2026 – TRADECRAFT / BLKIIBLK (FLG)

Il diciassettesimo ed ultimo album dei Megadeth è finalmente disponibile ovunque dal 23 gennaio 2026. Il lavoro è stato preannunciato direttamente da Dave Mustaine lo scorso 14 agosto 2025. Un annuncio che ha provocato sicuramente molta tristezza, visto il contenuto delle sue parole, che sono comunque testimonianza di come il tempo passi inesorabilmente per tutti. Sarà davvero l’ultimo album della band che ha visto probabilmente più line-up nel pianeta Terra. Sarà, di conseguenza, anche l’ultimo tour per i Megadeth? Lo scopriremo soltanto vivendo e, possibilmente, vedendoli dal vivo il prossimo 14 giugno 2026 al Ferrara Music Festival, insieme ad altri incredibili nomi quali Anthrax, Black Label Society, Cavalera (playing “Chaos A.D.”), Gaerea e Game Over. Questa premessa parte dalle parole dello stesso Mustaine, che ammette chiaro e tondo di non essere più quello di una volta.

«Le mie mani mi stavano tradendo e c’erano altre cose che erano difficili a causa di tutti i problemi che avevo al collo e al tronco. Ho l’artrite a tutta quell’area e ho delle protrusioni ai dischi intervertebrali e una vertebra lombare rotta. Ovviamente, sapete che mi hanno dovuto anche fare una fusione vertebrale vicino alle spalle, vicino al collo. Insomma, un sacco di problemi.

Ho sempre detto che quando fossi arrivato al punto in cui non sarei stato in grado di dare il cento per cento ogni sera, quello sarebbe stato il momento in cui avrei iniziato a considerare di rallentare. E non è che non fossi già più in grado di dare il cento per cento, perché abbiamo finito il disco e penso che abbiamo fatto un buon lavoro, ma c’è stato un momento in cui stavamo lavorando e ho detto al mio manager:

Non so per quanto tempo ancora riuscirò a farlo. Le mie mani mi fanno davvero male”. Non volevo mettere in moto nulla e, onestamente, stavo solo facendo conversazione. Si è trasformato in un discorso con i ragazzi della band, poi ci ho dormito su, ne ho parlato con la mia famiglia e ho pregato. E la risposta mi è stata chiara: una volta finito il disco, saprò come andrà. Se il disco andrà molto bene, allora potrò fare un ultimo tour ancora al massimo.”»

L’uscita di “Megadeth” è accompagnata anche da un interessante film documentario intitolato “Behind The Mask”, proiettato in sale cinematografiche selezionate e in programmazione soltanto dal 22 gennaio al 24 gennaio 2026. Il film racconta, tramite la voce di Dave Mustaine, tutti i retroscena di “Megadeth” ed offre anche un’analisi schietta, dura e cruda di tutta la carriera della band, ammissioni di errori comprese, da parte del carismatico cantante e chitarrista dai capelli rossi.

Dave Mustaine, Megadeth live @ Milano, 2016 – foto di Angeli Daniele

“Megadeth” è composto da dieci tracce e da una bonus track inaspettata, rappresentata dalla cover di “Ride The Lightning” dei Metallica, scritta da Mustaine insieme a Hetfield, Burton e Ulrich ai tempi della sua militanza nella band di San Francisco. Dave Mustaine fu molto deluso dal comportamento della band, che manco si degnò di avvisarlo della drammatica e tragica morte di Cliff Burton, ma ora con questo pezzo vuole chiudere il cerchio, tributando il suo passato ed auspicando un tour insieme alla sua ex band. Parlando dell’album – prodotto da Dave Mustaine insieme a Chris Rakestraw – non si può certo dire che non sia un lavoro di ottima fattura ed impatto. Certo, non suona originale né vuole stravolgere ciò che i Megadeth rappresentano, ma la velocità d’esecuzione è assolutamente degna della loro storia.

