2022 – Nuclear Blast

Dopo l’omonimo, “Lamb Of God“, pubblicato nel 2020, tornano sul mercato i carichissimi ed aggressivi Lamb of God. La band è attiva dal 2006 e ha saputo conquistarsi un seguito di affezionati ed essere una delle bands più aggressive in circolazione. I “walls of death” nei loro concerti dal vivo, sono ormai pura leggenda.

Omens” è composto da dieci tracce ed è stato registrato in questi ultimi due anni. La band ha dovuto fermarsi con i concerti e tale pausa forzata è stata sfruttata dal punto di vista creativo con la realizzazione di questo lavoro, che sicuramente è assai ben riuscito. Non aspettatevi stravolgimenti assurdi, né compromessi. La voce di Randy Blythe è sempre cattiva e selvaggia, con i suoi caratteristici “growls”. Le chitarre di Mark Molton e Willie Adler sono sempre artefici di riffs al vetriolo ed assai aggressivi.

La sezione ritmica formata da John Campbell ed Art Cruz, sanno regalare alle composizioni il giusto ed adeguato groove, caratteristica imprescindibile del sound della band di Richmond. Questo lavoro è stato realizzato col loro storico produttore Josh Wilbur.

Ci sono molte tematiche sociali presenti e spicca anche la narrazione dei problemi legati ai mutamenti del sistema ambientale. Randy Blythe ha lavorato in collaborazione con comunità indigene americane ed ecuadoregne ,per queste tematiche.

“Omens” si apre con “Nevermore“, pezzo caratterizzato da un ritornello assai distruttivo e da alcuni frangenti di “voce pulita” di Blythe. Un ottimo modo per iniziare e un po’ spiazzare l’ascoltatore.

Subito dopo si passa a “Vanishing“, secondo pezzo del lavoro e che ti spazza via ogni resistenza ,anche dopo un breve interludio di calma assoluta dopo tre minuti e mezzo della canzone.

Uno dei pezzi più cattivi e vincenti del lavoro è sicuramente “Omens“, pezzo che è paragonabile all’effetto di un caterpillar su una qualsiasi utilitaria dimenticata in un luogo che non doveva e che non è stata vista. Blythe ci fa scapocciare ferocemente con la sua caratteristica voce incazzatissima, mentre Morton ed Adler ti distruggono completamente.

Qua e là emergono anche piccoli tributi alla scena hardcore,specie in “III designs“,pezzo davvero da pogo estenuante.

Da segnalare anche pezzi come “Ditch” e i suoi vari cambi di tempo, che sanno spiazzarti improvvisamente da un momento all’altro.

La titletrack “Omens” è un pezzo apparentemente più lento degli altri, ma dominato da un ritornello assai vincente, che ti fa cantare a squarciagola.

Altro pezzo più lento degli altri è “Gomorrah“, che è caratterizzato da alcune sperimentazioni musicali che strizzano l’occhio a sonorità orientaleggianti e dominata anche dalla batteria di Cruz.

Da segnalare anche lo splendido pezzo finale “September Song“, che inizia tetro e lento con un intro assai lungo ed elaborato, ma che subito dopo diventa “Pura arroganza e tamarraggine” con la voce di Blythe, che domina.

Possono essere amati, possono essere odiati ma mai ascoltati con indifferenza. Questi sono i Lamb of God, da Richmond, Virginia, e personalmente con questo lavoro hanno realizzato un bel tiro da “3”, detta in ambito di basket. Non deludono e si spera di rivederli quanto prima in Italia.

Mauro Brebbia.

Tracklist:
1-Nevermore
2- Vanishing
3- To the grave
4-Ditch
5-Omens
6-Gomorrah
7-III Designs
8-Grayscale
9-Denial Mechanism
10-September Song

Band:
D. Randall Blythe – voce
Mark Morton – chitarre
Willie Adler – chitarre
John Campbell – basso
Art Cruz – batteria.

Mauro Brebbia
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