I giganti del thrash metal DESTRUCTION hanno pubblicato il loro nuovo album dal vivo “Born To Thrash – Live in Germany” in digitale, per portare ai fan l’atmosfera dei festival di cui si sente così tanto la mancanza.

Born To Thrash – Live In Germany” sarà disponibile nei formati digipak e nel vinile (nero, rosso, trasparente e picture) in uscita il 17 luglio e pre-ordinabile qui: http://nblast.de/Destruction-BTT

Abbiamo parlato di questa uscita col cantante e bassista Schmier, insieme all’attuale situazione globale, del futuro dei concerti, della nuova line up della band e dei suoi ricordi legati al Thrash e all’Italia.

Ciao Schmier, sei il benvenuto su Longliverocknroll! Come stai e come vanno le cose dalle tue parti al momento?

Sono state due settimane difficili, ma da quando il governo ha allentato un po’ le misure di sicurezza, la vita sta pian piano ritornando un po’ alla normalità. La gente apprezza che si cominci a vedere un po’ la luce alla fine del tunnel. E’ un bene vedere un po’ di speranza e qualche sviluppo.

Parlando della vostra prossima uscita, Il live album “Born to Thrash” è un regalo per tutti i fans che dovranno aspettare la fine di autunno 2020 per rivedervi sul palco, così come avete annunciato. Ci puoi raccontare qualcosa di questo disco?

Sì, abbiamo deciso di fare uscire questo album che è una registrazione di un grande live che abbiamo fatto l’anno scorso. Non era in programma questa uscita, ma poi è arrivato il lockdown e questo caos e tutte le date cancellate, quindi ho pensato: “W.T.F, sembra che ci vorrà molto tempo per tornare a suonare!”. Mi sono confrontato con i ragazzi e sapevamo che il live suonava molto bene quindi ho parlato alla casa discografica Nuclear Blast e loro all’inizio non erano così interessati a farlo perché non era il modo convenzionale, ma ho insistito: “Ehi non potremo fare concerti per molto tempo, i fans saranno affamati di show, quindi facciamolo!”
Lo streaming è uscito l’8 maggio , ma l’uscita vera e propria del disco materiale sarà tra 3 mesi , ma era importante che l’album uscisse velocemente adesso. Ci connette con i fans e per me è una gran cosa avere qualcosa da fare ora, promuovere l’album avere un obiettivo quando si sta a casa e si rischia di impazzire. I fans stanno reagendo molto bene a questa attesa, la gente è entusiasta che noi stiamo facendo uscire qualcosa di nuovo in questo periodo. A volte bisogna pensare un po’ fuori dagli schemi. Agire in maniera spontanea trovo che sia molto importante anche se non è la modalità più gradita alla scena musicale. Non sarebbe uscito se non fosse stato per il coronavirus, quindi è decisamente una “produzione Corona”, un suo effetto, di quelli buoni.

Ho letto sulle vostre pagine che uscirà insieme a un videoclip:

Sì ci saranno 3 videoclip. E’ stato tutto molto naturale, dalla registrazione dell’album alla sua uscita così lo è stato anche la realizzazione del video.
In occasione del live al Party San Festival, avevamo una regia che ha filmato il nostro backstage, non dovevano riprendere il concerto, ma il dietro le quinte perché serviva per il film che stiamo realizzando. Ne abbiamo approfittato e gli abbiamo chiesto se potevano riprendere anche l’inizio del live, sempre con lo scopo di raccogliere del materiale per il film. E’ così che poi ho chiesto al produttore se potevamo estrarre qualche clip dalla registrazione. Sono stati registrati quindi i primi 3 brani del live e saranno quelli che faremo uscire, iniziando dal primo “Curse the Gods” che uscirà domani insieme al digital album.

Wow, quindi state lavorando a un film che parla delle vostre esperienze nel backstage?

Sì esatto, è un film che mostra quello che succede dietro le scene: il backstage, le scelte e gli obbiettivi che abbiamo. Il film è stato pensato per concludersi con questo Grand Finale con i Kreator, Sodom, Destruction e Tankard.

