Intervista Esclusiva a David Reece

 

C’era un video in rotazione su MTV (quando ancora aveva un senso chiamarla “Music Television”) nel lontano 1992; si trattava di “Loaded Gun”, dei Bangalore Choir. Ricordo quel video principalmente per via di un biondissimo cantante dalla voce inconfondibile; David Reece, (già componente degli Accept). David in quei fotogrammi non faceva nulla di particolare, se non cantare come un dio e tenere col suo carisma chiunque lo ascoltasse incollato allo schermo. Ho rivisto quel video molte volte negli anni, e da allora ne sono passati ben 23, e ritrovarmelo davanti nel backstage della Hall of Fame di Wetzikon – Svizzera poco prima del concerto dei Bonfire è stato qualcosa di a dir poco surreale. David è un uomo imponente, estremamente affascinante e carismatico, una di quelle rockstar che hanno visto gli anni d’oro di un’epoca e se li portano addosso come un meraviglioso e svolazzante mantello. Reece indossa un paio di occhiali da sole ingombranti e sorride in maniera disarmante mentre mi invita ad accomodarmi in un angolo per parlare un pò, e col sottofondo della band di apertura ci mettiamo a chiacchierare con estrema naturalezza, come due vecchi amici davanti a un caffè.

Prima di tutto lascia che ti chieda, se dovessi presentarti a qualcuno che non ricorda o non sa chi sei, come ti descriveresti arrivato a questo punto della tua vita e della tua carriera?

A questo punto della mia carriera, credo di essere una persona che soprattutto crede in ciò che fa, e non potrebbe mai fare qualcosa che non condivide o che non senta giusta per sé. Un tempo le decisioni importanti per le band venivano prese dal management o dalle etichette discografiche…ti dicevano “facciamo così, sarà grandioso, fidati!” E io acconsentivo, me nel mio cuore sentivo che qualcosa non andava… Ho lasciato la musica per circa 9 anni, e sono tornato con l’idea di dire sempre la mia, dare il 100% impegnandomi al massimo e di non lasciarmi mai trascinare nelle idee folli di qualcun altro a meno che non siano davvero delle buone idee. Tutto ciò che sono tenuto a fare è esibirmi al meglio delle mie possibilità, tenendomi alla larga dalle cattive influenze e dalle persone negative. Io dico sempre “ci dormirò sopra” prima di dire si o no, perchè il settore in questo momento sta attraversando una fase davvero difficile, e moltissime persone annaspano pur di avere successo, ed è il motivo principale per cui non arrivano da nessuna parte! Oggi io ho 55 anni; sono in questo mondo da moltissimo tempo e posso dire di aver visto e provato davvero tutto…ora voglio solo essere autentico. Non mi importa essere carino o scrivere canzoni noiose, voglio solo cantare al massimo delle mie potenzialità ogni giorno ed essere in salute. Prendi per esempio un artista come Paul Rodgers: quell’uomo ha quasi 70 anni ed è ancora un grande performer, e questo perchè beve caffè e si prende cura di se stesso! Io voglio continuare ancora per molto, molto tempo.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?

Ero alle elementari. Il nome della mia insegnante di canto era Mrs Harnick. Un giorno mi presentai alle prove del coro e lei mi disse “wow David tu sai cantare!” Mi chiese di eseguire “Yesterday” dei Beatles davanti a 200 ragazzini durante uno spettacolo, praticamente tutta la scuola era lì a vedermi, mentre lei mi accompagnava alla chitarra…ero terrorizzato! Andò alla grande e tutti impazzirono per me. Avevo solo 8 anni…in quel periodo i bambini a scuola mi picchiavano perchè consideravano il canto una cosa da femminucce, e io ero spaventato al punto che smisi di farlo. Per fortuna la mia insegnante venne a casa mia tante di quelle volte a dire ai miei genitori “vi prego, fatelo cantare, non deve smettere”…

C’è mai stato qualcuno della tua famiglia che non credeva che il canto e la tua passione per la musica fossero una buona idea?

Beh, no, però spesso mi sono sentito dire “ok, divertiti, purchè ad un certo punto tu cresca e ti trovi un vero lavoro!” Sai, mio padre era un chimico e un uomo di grande successo. Quando entrai a far parte degli Accept; probabilmente si rese conto che qualcosa di grosso stava accadendo, perchè mi vedeva andare in tour e girare il mondo… pensa che iniziò perfino a bazzicare i vari backstage, incontrare le altre band…

Quand’è stata la prima volta in cui hai pensato “ok, ce l’ho fatta, sono una rockstar”

Direi con gli Accept. Le persone generalmente avevano due reazioni nei miei confronti in quel periodo: o mi amavano o mi odiavano per aver sostituito Udo ( Ndr Udo Dirkschneider nel 1988). In moltissimi mi dicevano “sei bravissimo, ma noi vogliamo la vecchia band”.  Eppure c’erano quei momenti in studio, o in tour, in cui percepivo quell’energia incredibile del pubblico, che è la miglior droga che tu possa provare , perchè non c’è nulla di simile o altrettanto intenso al mondo. Prendi stasera: per me non fa differenza davanti a 300 o ventimila persone.  Se non dessi il 100% davanti a 50 spettatori non sarei in grado di dare nulla nemmeno a ventimila spettatori; queste persone sono qui per sentirmi cantare, e io voglio portare a casa il risultato. Oggi la mia voce è un pò stanca, sono stato in studio tutta la settimana con Mario Percudani, ma so che posso farcela al meglio, psicologicamente è sempre una lotta, e combatterò come ogni volta.

