Dopo aver sfiorato quasi 15 milioni di dischi venduti coi Megadeth il guitar hero Marty Friedman si defila (compianto) dai Megadeth per traslocare a Tokio. Ebbene sì, Marty parla correttamente giapponese, tanto da essere diventata la sua prima lingua. Cosa fa in Giappone Mr Symphony of Distruction? Suona, produce dischi solisti, produce altri gruppi e compare spesso in televisione  in trasmissioni a carattere culinario. Dopo 13 anni di assenza dal suolo natio Mr Friedman atterra con una nuova band, un nuovo disco e un tour del North America che non può non includere il Sunset Strip e l’onnipresente Whisky a Go Go.

Devo ammettere che mi trova impreparato, a parte i dischi dei Megadeth e qualche video su youtube non ho idea di cosa proponga il guitar hero, ovviamente mi immagino una performance puramente strumentale, il che è esattamente  cosa succede.

Non parlo dei Salems Lott per rispetto verso un loro probabile futuro, ma due paroline da spendere sugli Exmortus, gruppo interamente prodotto dallo stesso Marty Friedman, ce le ho. Pur non essendo eccessivamente amante dello speed metal e grind questi giovanotti sciorinano canzoni da cardiopalma, la complessità dei duetti di chitarra infiammano il pubblico  che non si contiene dal saltare e pogare mentre il giovane cantante fa impallidire ben più navigati suoi colleghi, sicuramente una carta che il buon Martin si è giocato come investimento per la pensione.

Ed ecco che arriva il guitar hero seguito da una band i cui nomi sono totalmente sconosciuti e tenuti nascosti nello stesso website di Marty.

Abbiamo un batterista coloratissimo che non fa altro che arrampicarsi sulla sua batteria, un chitarrista palesemente minorenne (che suona ESATTAMENTE come lui) e una minuta bassista giapponese in gonnella. Le mie impressioni sono contrastanti, c’è una base molto dura e solida mentre la chitarra prende correnti dissonanti, scale atoniche e derive quasi progressive che a me paiono un po’ fine a se stesse, un po’ come quando Steve Vai perde il contatto col pianeta Terra e si lancia in scale che capisce solo lui, ma in chiave più metal. Curioso il suo stile senza plettro, un modo unico devo dire di pizzicare le corde e gli rende un tocco e un suono unici.

Quando arrivano un paio di canzoni più lente, ma mai identificabili come “ballate”, ecco che viene fuori un altro Martin, il gusto del fraseggio è più evidente e sinceramente emozionante. Arriva il momento dell’assolo di basso con la giapponesima indemoniata; non fa altro che saltare e suonare con una tecnica strabiliante e un suono da invidia, si lancia cantando addirittura in una cover di Higher ground di Steve Wonder, ma suonata da un serpente a sonagli sputafuoco. E’ diventata la mia bassista preferita, qualcuno mi aiuti a scoprire in suo nome, voglio comprare TUTTO quello che inciso e TUTTO quello che inciderà. Dopo una inusuale cover strumentale di Asche Zu Asche dei Rammstein viene presentato il nuovo disco: “Inferno”. Perdonatemi il gioco di parole, ma capire questo disco è un vero inferno, non sai dove vada a parare, cosa stia facendo o cosa intenda dire con quei fraseggi, cambi inusuali di tonalità e scale infernatoniche con intervalli di sesta napoletana… E dire che di allenamento progressive i miei timpani ne hanno. Si conclude con un assolo del chitarrista minorenne che rischia di mettere in ombra lo stesso Friedman, onore a lui.

In sostanza chi si aspetta una performance metal rimane sicuramente deluso, se avrete l’occasione preparatevi ad un free jazz compulsivo e ciclotimico, e in nome di Odino, trovatemi il nome della bassista di Osaka!

Setlist:
1. Hyper Doom
2. Amagigoe
3. Street Demon
4. Elixir
5. Stigmata Addiction
6. Devil Take Tomorrow
7. Tibet
8. Angel
9. Kyioshi Bass Solo
10. Kyioshi Higher Ground fragment
(Red Hot Chili Peppers cover)
12. Ashes To Ashes/Forbidden City/Tornado (Medley)
13. Ripped
14. Jordan Ziff Guitar Solo
15. Inferno
16. Undertow
17. Dragon Mistress (with Jadran “Conan” Gonzalez as a guest – Exmortus lead guitar)
18. Thunder March / Ballad of the Barbie Bandits
Encore:
19. Kaeritakunattayo

 

 

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