Nuclear Blast – 2021

Too Mean To Die’ è il nuovo (sedicesimo) album degli Accept, una leggenda dell’heavy metal che non ha nessuna intenzione di fermarsi e adagiarsi sugli allori.
Al timone della band tedesca è rimasto ormai il solo (intendo di membri storici) Wolf Hoffmann, infatti il bassista Peter Baltes ha lasciato il vascello, sostituito da Martin Motnik, mentre non mancano all’appello il cantante Mark Tornillo, il chitarrista Uwe Lulis ed il batterista Christopher Williams, e grossa novità una terza chitarra, Philip Shouse si aggiunge per rendere il sound ancora più compatto. Su disco il terzetto di chitarristi funziona bene, ma aspetto di vederli dal vivo per assaporare meglio il loro wall of sound.

Il nuovo album degli Accept è solido e fresco, grazie anche all’ottima produzione di Andy Sneap, non mancano i riff taglienti di chitarra e dei buoni brani che sicuramente dal vivo (io ci spero ancora ad un ritorno dei concerti) funzioneranno alla grande.
Una scaletta composta da undici tracce, una scaletta che inizia con ‘Zombie Apocalypse’ uno dei pezzi forti dell’album, un roccioso heavy metal tipicamente Accept che dopo un inizio rallentato diventa infuocato e terremotante.
La title track è un’altra mazzata, di quelle veloci e che non ti lasciano il tempo di capire cosa è successo, magari il riff non sarà dei più originali, ma la formula funziona lo stesso e risulta piacevole e convincente.
Più leggera e “radiofonica” ‘Overnight Sensation’ un brano devoto agli AC DC, sano e robusto rock’n’roll come si suonava una volta, una ricetta che non stancherà mai, ne sono sicuro.
Pur non raggiungendo i picchi inarrivabili del passato, gli Accept di ‘Too Mean To Die’ riescono a scrivere dei brani degni di nota, come ad esempio ‘No Ones Master’ una delle migliori del lotto, una canzone dove hard rock e heavy metal viaggiano paralleli e dove Tornillo non si limita solo a strillare e a tirare le corde vocali, ma interpreta bene una melodia di quelle da ricordare negli anni.
Non mancano alcuni episodi “minori” come la già edita ‘The Undertaker’ un po’ cupa e soprattutto fiacca, la band sembra senza mordente e un po’ spaesata durante l’esecuzione, in fondo gli Accept il meglio lo danno quando si tratta di tirare fuori gli artigli e pigiare sull’acceleratore come nel mid tempo di ‘Sucks To Be You’ o in ‘Not My Problem’ che sa un po’ di già sentito ma funziona alla grande.

L’insolita (per gli standard della band) ballad ‘The Best Is Yet To Come’ si difende bene risultando intensa e convincente, soprattutto Mark Tornillo dimostra di saper interpretare bene la melodia e di non essere solo un urlatore.
Infine mi preme citare ‘Symphony Of Pain’ e la conclusiva e interamente strumentale ‘Samson And Delilah’ dove fanno capolino le influenze della musica classica di Wolf Hoffmann, che già in passato le aveva inserite in alcune parti di chitarra, celebre quella nella canzone ‘Metal Heart’ con l’esecuzione di una parte di ‘Per Elisa’ di Beethoven.

Insomma ‘Too Mean To Die’ conferma la buona salute degli Accept, capaci ancora una volta di pubblicare un buon disco di heavy metal come si deve, senza risultare nostalgici, ma facendo solamente quello che gli riesce meglio.

www.acceptworldwide.com

Tracklist:

1.Zombie Apocalypse
2.Too Mean To Die
3.Overnight Sensation
4.No Ones Master
5.The Undertaker
6.Sucks To Be You
7.Symphony Of Pain
8.The Best Is Yet To Come
9.How Do We Sleep
10.Not My Problem
11.Samson And Delilah

Band:

Wolf Hoffmann – chitarra
Mark Tornillo – voce
Uwe Lulis – chitarra
Philip Shouse – chitarra
Martin Motnik – basso
Christopher Williams – batteria

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