di problemi  a causa degli uomini. Nel disco c’è questo pezzo “So Beautiful” che affronta il tema dell’abbandono. (Ndr quello che sta per dire Giulio mi ha sinceramente commossa) Mi sono immaginato in un momento di forte emotività cosa può passare nella testa di un cane nel momento in cui viene abbandonato. Il cane del mio brano non sa di essere stato abbandonato, ma crede di essersi perso, e si da la colpa di non riuscire a trovare il suo padrone, e passa tutto il resto della sua vita a pensare che sia il padrone a stare male per il dolore di averlo perso. Il brano è stato capito molto bene dai ragazzi ed è stato arrangiato in una maniera stupefacente, tant’è vero che la prima volta che Mario mi ha fatto sentire la parte strumentale mi sono commosso. Ho sempre avuto in mente di fare qualcosa di concreto per questa causa con la mia musica, e quando ho sentito parlare dell’ADICA (Ndr Associazione per la difesa del Cane ONLUS) e del Rifugio del cane di Lodi mi sono subito attivato per aiutarli. Loro sono fantastici, hanno preso questa struttura gigantesca e quindi necessitano di molto aiuto, come sempre quando si fanno le cose in grande bisogna cercare di sovvenzionarle. Abbiamo realizzato questo bellissimo video della canzone che ti dicevo, con la regia di Roberto Lena che ha avuto l’idea di far riflettere su come i cani vengano abbandonati ogni giorno in mezzo a noi  e noi neanche ce ne accorgiamo. Mi ha portato una domenica mattina in Corso Roma a Lodi con la gente che passava e non capiva. Io che di solito affronto palchi e pubblici importanti mi sono spaventato all’inizio ma poi è stato veramente belllo stare lì in mezzo ai passanti a registrare le scene. Quando hanno girato la scena dell’abbandono invece, che è molto forte, non ho voluto esserci, e non riesco tuttora a vederla. Consiglio a tutti però di guardare il video, perchè quello che vorrei, al di là dell’aiuto che spero di dare con la mia musica, (Ndr Il ricavato delle vendite di “Believe” va in beneficenza all’associazione), l’idea è far conoscere l’ADICA. E vorrei fare anche un ulteriore appello: andate ad adottare i cani nei canili, NON COMPRATELI, perchè così favorite il traffico di cani, è un’ assurdità non pensare a tutti i cani abbandonati che ci sono già in strada. Il mio è un pastore australiano mezzo meticcio, lo amo alla follia…quando il più tardi possibile lui non ci sarà più andrò sicuramente al canile e aspetterà che un muso nuovo si innamori di me. Fate vedere il video, condividete il messaggio: il cane è un membro della famiglia.

Ringrazio Giulio e il suo cuore immenso, e vi lascio i suoi saluti e il suo sorriso, segnalandovi i prossimi appuntamenti ai quali potrete avere il piacere di sentirlo dal vivo:

25 settembre 2015
TARTARUGA
Villa Guardia (CO)
02 ottobre 2015
BELIEVE+HUNGRYHEART
Bellott’s pub Cappella Cantone (CR)

 

 

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