Black Country Communion – Afterglow

 Mascot Records – Ottobre 2012

 

Dalla notte dei tempi ci sono misteri celati agli occhi di noi umani che non avranno mai risposta: il triangolo maledetto delle Bermuda, le statue poste sull’isola di Pasqua, la scomparsa di Atlantide e… l’industria discografica! Non si spiegherebbe in altri modi la totale assenza di interesse e promozione nei confronti di quello che personalmente ritengo il miglior ensamble musicale formatosi nel nuovo Millennio! Hughes, Bonamassa, Bonham e Sherinian sono “IL SUPER GRUPPO” per antonomasia… ho detto poco! Interesse rivolto? Zero! Ma stiamo scherzando? Oddio, non tocca sicuramente a me rimarcare il fatto che la scena Rock mondiale stia attraversando un periodo ‘mooooolto’ difficile e di totale smarrimento creativo, ma tant’è, quindi se un gruppo di questa enorme caratura esce solo ed unicamente grazie alla caparbietà della piccola etichetta olandese Mascot Records e non per EMI, Sony o un’altra major un colpevole sicuramente ci sarà!

Recentemente un’impressionante crisi artistica stagnante ha investito i migliori artisti e questo si sta ripercuotendo in maniera esponenziale a livello prettamente commerciale è un dato di fatto sotto gli occhi di discografici, giornalisti, negozianti e fan… come saprete le poche briciole vengono puntualmente spartite tra i soliti brontosauri annacquati che con una cadenza biennale impressionante si ripropongono con altisonanti ciofeche spacciate per capolavori assoluti….allarmante! Comunque sia, divagazioni a parte, la risposta che tutti vogliono è una sola: “Questo “Afterglow” è al livello dei precedenti o addirittura superiore? La risposta per ora è NO! E un pelo sotto gli altri due, ma la qualità è sempre altissima, state tranquilli! Rispetto ai precedenti album parrebbe che le canzoni contenute in “Afterglow” necessitino di maggiori e approfonditi ascolti.

Il disco è buono, lo tengo a precisare, ma al momento, non mi ha stupito e neppure entusiasmato! Vuoi perché il fattore novità non c’è più, o anche per il fatto che per mancanza di disponibilità compositiva da parte di Joe Bonamassa per questo disco non c’è stata, a tratti “Afterglow” è molto più simile ai lavori del Gleen Hughes solista che non un lavoro di squadra vero e proprio. C’è sicuramente una sensazione diversa ascoltando “Afterglow” rispetto alle prime due uscite dei Black Country Communion, qui ci sono differenti atmosfere, più varietà nel song-wrtiting. Difatti il classico stile hard rock ’70 è stato contaminato con un po’ di funky e del blues ed anche alcune partiture heavy rock proprie dello stile degli anni ottanta.

Addentrandomi nei meandri di “Afterglow”, posso dire che il disco parte alla grande con l’opener “Big Train” bella e ritmicamente ‘spinta’ come ci si potrebbe aspetterebbe, molto particolare nel mood, splendido ed originale l’assolo di Bonamassa, che nella parte meno distorta ricorda molto il compianto Tommy Bolin. Segue “This Is Your Time” un pachidermico e cadenzato heavy funk, figlio legittimo della storica “Sail Away” (da “Burn” dei Deep Purple), ma il ritornello è in puro stile Glenn Hughes solista, invece “Midnight Sun” è senz’ altro la più particolare ed indefinibile del lotto, qui si ascoltano influenze progressive, heavy (ma VERAMENTE heavy) rock anni ‘70, ed anche ottantine alla Van Halen è proprio il caso di dire. “Confessor” è un pezzo semplice e molto robusto, che ruota intorno alla voce, ispiratissima e potentissima, di Hughes. Mentre “Cry Freedom” con il suo andamento ‘dondolante’, in tempi non sospetti avrebbe fatto molto comodo a Luke Morley e ai suoi Thunder (GRANDE e, ahimè, criminalmente sottovalutata band). La differenza con la band di Morley & Co. In questo caso la differenza la fanno il ‘botta e risposta’ vocale tra Hughes e Sherinian (la seconda voce non mi pare quella di Bonamassa). La title-track mette in scena chiaroscuri sottolineati dapprima da una delicata ed insinuante chitarra acustica (oltre alla voce, sempre oltremodo duttile e sensibile di Sua Maestà Hughes), poi da un massiccio riffing heavy-blues di Bonamassa (nuovamente azzeccatissimo il suo assolo, dalle tinte quasi ‘space rock’), e trova anche spazio per un bell’arrangiamento di fiati ed archi molto anni ‘70. “Dandelion” ha poco a vedere con un bel fiore (dandelion, “dente di leone”), perché qui i quattro pestano veramente duro, con un heavy blues che odora di Led Zeppelin dalla prima all’ultima nota.

