Nel panorama del thrash metal degli anni ’80, la scena della Bay Area di San Francisco è spesso descritta come un crogiolo di creatività e violenza sonora. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il clima tra le band non era dominato dalla rivalità, ma da una profonda solidarietà. In una recente intervista rilasciata a Tone-Talk, il chitarrista dei Testament, Alex Skolnick, ha riflettuto su quel periodo, rivelando che vi sia stato solo un momento in cui ha percepito un reale senso di competizione con un’altra band.
Secondo Skolnick, la maggior parte dei gruppi dell’epoca erano in ottimi rapporti. Band come Metallica, Slayer, Anthrax e Megadeth erano già proiettate verso il successo laddove i Testament (allora conosciuti come Legacy) muovevano i primi passi.
“Penso che in generale ci fosse più cameratismo e sostegno, perché nessuna delle band suonava davvero allo stesso modo”, ha spiegato il chitarrista.
Per Skolnick, vedere i Metallica ai tempi di Master of Puppets o gli Slayer di Reign in Blood non generava invidia, ma ammirazione, poiché li considerava già “fuori parametro” rispetto alla scena di allora.
L’unico episodio che incrinò temporaneamente questa armonia avvenne circa un anno dopo l’ingresso di Skolnick nella band. Gli Exodus, pilastri della scena locale, decisero di separarsi dallo storico cantante Paul Baloff. Per sostituirlo, scelsero proprio il frontman dei Legacy, Steve “Zetro” Souza.
Questo evento fu vissuto da Skolnick e compagni come un vero e proprio affronto:
“All’epoca pensammo: ‘Ci stanno portando via il nostro cantante. Stanno cercando di copiarci’. In quel frangente avvertimmo un forte senso di competizione, come se ci avessero rubato il giocatore migliore della squadra”.
Quello che inizialmente sembrò un colpo basso si rivelò invece un toccasana per entrambi i gruppi. I Legacy, ribattezzatisi poco dopo Testament, trovarono in Chuck Billy l’ugola definitiva, capace di dare alla band un’identità sonora e sprint in più. Parallelamente, gli Exodus con Steve “Zetro” Souza trovarono una nuova linfa che li portò a incidere pietre miliari come Pleasures of the Flesh.
“Quella competizione durò poco”, ha concluso Alex Skolnick. “Una volta che abbiamo trovato Chuck Billy, il nostro suono è cambiato radicalmente e non potevamo più essere paragonati agli Exodus. Ognuno ha trovato la propria strada e oggi siamo tutti ottimi amici”.
Durante l’intervista, Skolnick ha anche toccato il tema della convivenza tecnica con il collega Eric Peterson. Se inizialmente i ruoli erano ben definiti — con Skolnick (allievo di Joe Satriani) nel ruolo di virtuoso e Peterson concentrato sul ritmo e l’aggressività — negli anni il rapporto si è evoluto.
Oggi, il chitarrista paragona il loro approccio a quello dei Megadeth di Dave Mustaine e Marty Friedman, dove entrambi contribuiscono ai soli con stili differenti, alternando l’istinto grezzo di Peterson alla precisione tecnica e jazzistica di Skolnick.

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