Al Parco Delle Colonie Padane di Cremona va in scena il Luppolo in Rock 2022. Un edizione molto ricca capace di portare nomi di assoluto rilievo nell’arco di 3 giorni di festival svoltosi dal 15 al 17 Luglio 2022. Il Luppolo in Rock riprende infatti il suo funzionamento “normale” in seguito all’edizione limitata a cui ha dovuto far fronte nel 2021 a causa delle restrizioni anti-pandemia che erano ancora imposte per i concerti durante l’estate scorsa (qui le foto della scorsa edizione).

Era comunque già da apprezzare moltissimo lo sforzo che gli organizzatori erano riusciti a fare nell’edizione passata perché, malgrado l’obbligo dell’uso della mascherina e i posti rigorosamente seduti, l’edizione rinominata “Road to Luppolo” era stata un grande successo con nomi della scena metal internazionali davvero di rilievo come Jinjer, Epica e Nervosa.

Poter rivivere un festival anche con queste condizioni di restrizioni, dopo un anno e mezzo di astinenza, era già stata una pura goduria l’anno scorso. Poterlo rivivere senza alcuna restrizione quest’anno, è stato ovviamente ancora più bello e l’edizione 2022 è stata davvero un successo.

Il sito si trova all’interno di un parco molto grande dove la prima parte dell’area del festival è dedicata a moti stand di street food e varie bancarelle di vestiti, gioielli, libri ed ovviamente dischi & vinili a creare un contesto davvero ben organizzato. Un gran numero di tavoli e gli immancabili stand di birra vanno a completare un area appena fuori dall’arena concerti davvero ben predisposta e molto piacevole, anche perché immersa nel verde di una pineta che, con questo caldo, è stata davvero un toccasana.

Il palco è predisposto all’interno di quella che è una struttura abbastanza imponente che fu edificata nel 1915 inizialmente come colonia elioterapica per poi essere stata resa una vera e propria colonia del regime fascista durante la guerra.

Alla fine del conflitto mondiale, questa grande struttura a forma di nave immersa in 60 mila metri quadrati di parco ha subito vari tentativi di riqualificazione incentrate intorno allo sport prima di arrivare alla riqualificazione definitiva avvenuta nel 2017 con una struttura completamente rinnovata e l’ottenimento di una vero centro ludico ricreativo. Il palco è stato quindi inserito al centro di questa struttura che sembra fatta apposta per ospitare eventi di questo genere.

Venerdì 15 Luglio 2022

Non avendo potuto vedere le prime band della prima giornata (Scala Mercalli, Furor Gallico e Jesper Binzer Band), iniziamo il festival con la band finlandese Moonsorrow. Il gruppo di Helsinki è ormai una formazione di riferimento nel genere pagan e folk metal, con particolari tendenze black e soprattutto la particolarità del canto eseguito rigorosamente in finlandese. Sebbene l’ultimo album della band “Jumalten Aika” dati dell’ormai lontano 2016, i Moonsorrow si dimostrano estremamente solidi, agguerriti e come sempre davvero intriganti. Il loro face painting, così come l’atteggiamento misterioso e quasi macabro, contribuiscono ad enfatizzare un sound davvero coinvolgente che ha anche la particolarità di integrare passaggi di cori che ricordano celebrazioni di riti pagani. Non poteva quindi esserci inizio di festival più convincente.

Si passa quindi poi già all’headliner del primo giorno, ovvero i Jorn (band del cantante norvegese Jorn Lande). Qui si cambia completamente registro in quanto la band suona un hard rock molto tradizionale, che inserisce solo leggermente qualche tocco di heavy metal e power su alcuni pezzi specifici. Il cantante Jorn Lande ha infatti ottenuto una notevole visibilità grazie alla sua partecipazione con Tobias Sammet al progetto Avantasia e il set della sua band si dimostra molto convincente. Tanta qualità e un suono regolato alla perfezione danno vita ad un spettacolo sonoro davvero apprezzabile. Magari non sarà un stile molto originale, ma Jorn Lande ha una grandissima voce e si è circondato da musicisti molto validi che fanno il loro lavoro egregiamente. Per quanto i Jorn non fossero un nome da capogiro come headliner di questa prima serata, non hanno sicuramente sfigurato. Anzi, per quello che mi riguarda, hanno anche oltrepassato le aspettative.

