Sulla scia della loro ottima ed omonima ultima release discografica (qui la recensione), gli indomiti Tygers Of Pan Tang (o, se preferite, of Whitley Bay, UK) si sono imbarcati in un breve tour italiano che, dopo le date di Roma (qui il report della data capitolina) e Prato, si conclude questa sera sul prestigioso palco del Circolo Colony di Brescia.

L’attuale formazione delle Tigri, con il ritorno di Gav Grey al basso e l’innesto del funambolico chitarrista Michael McCrystal, è oramai rodata da tempo e negli ultimi anni abbiamo personalmente avuto piùvolte occasione di assistere da parte loro a performance live sempre di altissima qualità , sia a livello tecnico che a livello di coinvolgimento del pubblico. Inoltre, a differenza di molte band storiche che solitamente circoscrivono le proprie esibizioni attorno alle hit del loro glorioso passato limitando al minimo la presentazione della produzione piùnuova, la truppa guidata dal veterano Robb Weir – sempre affiancato dai fedeli Craig Ellis (batteria) e Iacopo Meille (voce) – concede sempre parecchio spazio dal vivo anche agli album piùrecenti, le cui tracce riescono a non sfigurare nemmeno al fianco dei brani tratti dai loro primi tre dischi, considerati ancora oggi dei veri e propri masterpiece dell’epoca d’oro della NWOBHM. Quella di questa sera quindi è l’occasione giusta per testare lo stato di salute del gruppo britannico e per verificare quale sia la resa live delle canzoni incluse nel loro nuovo lavoro.

In apertura di serata troviamo tre promettenti band della scena nazionale. I bolzanini Bullet-Proof sono i primi a salire sul palco poco dopo le 21, davanti ad un pubblico ancora sparuto che, purtroppo occorre sottolinearlo, non aumenterà  poi tantissimo nel corso della serata: non lamentiamoci se chiudono i locali e se la scena piano piano muore, se poi siamo i primi a non alzare le chiappe per uscire il sabato sera per andare a vedere una band storica del panorama hard & heavy europeo e tre promettenti band italiane. Detto questo, occorre sottolineare l’ottima esibizione del quartetto capitanato dal cantante chitarrista Richard Hupka, già  visti all’opera lo scorso luglio di spalla ai Testament a Milano: gran presenza scenica, riff taglienti, assoli al fulmicotone e ritmiche serratissime, nella migliore tradizione del thrash metal old school, sono il biglietto da visita della band, che per l’occasione ha presentato ben tre estratti del loro secondo album “Forsaken One”, in uscita il prossimo 24 aprile. I brani nuovi come “Might Makes Right” e “Portrait Of The Faceless Kings”, affiancati alle già  note “The Cage” e “Deceive”, hanno costruito un vero e proprio muro sonoro, mettendo in evidenza le ottime capacità  tecniche di tutto il gruppo, con una menzione speciale per il giovane batterista Lukas Hupka, davvero indemoniato dietro i tamburi. La devastante title-track del loro album d’esordio “De-Generation” chiude la loro esibizione tra gli applausi sinceri delle prime file: sicuramente una band da tenere d’occhio, che a breve ritroverete su queste pagine per un’interessante intervista.

SETLIST BULLET-PROOF: Might Makes Right ”“ The Cage ”“ Portrait Of The Faceless King ”“ No One Ever ”“ Deceive ”“ Again ”“ De-Generation