The Circle” permeata da una tranquilla atmosfera blues progressiva è l’unico pezzo interlocutorio di questo terzo album dei BBC. E’ una ballad piuttosto atmosferica, che però non dice né tantomeno aggiunge nulla di nuovo a quanto sentito in precedenza, e che non può competere (per fare un paragone), con nulla della produzione di Glenn Hughes solista. Sembra piuttosto, un brano costruito esclusivamente attorno alle qualità canore di Hughes, che qui trovano una perfetta ‘passerella’. A tratti invece “The Common Man” sembra voler prendere sotto braccetto il classico “Tom Sawyer” dei Rush, ma ovviamente con fattezze molto più blues, e contiene anche un coro molto carico, mentre “The Giver” senz’ ombra di dubbio la mia preferita del disco. Rimanda direttamente alle cose più belle e ispirate dei leggendari Free, anche se – come da copione – Hughes ci mette del suo, ed il pezzo, soprattutto nella parte finale, caratterizzato da una lunga, splendida, intensa coda strumentale, dove Sherinian brilla al clavinet, la matrice Deep Purple “Mark III” e “Mark IV” è quanto mai presente… semplicemente mozzafiato la prova di Jason Bonham, che rivaleggia con il leggendario padre quanto a groove, senso del ritmo, e tecnica.

Sicuramente la maggior parte delle persone hanno sentito parlare della polemica e della tensione che si è creata all’interno della band quasi in concomitanza con l’annuncio dell’uscita di questo “Afterglow”. C’è stata un po’ di ‘Guerra Fredda’ su Twitter tra Glenn Hughes e Joe Bonamassa, nelle ultime settimane, a quanto pare, la causa di tutto ciò sarebbe riscontrabile nella mancanza di disponibilità verso la band da parte di Bonamassa a causa del programma frenetico dei suoi impegni solisti tra tour e registrazioni programmate, non era in grado di contribuire in maniera decisa a questa ultima release dei Black Country Communion, lasciando Hughes ad occuparsi in prima persona del songwriting (molte delle canzoni erano apparentemente in programma per il suo album solista successivo).

Cosa riserva il futuro per questo fantastico super-gruppo resta ancora tutto da vedere, speriamo solo che i ragazzi siano in grado di far funzionare al meglio questo progetto indipendentemente dai differenti impegni solisti, dato che, a pare mio, i Black Country Communion devono per forza di cose essere in grado di andare in tour per presentare a tutti questo nuovo lavoro. Ancora una volta hanno dimostrato che se scatta la scintilla questi quattro strumentisti diventano una vera potenza in grado di bilanciare alla perfezione tecnica e raffinatezza. Sarebbe davvero un peccato farla finita ora! Se questo (speriamo proprio di no) dovesse verificarsi, “Afterglow” sarebbe un lascito favoloso!

BRANO TOT: The Common Man e The Giver
BRANO FLOP:  non pervenuto

bccommunion.com

Tracklist:

1. Big Train
2. This Is Your Time
3. Midnight Sun
4. Confessor
5. Cry Freedom
6. Afterglow
7. Dandelion
8. The Circle
9. Common Man
10. The Giver
11. Crawl

Band:


Glenn Hughes – voce, basso
Joe Bonamassa – chitarra
Jason Bonham – batteria
Derek Sherinian – tastiere


 

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