Purtroppo, questa prima giornata si conclude con una nota dolente… proprio durante il set dei Jorn, cominciava a girare la voce dell’annullamento del set dei Katatonia per il giorno successivo… L’iconica band svedese era infatti prevista come headliner del Sabato ed era sicuramente una chicca che il Luppolo in Rock era riuscita ad ottenere per il festival di quest’anno. Un comunicato ufficiale della band avvenuto poche ore dopo conferma quanto temuto… a causa degli scioperi delle compagnie aeree che si sono svolte in varie destinazioni in Europa durante questo weekend, la band svedese non ha potuto trovare nessuna alternativa per recarsi in Italia il giorno dopo. C’era quindi grande amarezza nell’aria per aver perso quello che era uno dei principali highlights previsti per questo Luppolo In Rock. Possiamo solo dire che, dato il preavviso di meno di 24 ore da parte dei Katatonia, l’organizzazione del festival è riuscita ad ottenere il massimo che si potesse fare in quelle circostanze per poter trovare un altro gruppo per rimpiazzarli, raggiungendo quindi l’accordo la sera stessa con quella che è una delle nostre band italiane di maggior successo nell’ambito metal (nonché sotto contratto con la Nuclear Blast), ovvero i Fleshgod Apocalypse.

Sabato 16 Luglio 2022

La giornata si apre con l’esibizione degli Shores of Null, band romana di doom gothic black metal. Fa un certo effetto vedere un genere di questo tipo suonato alle 4:30 del pomeriggio sotto un sole che spacca le pietre, così come non possiamo che farci prendere da un vero sentimento di compassione per la band che deve esibirsi sotto questo caldo. Dato l’orario e ed appunto le condizione climatiche, a parte la prima fila in transenna, la gente che è già presente a quest’ora rimane nelle poche zone d’ombra sotto la struttura e lascia quindi purtroppo un vuoto abbastanza importante nel parterre. Detto questo, gli Shores of Null mettono su una performance decisamente buona eseguendo il loro doom con precisione maniacale, quasi come posseduti da una forza mistica che li permetta di sprigionare tutta la componente avvolgente del loro genere senza che la loro performance subisca alterazioni dovute al caldo. Tanto di cappello!

Giunge il momento dei tanto attesi Novembre. L’iconica band romana (anche se originaria di Catania) ci porta quindi sul palco del Luppolo In Rock il loro inconfondibile suono gothic/ambient/doom combinato ad elementi di progressive death metal. Dato dal fatto che i loro primi album “Wish I Could Dream It Again…’ del 1994 e “Arte Novecento” del 1996 sono considerati a livello internazionale tra le colonne portanti del loro genere, e che hanno in qualche modo quasi anticipato il lavoro eccezionale poi svolto successivamente da band come appunto i Katatonia e gli Opeth, avevo davvero grandi aspettative… purtroppo, per quanto mi riguarda, è stata un po’ una delusione. Ad accezione di qualche pezzo cantato in harsh vocals, dove anche la base strumentale risultava un pochino più dinamica, il resto è stato un continuo di pezzi che, purtroppo, hanno faticato tantissimo ad entusiasmare. Questo non perché il genere non porti a creare adrenalina, perché la si può generare tranquillamente anche con pezzi dai ritmi non sostenuti, ma proprio perché la band è risultata molto fredda, leggermente malinconica e senza particolare componente emotiva. Penso davvero che gran colpa vada data al caldo e quindi non alla band, perché si vedeva una vera sofferenza tra i membri nell’eseguire i loro pezzi, il che ha sicuramente intaccato sulla parte del coinvolgimento con il pubblico, dovendo giustamente centellinare le energie nel suonare in queste condizioni climatiche. Voglio assolutamente dare una seconda chance a questa band appena si presenterà l’occasione di vederli in un locale al chiuso e in condizioni ottimali per potergli dare le condizioni giuste di esprimere il loro potenziale, perché in questa circostanza (ripeto, purtroppo) si è visto ben poco…

Proseguiamo con quelli che sono un po’ gli eroi di giornata, i Fleshgod Apolypse. Eroi quindi per essere riusciti ad essere presenti sul palco malgrado il preavviso brevissimo. La band perugina si è quindi esibita in questo slot (inizialmente previsto per i Moonspell) per poter far salire nel bill appunto i Moonspell e i Leprous, ad occupare quindi la posizione lasciata libera dai Katatonia. Tornando ai Fleshgod Apocalypse, il commento più significativo che posso dare, dopo averli visti ormai varie volte, è il seguente: sempre meglio! Anche se questa sera la band era priva della loro voce da soprano Veronica Bordacchini, la band di Francesco Paoli ha tenuto benissimo il palco e assicurato un gran set! Per la prima volta non ho riscontrato quel suono un po’ caotico che purtroppo ho sempre percepito nei loro live. I loro pezzi sono infatti molto complessi e carichi di tanti elementi particolari che faticano ad essere espressi al meglio dal vivo. I Fleshgod Apocalypse sono infatti una band che suona un symphonic death metal tendente al technical death davvero entusiasmante da album. Solo che dal vivo è estremamente difficile bilanciare un suono che è allo stesso tempo molto aggressivo ed estremamente ricco. Questa volta, tutto è molto ben udibile e davvero apprezzabile. Performance solida, precisa e ben eseguita. Una vera goduria per le nostre orecchie!