Adesso però con questa difficile situazione causata dal coronavirus, abbiamo dovuto interrompere. Le riprese riprenderanno nei prossimi mesi, ma per fortuna abbiamo già iniziato all’inizio di quest’anno a girare le prime scene, quindi sono ottimista e fiducioso che il film possa uscire il prossimo anno. E’ davvero un bel progetto, qualcosa di diverso e anche per noi è qualcosa di nuovo essere filmati tutto il tempo.

Oltre alla preparazione di questo film, state pianificando di poter far uscire qualcos’altro? Ad esempio contenuti sui social come gli home concerts?

Io spero che questa crisi finisca presto e che ci sia una riapertura e ripartenza, tutto dipende da come si evolvono le cose. Non sono un fan dello streaming di contenuti sui social e i concerti da casa, anzi io penso siano piuttosto orribili.

Credo che un concerto senza la presenza dei suoi fan sia come una partita di calcio senza il suo pubblico, non funziona. Un concerto si basa sull’interazione con i fans. Quelli che chiamano “home concerts” sono principalmente delle performance di minor livello senza atmosfera e non si può definire concerto. Io capisco che in tempi difficili come questi si cerchi di rimpiazzare i live e di continuare a intrattenere i fans, ma è davvero così divertente per loro? Senza poter interagire, apprezzare e stare di fronte alla band che suona e gridare “ancora!”. Io non ci vedo davvero nulla di entusiasmante, non voglio pensare che adesso Facebook si metta a fare lo streaming di concerti per guadagnarci; ci vorrà portare a vedere concerti senza più persone? Penso che questa sarebbe una svolta sbagliata e preferisco vedere altri generi di evoluzioni da un’altra prospettiva. Penso a concerti con aree speciali per il pubblico, attrezzate per evitare il rischio di infezione: ad esempio distanziando il pubblico più giovane da quello più a rischio per problemi di salute. Credo che sia una maniera migliore per salvare la musica, non credo che salveremo nulla buttandoci sullo streaming dei concerti per i fans. Spero insomma che si potranno mettere in pratica buone idee e organizzazioni in futuro come sta succedendo ad altre attività. Come per i ristoranti che riaprono potrebbero arrivare altrettante soluzioni per i concerti in futuro. Posso immaginare che i grandi Festival ci metteranno un po’ di tempo a tornare, di sicuro non ci sarà nulla quest’estate, ma cerchiamo di rimanere positivi. Credo che dovremmo essere già contenti per questi segni di riapertura che stiamo avendo nella seconda fase , sperando che da qui in poi si vada migliorando.

L’umanità impara in fretta ad adattarsi, il problema è che questo virus è stato brutale e inaspettato, non sapevamo nulla a riguardo, ma ora che abbiamo imparato così tante cose su di lui speriamo di poter recuperare il controllo. Molte persone sono immuni, si sa che molti in Germania lo hanno avuto senza complicazioni. Penso che adesso che si è fatta luce su come affrontarlo e le sue caratteristiche, riusciremo a superare meglio questa situazione. Rimanere positivi è tutto quello che abbiamo. Abbiamo avuto su di noi una nuvola oscura nelle scorse settimane. Sembrava non ci fosse speranza, è stato spaventoso. Quindi adesso possiamo ricominciare a sperare che le cose migliorino presto. La musica e l’intrattenimento è sicuramente la cosa considerata meno necessaria dal governo, ma per la gente sono le cose più importanti, specialmente in momenti bui come questi quando sei seduto a casa senza nulla da fare.

Cosa sarebbe la vita senza musica e intrattenimento? Quindi dobbiamo assicurarci di mantenerli in vita. So già che i fans e gli amanti della musica faranno del loro meglio per supportarla futuro. In ogni caso bisogna cercare di vedere il lato positivo del coronavirus, forse ci riavvicinerà e riunirà il mondo per collaborare insieme anziché distruggerlo.

Riguardo alle alternative: hai sentito parlare dei concerti “Drive in” in Danimarca? Potresti immaginare una cosa del genere come soluzione temporanea?

Sì, è già successo anche in Germania, ma non credo che sia da considerare… cioè, suonare davanti a delle auto parcheggiate, ti prego! Inoltre da quel che so, non è neanche musica dal vivo perché in realtà ascolti dalla radio e poi non puoi muoverti nella macchina!