È anche il primo lavoro insieme al chitarrista finlandese Teemu Mäntysaari, noto finora per la sua militanza nei Wintersun. Mäntysaari ha preso il posto di Kiko Loureiro, che ha abbandonato la band ufficialmente per motivi familiari non specificati e per una maggiore voglia di libertà artistica. Colpisce subito il perfetto feeling tra Mustaine e Mäntysaari, lodato pubblicamente dallo stesso Mustaine per la sua bravura. Completano la band e la line-up di questo disco finale dei Megadeth gli ormai fidi ed affidabilissimi James LoMenzo al basso e Dirk Verbeuren alla batteria.

“Megadeth” si apre con il primo singolo “Tipping Point”, uscito il 3 ottobre 2025. Brano dal sapore tipicamente thrash metal e dall’andatura al fulmicotone, introdotta da un lungo arpeggio di chitarra e da vari ed efficaci cambi di tempo. Un pezzo potente, caratterizzato da liriche incisive ed accompagnato da un video desolato e pieno di speranza, diretto da Leonardo Diberti, dove Mustaine viene imprigionato e torturato in modo estremo, con la band che suona nello stesso luogo di detenzione. Mustaine riesce a vincere sul male ed è per lui l’inizio del cammino verso un nuovo giorno. Subito dopo parte il brano più punkeggiante di tutto il lavoro. “I Don’t Care” è un grido alla ribellione, alle costrizioni e a tutte le imposizioni che la società e la vita impongono.

Dopo aver sconfitto definitivamente un terribile cancro alla gola, Mustaine si è avvicinato in modo deciso alla fede cristiana e la terza canzone dell’album, “Hey God”, ne è il manifesto. Un mid-tempo caratterizzato da un dialogo molto ironico con Dio. Nel film “Behind The Mask”, Mustaine afferma che troppe band si vergognano di dichiarare la propria fede religiosa e che lui, invece, è orgoglioso di professarla. Il secondo singolo, “Let There Be Shred”, traccia numero quattro, è uscito il 19 dicembre 2025. Il brano è un manifesto fulmineo, con riff da lasciare senza fiato e “uno tsunami di suono”, per citare un verso della canzone. Diretto da Keith Leman, il video vede Dave Mustaine impegnato in un combattimento di arti marziali miste, alternato a riprese di performance dal vivo che mettono in risalto la ferocia sulla tastiera e l’incredibile aggressività chitarristica del brano. Batteria velocissima, thrash puro stile Megadeth.

“Quando i Megadeth hanno iniziato, avevamo detto che saremmo stati veloci e furiosi… lo dicevamo sui volantini che distribuivamo. Questa canzone è veloce e furiosa. Sappiatelo! Ha un ritornello molto orecchiabile che ti cattura e non puoi fare a meno di fingerti di suonare la chitarra e fare headbang.”

Guai soprattutto a storpiare il nome Megadeth in Megadeath, specie se promoter. Si potrebbe vedersi rifiutare il cibo inviato nei camerini oppure beccarsi una multa di 500 dollari, come affermato da Mustaine in “Behind The Mask”:

“On the day I was born, a guitar in my hands.
The heavens rumbled a thunderous command.
Let there be shred!”

Segue “Puppet Parade”, uscito come singolo il 20 gennaio 2026. Brano veloce e ritmato, con il basso di James LoMenzo davvero vincente. A riguardo del brano, Dave Mustaine lo ha presentato così:

“Il brano racconta una vita ordinaria e il modo di affrontarla quando ogni giorno è uguale a quello precedente. Parla di una persona intrappolata in una relazione senza futuro, in un lavoro senza sbocchi, in un’esistenza senza alcuna prospettiva. Tanti di noi stanno vivendo situazioni simili, anche adesso. In ‘Puppet Parade’ ho cercato di dare forma a questa realtà. Spesso mostriamo alle persone solo quello che vogliamo che vedano e non quello che proviamo davvero.”