Proseguiamo con una delle esibizioni più entusiasmanti di questa edizione del Luppolo In Rock, quella dei Moonspell. La band Portoghese originaria di Brandoa, gruppo faro della scena rock/metal portoghese ma anche riferimento storico internazionale del gothic metal, mette in scena un show estremamente coinvolgente sotto tutti i punti di vista. Dall’esibizione impeccabile di tutti i musicisti fino alla parte di interazione con il pubblico. Fernando Ribeiro si dimostra un vero gentleman ringraziando tantissime volte sia il pubblico che l’organizzazione, oltre che anche le altre band con cui hanno potuto condividere il palco oggi. Mi piace molto definire il set dei Moonspell come coinvolgente perché il loro gothic metal è condito da molti elementi che per lunghi tratti ricordano il melodic death metal, apportando quella componente estetica musicale quasi dolce che va a creare un contrasto davvero d’effetto su quella che è magari la tendenza globale più cupa dei loro pezzi. Aggiungiamo ritmi di batteria molto accattivanti ed originali al loro set per ottenere una prestazione davvero di altissimo livello che ha creato tanto entusiasmo per tutto il pubblico presente. Bellissimo!

Giungiamo alla band che è quindi diventata headliner di giornata in seguito alla sfortunata vicenda dei Katatonia… i Leprous. Fatico molto a giudicare la loro performance… penso che questa band norvegese abbia le competenze di esibirsi in un progressive metal sperimentale sicuramente particolare che per alcuni tratti possa anche trasmettere una componente poetica… ma non riesco proprio a concepire la voce in falsetto di Einar Soldberg. Non perché non apprezzi il falsetto, ma perché nei Leprous lo trovo totalmente distaccato dal loro concetto musicale, per di più si tratta di un falsetto che molto spesso non è neanche cantato ma espresso su dei virtuosismi vocali che onestamente non trovo molto adatti al genere musicale che esprimono. Mi dispiace molto perché la sensazione che mi ritrovo guardando i Leprous è che snaturino forse un po’ troppo un concetto musicale che poteva avere qualcosa di interessante… soprattutto perché Einar ha una voce che, nella sua estensione naturale, è sicuramente bella… perché allora non sfruttarla maggiormente ma puntare così tanto su questi falsetti? So che molti saranno in disaccordo su questo punto… personalmente, penso che questa caratteristica vocale ripetuta su praticamente ogni brano sia molto difficile da apprezzare completamente. Il comportamento di Einar è stato inoltre molto freddo e poco coinvolgente verso il pubblico a mio avviso… questo ha creato un effetto di distacco sicuramente non molto entusiasmante…. soprattutto quando ha menzionato il fatto che altre band avevano usato la scusa dei problemi aerei per non essere presenti qui stasera… una caduta di stile che si poteva sicuramente evitare, senza bisogno di far polemica… detto questo, la giornata è stata nel complesso sicuramente positiva e l’organizzazione del Luppolo si è dimostrata estremamente efficiente e ben organizzata, con personale cordiale e assolutamente professionale.

Domenica 17 Luglio 2022

L’ultima giornata del festival è dedicata al thrash metal con ben 3 gruppi della “San Francisco Bay Area” (vera e propria culla di questo genere) a guidare la lineup, ovvero Heathen, Exodus e Testament. C’è davvero moltissima gente presente sul sito in questa giornata e lo si vede già dall’esibizione della prima band, gli Skanners. La band di Bolzano ha ormai 40 anni di esperienza nell’ambito dell’heavy metal e lo si nota per l’intera performance, in quanto i musicisti suonano un set estremamente preciso e collaudato ormai da decenni. Tutti i membri sembrano dei veri metronomi. Un suono decisamente ben impostato e pezzi sicuramente attraenti permettono alla band di riscaldare l’atmosfera (non che ce ne fosse realmente bisogno data la temperatura) e di dare la giusta carica per iniziare questa giornata.

Non sono stati da meno gli Extrema, che con praticamente gli stessi anni di esperienza assicurano un altro set molto convincente, con metal già più tendente al thrash e quindi maggiormente legato allo site delle tre band statunitensi di quest’ultima serata. La band di Tiziano Spigno e Tommy Massara si dimostra davvero padrona del palco (non ha caso, la band ha aperto in passato anche per band del calibro dei Motörhead) ed assicura quindi un ulteriore prestazione convincente.