E’ un’alternativa divertente, vedremo come andrà. Sicuramente in questo periodo anche una cosa del genere potrebbe essere ben accolta, una distrazione per tornare allo spirito dei concerti. Penso che qualsiasi iniziativa al momento sia la benvenuta, anche se questa cosa della macchina è fuori di testa e non credo sia una soluzione, ma chissà, vedremo!

Parliamo della nuova line up. Con Randy e Damir, pensi che sia la formula migliore di sempre?

Si, lo credo. Sai i fans sono venuti fuori con questo termine “Stronger than ever”, tanto che ne abbiamo fatto una maglietta in edizione speciale, perché davvero ci sentiamo così. Nella band c’è una bella vibrazione, c’è intesa e una grande alchimia e soprattutto “it’s kick ass!”. Abbiamo questi due nuovi grandi musicisti nella band, che sono un’ispirazione, anche a livello umano ed è molto importante che i fans li abbiano accolti così bene. Sì, quindi posso dire che è la line up migliore, la più forte che abbiamo mai avuto e questo live album ne è davvero la prova.

Come li hai conosciuti, ti va di raccontarci qualche episodio passato?

Oh lo sai, la vita è un viaggio pieno di avvenimenti. La prima volta che ho visto Randy Black è stato quando suonava con gli Annihilator in Germania e mi sono subito innamorato del suo modo di suonare e da allora è diventato uno dei miei batteristi preferiti. Siamo diventati amici poi col tempo perché ha iniziato a suonare nella band tedesca Primal Fear e si è quindi trasferito in Germania. Quando cercavamo un nuovo batterista, avevamo già parlato in passato con Randy per inserirlo nei Destruction, ma allora non era il momento giusto. Glielo abbiamo richiesto in seguito al momento giusto perché era libero e adesso ho uno dei miei batteristi preferiti con me nei Destruction ed è fantastico! E’ molto preparato e prende davvero sul serio la sua musica; ha lavorato tanto per il suo successo e io lo ammiro per questo.

Damir è il marito della chitarrista delle Burning Witches, che è la band al femminile di cui sono manager, quindi col tempo siamo diventati amici lavorando insieme per la loro band. Nel momento in cui ci siamo messi in cerca di un altro chitarrista mi è venuto in mente: “aspetta un momento! Ho un fantastico chitarrista tra i miei amici!”. Ne ho parlato con Damir e gli ho chiesto di unirsi ai Destruction e lui è impazzito all’idea. A volte la vita ti porta su strade impreviste e questa nuova line up, il come si è formata, è un bellissimo episodio della vita, un dono.

Parlando delle Burning Witches, come ti vedi nel ruolo di manager? Pensi che potresti dedicarti ad altri progetti in futuro?

Per me le Burning Witches significano davvero molto lavoro, perché mi sento molto vicino alle ragazze. Gestisco non solo la produzione, ma tanti altri aspetti perché sono lì come amico a prestare il mio aiuto e a dare dei consigli e non so se potrei fare la stessa cosa con una qualsiasi altra band con la stessa passione. Sono però davvero contento di poter offrire alle ragazze la mia conoscenza ed esperienza di 36 anni nel campo della musica. Fare in modo insomma che loro non compiano gli stessi errori che noi abbiamo fatto e vederle con un grande inizio come questo certamente mi ricorda la mia giovinezza, come eravamo agli inizi con i Destruction. Le ragazze hanno una grande energia, hanno talento e sono molto determinate. E’ una grande esperienza , un po’ come avere dei figli: li vedi crescere ed è fantastico!

Quasi 4 decenni di Thrash sembrano una missione! Qual è il segreto di questa dedizione?

Io credo che la passione non sia qualcosa che crei o che ti capita. Sono sempre stato un grande fan della musica che per me è diventata qualcosa di più: è una dedizione e un modo di vivere, non è soltanto un lavoro. Quando vedi la tua musica come un lavoro allora è troppo tardi ed è tempo di fermarsi, perché a quel punto non ti diverte più. Credo che “il sacro Graal” sia divertirsi il più possibile con quello che si fa per lavoro, ed è così che si finisce poi col farlo facilmente per tanti anni. E questo vale per tutti i mestieri. Ad alcune persone piace il lavoro che fanno e cercano di migliorarsi mentre altri non lo amano affatto e si vede. E’ come quando vai al ristorante e hai il cameriere amichevole che ti fa la festa e ti serve con un sorriso , è evidente che gli piace il suo lavoro, poi c’è l’altro tipo di cameriere che odia quello che fa e ti serve la tua “dannata” pizza sul tuo “dannato” tavolo. Ecco io sono il cameriere che sorride!