Uno dei brani che mi ha colpito maggiormente è “Another Bad Day”, pezzo un po’ ruffiano, soprattutto nel ritornello, ma che non lascia indifferenti. Racconta come un giorno brutto possa essere seguito da un altro giorno altrettanto difficile. In ogni caso, “non può piovere per sempre” e bisogna cercare di sorridere e pensare positivo nonostante le sfortune. Il brano avrebbe potuto tranquillamente trovare spazio in “Youthanasia”. Forse è proprio questa la piccola debolezza del disco: nulla è stato realmente azzardato. I brani si muovono all’interno di una comfort zone ben definita, con strutture che rimandano spesso a “easter egg” del passato. D’altronde non si parla di una band qualsiasi. L’esempio più evidente della volontà dei Megadeth di salutarci degnamente è “Made To Kill”, un pezzo che si apre con un assolo di batteria di Dirk Verbeuren, dominato dalla doppia cassa, seguito da riff di chitarra granitici e suonati alla velocità della luce. Un brano pensato per scatenare il moshing senza compromessi.

“Obey The Call” risulta forse il pezzo meno riuscito, leggermente più commerciale, con inserti ritmici comunque interessanti ma con poca fantasia, quasi autoclonato. Le cose migliorano con “I Am War”, punto d’incontro tra i Megadeth storici e quelli attuali, dominato da un lungo intro che introduce l’iconica voce nasale di Mustaine. Il decimo brano, “The Last Note”, è un saluto finale di Mustaine ai fan dei Megadeth, carico di riconoscenza e affetto, con una citazione dei Metallica attraverso le parole “Fade to black”. Un brano che parte lento per poi trasformarsi in un mid-tempo di sicuro effetto.

Come bonus track finale troviamo la cover di “Ride The Lightning” dei Metallica, brano scritto da Mustaine insieme a James Hetfield, Lars Ulrich e Cliff Burton. Le differenze rispetto alla versione originale non sono così evidenti, come si pensava dalle prime dichiarazioni rilasciate, anche negli assoli, ma la resa è assolutamente valida come interpretazione personale. Dave Mustaine ha spiegato così la scelta:

“Giunto al termine della carriera di una vita, ho deciso di includere ‘Ride The Lightning’, una canzone che ho scritto insieme a James, Lars e Cliff, per rendere omaggio agli inizi della mia carriera.”

Sugli assoli il biondo frontman ha spiegato perché ha scelto di non apportare grandi modifiche all’assolo di chitarra nella versione dei Megadeth di “Ride The Lightning” rispetto alla registrazione originale dei Metallica del 1984 di Kirk Hammett:

“Se ascolti la demo di No Life ‘Til Leather e poi ascolti l’ album Kill ‘Em All, è abbastanza chiaro che Kirk abbia ricevuto delle istruzioni… Era nota per nota? No. Ma era abbastanza simile. Quindi, quando si è presentata l’opportunità di fare ‘Ride The Lightning’ non conoscevo molto bene la canzone, e non ricordo cosa ho suonato su quella canzone, per Ride The Lightning. Ho avuto difficoltà a trovare qualcosa su cui avessi suonato. Così abbiamo pensato: ‘Al diavolo. Teemu e io ci divideremo l’assolo, metà per lui e metà per me’, e alla fine Teemu ha fatto poco più della metà.”  

Ufficialmente l’avventura discografica dei Megadeth è giunta al termine, anche se la storia insegna che i ritorni sono sempre dietro l’angolo. “Megadeth” è un ottimo album: non un capolavoro come “Rust In Peace” o “Countdown To Extinction”, ma un lavoro che chiude degnamente una carriera lunghissima.

 “I came, I ruled, now I disappear.”

Mauro Brebbia


Tracklist

  1. Tipping Point
  2. I Don’t Care
  3. Hey, God?!
  4. Let There Be Shred
  5. Puppet Parade
  6. Another Bad Day
  7. Made To Kill
  8. Obey The Call
  9. I Am War
  10. The Last Note
  11. Ride The Lightning (Bonus Track)

Formazione
Dave Mustaine – voce, chitarra solista
Teemu Mäntysaari – chitarra solista, ritmica, acustica
James LoMenzo – basso
Dirk Verbeuren – batteria

 

 

Mauro Brebbia
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