A seguire, l’intro “Obsequies”, seguito dalla complessa “They ”… Among Us”, dà  il via alla breve ma intensa esibizione del power trio toscano degli Angel Martyr, band attiva sin dal 2010 e giunta quest’anno all’album d’esordio “Black Book: Chapter One”. Dopo aver seguito i Tygers Of Pan Tang per tutte e tre le date del tour, il gruppo questa sera dà  l’impressione di essere un pochino stanco (il leader Tiziano Sbaragli è oltretutto reduce da un breve ricovero ospedaliero), ma ce la mette tutta per impressionare il pubblico, grazie soprattutto al pregevole lavoro al basso di Dario Rosteni, capace di irrobustire in maniera vigorosa il sound della band; sound che pesca a piene mani dalla tradizione dell’heavy metal classico di matrice americana, caratterizzato da brani lunghi ed articolati come l’ottima “Pirate Song”, la quale in alcuni passaggi ci ha ricordato i Manilla Road. Sulle note del brano che dà  il nome alla band i tre chiudono la propria esibizione, raccogliendo anch’essi il giusto consenso da parte dei presenti.

SETLIST ANGEL MARTYR: Obsequies (Intro) ”“ They”… Among Us ”“ Pirate Song ”“ On The Divine Battlefield ”“ Angel Martyr

Dei tre opening act presenti questa sera, gli Axevyper (anch’essi provenienti dalla Toscana) sono sicuramente i piùrodati, con già  tre album e un EP (interamente cantato in italiano) alle spalle. La scaletta verte soprattutto sulle canzoni del piùrecente “Into The Serpent’s Den”, dal quale vengono estratti ben cinque dei sette brani proposti (purtroppo, per ragioni di tempo, dalla setlist sono state tagliate le previste “Vergine” e “Non E’ Finita Qui”). Il sound del gruppo può tranquillamente essere inserito nel filone della NWOTHM di band come Steelwing ed Enforcer: i riferimenti agli Iron Maiden sono evidenti, ma la band riesce a coinvolgere, grazie a tracce azzeccate come “Brothers Of The Black Sword”, la lunga e intricata “Beyond The Gates Of The Silver Key” o l’intensa “Soldiers Of The Underground”, dedicata a tutti i presenti. Buona anche la loro performance, con una nota di merito ai due chitarristi, nonché al bassista Andrea Tognetti, prepotentemente in evidenza sul palco alla guisa del “maestro” Steve Harris.

SETLIST AXEVYPER: Brothers Of The Black Sword ”“ Metal Tyrant ”“ Axevyper ”“ Beyond The Gates Of The Silver Key ”“ Soldiers Of The Underground ”“ Victims Of Tomorrow ”“ Spirit Of The Wild

E’ oramai quasi mezzanotte quando arriva il momento degli headliners. Il consueto ruggito della tigre squarcia il silenzio della sala lasciando spazio alla nuova intro che altro non è che il vecchio brano di Tom Jones “What’s New Pussycat?” (dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che l’ironia non manca certo a Robb Weir e soci). Il massiccio riff di apertura della roboante opener dell’ultimo album “Only The Brave” spettina subito le prime file, che non si fanno pregare per scatenarsi nell’headbanging; neanche il tempo di riprendere fiato e le seguenti “Love Don’t Stay” e “Gangland” (sempre bombastica anche dopo oltre 35 anni!) ci colpiscono ancora come cazzotti in pieno viso. Le nuove “Never Give In” (prossimo singolo in uscita il prossimo 21 aprile) e “Blood Red Sky” (dall’intenso break centrale in cui Iacopo si mette in mostra con una serie di vocalizzi di razza, sottolineati dall’apprezzamento sia del pubblico sia dello stesso Weir, ben cosciente di avere al suo fianco un vero e proprio fuoriclasse delle corde vocali) si sposano perfettamente con le stagionate ma sempre affascinanti “Do It Good”, “Euthanasia” e “Take It”.

Qualche piccolo intoppo alla chitarra e una non perfetta regolazione dei suoni del suo monitor non riescono ad inficiare la solita strepitosa prova del chitarrista Mickey McCrystal, assolutamente a suo agio con incredibile naturalezza sia sui complicati assoli che in passato furono di un certo John Sykes, sia sulle proprie partiture dei brani piùrecenti. Oltretutto, avendo oggi adottato un modo di suonare la sua Gibson tenendola molto piùin basso rispetto a prima, la sua immagine risulta ancora piùvicina a quella dei grandi eroi della sei corde, nella schiera dei quali tra qualche anno, continuando di questo passo, il giovane inglese non potrà  che entrare a far parte.

