Quando si presenta sul palco, circa alle 21:15, si nota subito che Sinèad O’Connor non è più quella bellezza androgina dotata di due meravigliosi occhi verdi che tutti hanno imparato a conoscere e ad amare nel video di “Nothing Compares To You”.

Convertitasi da diverso tempo all’Islam, calca il palcoscenico del Campus Industry Music, vestita con un burka nero che le lascia scoperto solo il viso e a piedi completamente scalzi. Il fascino, nonostante i suoi 53 anni, è rimasto, così come quegli occhi, due enormi smeraldi pieni di luce e di emozioni contrastanti.

Ma, quel che più conta, è rimasta la voce.

Una voce armoniosa, calda, suadente, struggente, malinconica. Un caledoscopio di colori e di sensazioni e emozioni impagabili, tanto che se si vuol chiudere per un attimo gli occhi, se ne viene rapiti ad un punto tale da immaginare di essere in paradiso, a colloquio con un angelo.

La Sinèad di stasera è di buono, anche ottimo umore.

Sorride tra un pezzo e l’altro, ringrazia il pubblico, ma non lo arringa. Zero prediche, zero invettive. Tutt’al più, presenta e ringrazia la band che l’accompagna in tour.

Non si direbbe mai per una che, da ragazza, ha avuto il coraggio di stracciare in diretta alla televisione americana, davanti a milioni di telespettatori, una foto dell’allora pontefice Giovanni Paolo II, di guardare con sospetto e sdegno al clero, reo secondo lei di “predicare pace e amore, per poi infierire con violenza inaudita e sadismo sugli innocenti”.

La Sinèad O’Connor del 2020, è una donna diversa, cambiata. Sarà la maturità portata anche dall’essere due volte madre, o semplicemente dallo scorrere inesorabile del tempo.

Per carità, non s’è tradita, né tantomeno ha tradito.

Ha solo imparato, con il tempo, ad essere ancora più ‘ferale’ nel manifestare le sue opinioni, senza tuttavia turbare la sensibilità di chicchessia.

Alla faccia di chi la voleva artista assolutamente ingestibile, troppo controversa, soggetta a fin troppi sbalzi d’umore (è afflitta da tempo da sindrome da disturbo bipolare).

Saranno ben 17 i brani che l’artista irlandese presenta questa sera sul palco del Campus Industry Music, e che coprono il recente passato (due estratti sia da “How About I Be Me (And You Be You)” del 2012, che dal controverso “I’m Not Bossy, I’m The Boss” del 2014), e gli esordi fino al notevole “Universal Mother” del 1994, tuttavia ignorando totalmente lo splendido debutto discografico del 1987, “The Lion And The Cobra” così come quasi tutta la produzione dei primi anni 2000, con l’eccezione del discreto “Faith And Courage”, rappresentato nella setlist di stasera da “Jealous” e “Hold Back The Night”, non a caso i due migliori brani di quell’album.

La O’Connor regala al competente ed appassionato pubblico parmense anche due cover, la celeberrima “Nothing Compares To You” di Prince (per quanto molti ancora oggi la identifichino come un brano originale della cantante di Dublino), e “Queen Of Denmark” di John Grant, uno dei più interessanti artisti di ‘chamber pop’ o ‘pop da camera’ degli ultimi anni, posta in apertura.

Peccato anche per la band, ordinata e precisa, ma forse anche troppo ‘sugli scudi’. Volumi un po’ bassi, e mancanza di un po’ di grinta e mordente in più che non avrebbero affatto stonato.

E’ comunque verosimile ritenere che sia una scelta assolutamente ‘studiata’ quella di stasera per far risaltare ancora di più lo ‘strumento voce’ sugli altri, relegando –purtroppo- i pur validi componenti della band della O’Connor al ruolo di meri esecutori.

Esemplificativo di tutto ciò è il fatto che, al termine dell’esibizione, saranno ben due i brani cantati “a cappella” da Sinèad O’Connor, di cui uno con la partecipazione dei due chitarristi che l’accompagnano stasera.

Scaletta discutibile e band ‘ridimensionata’ dalla leader a parte, un concerto comunque assolutamente di prim’ordine, in cui Sinèad O’Connor ha dimostrato ancora una volta tutto il suo valore di artista, ma soprattutto, di possedere ancora –nonostante un’insistente tosse che l’ha perseguitata per tutta la durata del concerto di stasera- una voce che ha pochi eguali nel panorama pop/rock odierno, a livello femminile e non solo.

Si ringrazia BPM concerti

 

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