Arriva così il momento di iniziare il “Bay Festival” (se tale si può definire) con gli Heathen. Per quanto magari non sia il gruppo più famoso della baia di San Francisco (difficile risaltare più di tanto tra i vari colossi Metallica, Testament, Exodus e Death Angel, solo per citarne alcuni) il gruppo si dimostra anch’esso di assoluta qualità. Forse leggermente meno entusiasmante di quanto ascoltato in album, ma probabilmente solo perché il suono, in questo caso, non era estremamente ben regolato.

Finito il loro set si sale decisamente di livello e ci godiamo i leggendari Exodus. Il set di quella che è una delle colonne portanti della storia del thrash metal si fa decisamente sentire. Devastanti! Per quanto sia una band che ha subito moltissimi cambiamenti di lineup fin dal lontano 1979 (in cui faceva parte anche un certo Kirk Hammett), siamo di fronte ad un esibizione da manuale che sembra stata eseguita da musicisti che suonano insieme da 40 anni! Steve Souza si dimostra un vocalist eccezionale capace di gestire un timbro vocale anche molto acuto in maniera egregia, interagendo moltissimo con il pubblico e ringraziando spesso la partecipazione di tutti quanti, ripetendo a varie volte come il pubblico italiano sia stato fino ad ora il più energico che hanno visto in tutto il loro tour. Prima ancora, sui primissimi pezzi, Steve fa anche prova di essere un gran signore chiedendo a tutti di godersi al massimo il loro set ma di portare particolare attenzione nel caso in cui qualcuno finisse a terra nel moshpit, di aiutarlo a rialzarsi e di accertarsi che nessuno si faccia male. Sembra una banalità, ma sentire dire questo da un cantate di una band che suona uno stile decisamente heavy è davvero da applausi, con nessuna incitazione alla violenza ma un invito a godersi soltanto la musica, ovviamente lasciandosi andare a tutti i mosh pit, circle pit o wall of death che uno voglia, ma sempre e solo nel segno del rispetto e della musica! Grandissimo! In scaletta c’è spazio sia per i pezzi dell’ultimo recentissimo ed estremamente valido album “Persona Non Grata” che per i maggiori successi della band come “Deathamphetamine”, “Blacklist”, “Bonded by Blood” e ovviamente “The Toxic Waltz”, su cui il pubblico va in visibilio. Gary Holt è una macchina da guerra e dimostra tutto il suo talento sopraffino, facendo capire a tutti perché fu scelto come chitarrista degli Slayer in seguito alla tragica scomparsa del compianto Jeff Hanneman nel 2013. Il set degli Exodus è una vera ora e un quarto di goduria totale, in cui abbiamo potuto assistere ad una performance da 10 assoluto.

Cala la notte e ci si prepara al momento più atteso di questo Luppolo in Rock 2022, il set dei mitici Testament. Icona assoluta del thrash metal, venerata da tutti e assoluta fonte di ispirazione per moltissime band, i ragazzi di Berkeley hanno saputo mostrare a tutti (ancora una volta) perché sono una leggenda vivente. Impressionanti! Precisi a dei livelli surreali, estremamente carismatici e accompagnati da un suono sublime con delle luci spettacolari! Strabiliante! Non a caso, per quanto tutte le lineup della storia dei Testament siano sempre state validissime, questa sera possiamo forse assistere a quella che è la loro migliore formazione di sempre, con musicisti di cui il curriculum parla da se… Chuck Billy, Eric Peterson, Alex Skolnick, Steve Di Giorgio e Dave Lombardo… non servono neanche le presentazioni. Basta pensare che Steve ha contribuito alla registrazione di più di 50 album e che Dave (oltre ad essere ovviamente co-fondatore degli Slayer) suoni attualmente per 6 band in simultanea (Testament, Fantômas, Suicidal Tendencies, Dead Cross, Mr Bungle e Misfits) … di che cosa stiamo parlando? E come si fa a non fare headbanging di continuo su pezzi come “The New Order”, “Do Not Resuscitate”, “Over The Wall” o “Into The Pit”?

I Testament sono quindi la chiusura perfetta di un festival che si è dimostrato ancora una volta una delle organizzazioni più valide in Italia per questo tipo di evento. Si vede che è stato organizzato da gente appassionata e del mestiere, che ha permesso ha tutto il pubblico di vivere un esperienza memorabile in una location molto bella e gestita divinamente. Complimenti davvero a tutta l’organizzazione per quanto fatto e non vediamo l’ora di tornare anche l’anno prossimo.

Gallery del 16 luglio qui
Gallery del 17 luglio qui

Si ringrazia Vertigo

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