Qual è stato il posto più folle in cui ti è capitato di suonare?

Messico! (Ndr risponde di botto e scoppia in una fragorosa risata) Eravamo in tour con i Lynch Mob a Tijuana, e la gente era davvero folle…hai presente il film “Mad Max”? Sembrava di esserci dentro. La gente saltava dappertutto, le persone avevano con sè armi di ogni tipo…George Lynch finì perfino per fare a pugni con della gente….fu il caos più totale! Sangue, pistole, violenza…davvero terrificante.

Ti è mai capitato di suonare in Giappone? Lì i fan, al contrario, sono estremamente composti.

Mai stato in Asia! Ma con i Bangalore Choir una volta mi ritrovai a passare delle ore all’aeroporto di Los Angeles in attesa di una coincidenza per poi sentirci comunicare che il tour era stato cancellato! Ma i fans giapponesi li ho incontrati e sono piuttosto strani… (Ndr commenta divertito) vogliono sempre fare le foto alle mie mani, ai miei piedi, perchè sono un uomo imponente, coi capelli biondi… ti chiedono che numero porti di scarpe… sai loro sono tutti così minuti… è strano!

Sono curiosa di sapere qual è la tua canzone preferita di sempre.

Che domanda difficile… vado sempre a finire su Paul Rodgers e i Bad Company. Lui ha questo modo così autentico di esibirsi e presentare le sue canzoni… se devo nominartene una direi “Can’t get enough of your love”. Ma anche “Silver, Blue & Gold” ….ma anche le canzoni dei Free…e poi i Led Zeppelin, che mi accompagnano da sempre.

Se potessi scegliere alcuni artisti del passato che ti piacerebbe avere a tavola per una cena, chi inviteresti?

Freddy Mercury e Stevie Ray Vaughan assolutamente, sono due artisti che mi hanno toccato in maniera profonda… e poi vorrei togliermi lo sfizio di fare una jam con John Bonham dei Led Zeppelin, sarebbe fantastico dividere un palco e un’esperienza simile con lui!

E‘ davvero bello vederti così sorridente e appassionato nel raccontarti, si vede che la musica ti è mancata parecchio ma bruci ancora della stessa passione.

Sono davvero un uomo felice. Mi sono preso una pausa dalla musica, sai, la mia carriera era naufragata ma mi mancava da morire tutto questo. Ne sono stato lontano per 9 anni ma sono tornato e mi sono dato un tempo limite: mi sono detto “ci provo per 5 anni e se non succede niente mi arrendo”. Al quinto anno, è arrivata la richiesta di entrare a far parte dei Bonfire…tutto questo proprio quando, allo scadere di quel fatidico quinto anni, ero pronto ad andarmene e a scomparire per sempre.

Nella vita non si può mai dire….parliamo della tua esperienza con gli Accept. Qual è il ricordo più intenso che hai in proposito? E quale invece coi Bangalore Choir?

Con gli Accept… le audizioni per entrare nella band durarono 6 settimane. Ogni giorno in studio registravo dei demo, ma non mi dicevano mai se potevo considerarmi dentro o fuori … poi un giorno vennero da me e mi dissero: “Hey David, suoneremo in un club, vogliamo vedere come te la cavi dal vivo”. Ero nervoso come mai prima, ci sarebbero state almeno tremila persone… cenammo in un posto non lontano dal locale, sul lato opposto della strada, e all’improvviso Bruce Dickinson degli Iron Maiden entrò. La band gli chiese di venire a vedere lo show e di dargli un opinione sulla mia performance. Ero terrorizzato! Insomma, feci lo show, il pubblico impazzì, e la mattina dopo al risveglio ero ancora convinto che non mi avrebbero preso, e che sarei tornato a casa… e invece la prima cosa che mi dissero quella mattina fu “benvenuto negli Accept”. Gran bel ricordo questo… Per quanto riguarda i Bagalore Choir… in quel periodo ero appena stato licenziato dagli Accept. Ero a Los Angeles, e mi si presentarono davvero moltissime offerte da quasi tutte le etichette discografiche più importanti… scelsi la migliore, e fu davvero pazzesco.

E dopo aver parlato tanto del passato, dicci: cosa accadrà adesso? Quali sono i tuoi progetti?

In questo momento sto ri-registrando tutti i classici dei Bonfire con Mario Percudani nei Tanzan Music Studios, e sto anche scrivendo un solo album con Mario…inoltre faremo un nuovo album coi Bonfire il prossimo anno in autunno e un tour per il 2016 che ci vedrà impegnati per circa 200 date. Nel frattempo pianificheremo alcune serate in acustico con Mario….insomma voglio solo continuare a suonare. Finchè ci sarà gente a sentirmi andrò avanti, e quando non ci sarà più mi fermerò, senza nessuna forzatura….suonare per dieci persone ogni sera significa far finta che stia ancora funzionando, ma non è così. Non c’è niente di peggio che trovarsi in un locale in cui un musicista sul palco sta dando l’anima e non importa a nessuno.

Quel che posso aggiungere a questa bellissima chiacchierata è che alla Hall of Fame c’erano ben più di dieci persone ad applaudire lo straordinario talento di David e dei Bonfire, e che nessuna di queste è andata a casa senza essersi resa conto di quanta grinta e passione ci vogliano per guadagnarsi il calore del pubblico ogni sera… quanta energia per suscitare quell’adrenalina sottopelle che ti fa desiderare che non finisca mai. Per fortuna quando ci si trova al cospetto di artisti di questo calibro, la magia riesce sempre, c’è poco da fare.

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