Il mondo del rock è triste quest’oggi e lo sarà ancora per molto tempo. Un altro grande, storico personaggio e protagonista della pianeta del rock’n’roll ci ha lasciato. Jon Lord, 71 anni, tastierista e co-fondatore dei Deep Purple si è spento e ci mancherà lo dico anticipando i tempi, si ci mancherà.

Già, Jon Lord ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la storia del rock’n’roll. Come si usa dire, entrerà nei libri di storia. Perdonatemi; ma il suo nome è già stato scolpito e marchiato col sacro fuoco nei libri di storia della musica rock.

E’ davvero un peccato non poter guardare a lui, quella figura pacata e moderata di oggi, frutto di mille esperienze e di mille contributi dati alla musica di questi tempi moderni. E davvero un grande peccato che non ci sia più. Per la sua bravura, per la sua capacità espressiva, per il suo modo di creare arte e per il suo senso di umiltà da persona qualunque.

La sua immagine mi è ben impressa nella mente. Fisico imponente, baffoni, capelli lunghi e le sue dita pronte a rincorrersi sui tasti bianchi e neri del suo organo Hammond. E già il suo hammond. Un organo ‘classico’; uno strumento poco convenzionale preso in prestito dal rock. Il suo hammond, la ‘bestia’ come spesso lo amava definire durante le interviste, potenziato nel suono grazie all’uso di un amplificatore per chitarra, il Marshall, sparato a tutto volume per essere ancora più aggressivo e potente tanto da farlo confondere con la col suono della chitarra di blackmore.  Il suo hammond, la sua spada sguainata, la sua arma di mille battaglie, di mille spettacoli dal vivo, di mille concerti e di mille incisioni in studio.

Jon Lord nasce musicalmente con studi classici al piano e poi approda al jazz e subito dopo al rock. Il rock della metà degli anni sessanta. Un rock che sta crescendo e maturando attraverso sperimentazioni, follie, contraddizioni ed emozioni. Il rock della ribellione, della protesta e dell’esagerazione. Quel rock che sa coinvolgere i giovani del tempo, quei giovani che sono stufi di accettare i compromessi della società, che sono stufi di abbassare la testa di fronte alle situazioni della vita e sono pronti a reagire dimostrando di poter gestire la propria esistenza senza essere opportunisti abbracciando false ideologie.

 Jon Lord 01

Ed in questo ambito ecco inserirsi prepotentemente la musica di Jon Lord e i Deep Purple. Con loro i suoni diventano più duri, la tecnica fa un passo avanti anche grazie alle capacità di Jon Lord stesso, i giri di chitarra (comunemente chiamati riff, ndr) si inaspriscono e gli assolo della sei corde di Ritchie Blackmore lasciano il segno sferzando l’aria (e i solo alternati proprio con Lord che facevano venire i brividi), la voce di Ian Gillan raggiunge tonalità mai toccate ed il cuore comincia a pulsare sempre più forte fino ad impazzire. La conseguenza è che Lord e i Deep Purple hanno preso per mano e trascinato il rock fino a renderlo più duro e trasformandolo in quello che oggi conosciamo come hard rock.

Ecco perché Jon Lord è un personaggio importante di questo movimento musicale, ecco perché il mondo del rock sarà ancora una volta orfano e un po’ più solo dopo la sua scomparsa. Tanti musicisti si sono ispirati a lui, al suo modo di suonare; esuberante durante i suoi primi anni di carriera e ricco di stile e di pacata consapevolezza poi col trascorre del tempo e con l’ingrigirsi dei capelli sempre lungi. Un autentico genio della musica, un competente e talentuoso pianista, un prezioso musicista e uomo di infinita cultura che si è saputo mettere in gioco sempre e fino alla fine.

Eppure a volte si è portati a sottovalutare i Deep Purple, si è portati a pensare che oggi sono molto anacronistici, dei vecchietti e una band che non ha nulla da offrire. Inorridisco. In questi ultimi tre anni ho visto in concerto la band britannica quattro volte in quattro città diverse e non mi sono mai stancato. Ho cantato i pezzi a squarciagola, ho esultato ad ogni singolo brano e mi sono commosso ad aver fatto parte di momenti unici. Certo negli ultimi quattro anni non c’era Jon Lord sul palco farci compagni, ma c’erano i brani scritti da lui e non è poco. Ricordo quando una sera di una fine estate mi trovavo a Firenze e per caso trovai i manifesti del prossimo concerto del quintetto di ‘Smoke on the Water’… sono corso a vederli, era il 1988 ed era il tour di “Perfect Stranger”, la formazione quella del Mark II: Gillan, Blackmore, Lord, Glover, Paice, insomma!!!!

Jon Lord, una delle pietre miliari della storia del rock non sarà più fisicamente con noi; ma è chiaro, si sa, sarà sempre con noi poiché la musica è immortale come i ricordi e le infinite emozioni…

Un’altra stella brillerà di luce splendente nel firmamento della musica rock. Ciao Jon!

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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