Dopo l’omonimo Revolution Saints del 2015 e Light in the Dark del 2017, il supergruppo formato da Deen Castronovo (The Dead Daisies, Journey, Bad English), batteria e voce solista,  Doug Aldrich (The Dead Daisies, Burning Rain, Whitesnake, DIO) alla chitarra e Jack Blades (Night Ranger) basso e cori, rilascia l’attesissimo Rise, terzo album in studio uscito sotto l’effige di Frontiers Music il 24 gennaio 2020.

I Revolution Saints sono un supergruppo che ormai in pochi non conoscono, i tre giganti del rock, coadiuvati per quest’album da Alessandro Del Vecchio alle tastiere, racchiudono in 11 tracce l’essenza dell’AOR, del Melodic Rock e dell’hard rock anni ’80, proprio quello che si richiede a tre musicisti della loro portata e con il loro background.

Si parte subito carichi con la prima traccia e primo singolo, When The Heartache Has Gone, che viaggia con ritmi serrati ed esalta la voce potente ma allo stesso tempo delicata di Deen Castronovo e la vede districarsi tra i cori di Jack e i riff di Doug. Ci sono molte influenze dei Journey nell’opener track di quest’album, e sarebbe strano il contrario.

Con Price We Pay assistiamo a un bellissimo botta e risposta vocale tra Castronovo e Del Vecchio, accompagnati dal quel vecchio riffer che è Aldrich e dalla sezione ritmica praticamente perfetta.

La title track Rise esplode nuovamente e presenta un tiro che non lascia indifferenti. Coming Home invece sembra scritta apposta per essere la colonna sonora di un film anni ’80.
C’è spazio anche per una power ballad, Closer, che tende però a crescere d’intensità liberandosi in un finale arioso. Con Higher si ritorna nel solco tracciato da Rise, ritmo incalzante e da far battere il piede.

La settima traccia, Talk to Me, è un altra power ballad grintosa, dove è presente il duetto con la cantante italiana Erika Luna Ceruti, meglio conosciuta come Lunakaire. It’s Not The End (It’s Just The Beginning), canzone positiva che contiene un messaggio di speranza, inizia con il pianoforte di Del Vecchio che introduce un altro pezzo veloce e che contiene un assolo stupendo e orgasmico di Doug Aldrich.

Million Miles e Win Or Lose sono anch’essi pezzi adrenalinici e dal ritmo trascinante. Chiude l’album la ballata al piano intitolata Eyes Of A Child, canzone intensa e commovente, scritta in collaborazione con Tommy Shaw degli Styx.

In conclusione il voto finale è pienamente positivo, in questo lavoro si sentono tutte le influenze che ognuno dei membri si porta dietro dalle precedenti e parallele esperienze, ci sono i Journey, ci sono i Whitesnake e ci sono i Night Ranger in tutte le tracce presenti nell’album. E’ un disco molto godibile, il talento vocale di Deen Castronovo ormai è una certezza, così come lo è la vena di Doug Aldrich, chi scrive non nasconde di essere un adepto del biondo chitarrista, ma la quantità e la qualità di riff presenti in Rise è sorprendente per tutti.

Recensione di Pietro Minardi

Tracklist

  1. When The Heartache Has Gone
  2. Price We Pay
  3. Rise
  4. Coming Home
  5. Closer
  6. Higher
  7. Talk To Me
  8. It’s Not The End (It’s Just The Beginning)
  9. Million Miles
  10. Win Or Lose
  11. Eyes Of A Child

Band

Deen Castronovo: lead vocals, drums
Jack Blades: bass, vocals
Doug Aldrich: guitars

Featuring

Alessandro Del Vecchio: keyboards, backing vocals,
Lunakaire: guest vocals on ‘Talk to Me’

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