I cinque sul palco, in particolare il rubicondo e sempre sorridente Robb Weir, danno l’impressione di divertirsi come bambini, specialmente quando attaccano a suonare la seventies “Glad Rags”, uno dei pezzi di punta del loro ultimo album (per il quale è stato da poco pubblicato anche un bel video): sui cori la partecipazione del pubblico è straordinariamente intensa, tanto che il buon Robb, a fine brano, ci inviterà  tutti quanti a seguire la band in Europa per fare da coristi. Ma non c’è tempo per accettare o meno la proposta che arriva una strepitosa versione della sempre trascinante “Keeping Me Alive”, con il singer, vero e proprio orgoglio nazionale, ancora una volta in evidenza con i suoi strepitosi equilibrismi vocali a-la Robert Plant. Lo stesso Iacopo (Jack per gli amici inglesi) ci racconta poi di come “Don’t Stop By”, il brano che chiudeva “Spellbound”, lo avesse folgorato da ragazzino nella sua cameretta di Firenze e di come oggi ”“ vedi i casi della vita ”“ si ritrovi a cantarla sul palco al fianco di colui che piùdi trentacinque anni fa aveva contribuito a comporla. Jack canta, eccome se canta: l’acuto che regala nel finale è da pelle d’oca. Ma in generale la sua è una prestazione da incorniciare: il nostro è diventato oramai un vocalist di gran caratura tecnica, ma allo stesso tempo versatile e passionale, per non parlare poi delle sue capacità  da frontman, che gli consentono di interagire col pubblico in sala, scherzando in italiano e facendo trasparire tutte la sua simpatia da toscanaccio.

Il Rock’n’Roll di “Raised On Rock” riesce ancora dopo tanti anni a scatenare il pubblico: Rob gigioneggia a centro palco investendoci col riff del brano, sempre sostenuto dall’ottimo tappeto ritmico di Gav Gray e Craig Ellis, magari non troppo appariscenti ma portatori di grande sostanza e precisione. Una vitaminizzata versione di “Gangland” e la sempre affascinante “Suzie Smiled” (”C’è Suzie in sala questa sera? ”“ chiede ammicando Iacopo) chiudono lo show, prima che si levi alto l’urlo “Tygers! Tygers!” a richiamare i cinque sul palco per i due encore di rito: prima, un po’ a sorpresa, la cover di “Tush” degli ZZ Top, che la band proponeva già  agli inizi di carriera sul finire degli anni 70, e poi la classica “Love Potion #9”, che manda tutti definitivamente a casa col sorriso in faccia, non prima di essere andati a complimentarsi con il gruppo, disponibilissimo nell’aftershow a concedersi a fans ed amici di piùo meno lunga data.

Una bellissima serata quindi: peccato solo per il poco pubblico presente.

Long Live The Tygers Of Pan Tang”: non lasciate che si estinguano le tigri, non lasciate che si estingua la musica dal vivo.

SETLIST TYGERS OF PAN TANG: Only The Brave ”“ Love Don’t Stay ”“ Gangland ”“ Never Give In ”“ Do It Good/Euthanasia ”“ Blood Red Sky ”“ Take It ”“ Glad Rags ”“ Keeping Me Alive ”“ Don’t Stop By ”“ Raised On Rock ”“ Devil You Know ”“ Hellbound ”“ Suzie Smiled ”“ Tush (ZZ Top Cover) ”“ Love Potion #9 (The Clovers Cover)

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All you need to know about me is that I was born and raised on Rock 'n' Roll. We'd better let the music do the talking, as Joe Perry used to say...

4 Comments

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    ottimo articolo come sempre, un ringraziamento all’amico Andrea Donati.
    \m/ long live rock’n’roll \m/