Come musicista, hai mai considerato un cambio di stile drastico o un cambiamento di genere?

In passato ho avuto questa esperienza con i Panzer e gli Headhunter, il cui pubblico si può dire fosse più del genere “heavy metal“, ed è stato molto utile e sano avere delle esperienze diverse dai Destruction. Mi è piaciuto molto, ma non cambierei mai genere per i Destruction, non è discussione. So che molti musicisti col tempo cambiano e si appassionano ad altri generi musicali e credo che sia una cosa normale nel corso della vita, ma nel mio caso io ho sempre amato la musica delle mie origini, il Thrash e la “vecchia scuola” è la mia preferita. So che molti musicisti cominciano a suonare Jazz e Blues quando invecchiano (ridendo con una smorfia), ma per me non è una reale opzione, non ancora. Voglio dire, forse tra 20 anni!

Qual è il più grande compromesso che ti sei ritrovato a fare, se ti è mai successo?

Ricordo che negli anni ’90 quando i Destruction mi avevano licenziato ed erano tempi difficili per fare musica, stavo cercando una nuova etichetta discografica per me. Nel 1996 stavo suonando con gli Headhunter e la nostra etichetta fallì, quindi ci siamo messi in cerca di un nuovo contratto e così ho parlato con la Roadrunner Music, (al tempo una delle più importanti etichette metal rimaste). Gli anni ‘90 sono stati molto difficili per il Metal: andava molto il Grunge, la roba Tecno ecc…

Quindi ricordo di aver chiamato un mia amica che lavorava alla Roadrunner al tempo e lei mi disse: “Schmier, se ti tagliassi i capelli e ti mettessi a suonare musica elettronica, oppure qualcosa di più “grungy”, qualcosa di più moderno, allora ti farei un contratto per la Roadrunner “ e io le ho risposto: “Fanculo! e le ho chiuso il telefono“. Parlai in seguito con un altro dell’etichetta spiegando che non mi sarei mai tagliato i capelli e non avrei mai cambiato il mio stile. Bisogna fare quello in cui si crede, che rispecchia chi sei e non perché ti fa guadagnare! La nostra musica ha successo perché siamo fedeli a noi stessi e facciamo quello che sappiamo fare meglio, quindi correre dietro a ogni nuovo genere non è cosa per me. Io non sono il tipo che scende a compromessi, o con me o contro di me. Non farei mai qualcosa che gli altri vogliono che io faccia.

Come pioniere del Thrash Tedesco, quale pensi sia la principale differenza tra voi e gli Americani?

Il Thrash tedesco è sempre stato più brutale e selvaggio, gli americani dalla loro hanno sempre avuto i migliori musicisti (anche se col tempo il livello europeo è salito). Pensando agli Slayer e ai Metallica, credo siano più vecchi di noi di circa 3-5 anni, quindi in un certo senso noi siamo il loro fratellini. In ogni caso anche se abbiamo iniziato più o meno negli stessi tempi e anche se gli americani hanno avuto alle spalle un aiuto più importante da parte del Music Business, hanno poi finito tutti per “annacquare” lo stile commercializzandosi. Prendi ad esempio “Super Collider” dei Megadeth mi dispiace, ma è davvero un album orribile! I Metallica non sono da meno, sono diventati molto commerciali. Le band Thrash europee hanno fatto di tutto per restare radicate e fedeli alle origini, senza mai provare a cambiare stile per conto di altri. Non vogliamo essere la band più famosa al mondo, ciò che conta per noi non è il successo come quello che intendono gli americani. Per me il successo è poter suonare su un palco e far parte di una band. Non ho bisogno dei milioni, la mia filosofia è sempre stata questa: quando diventi di successo e molto ricco, non puoi fare per davvero una buona musica Thrash, perché a quel punto sei soddisfatto, ma per suonare questa musica devi essere incazzato. Se guido una Ferrari e ho una piscina, sono felice e ozioso con tutto il denaro del mondo, non credo riuscirei più a scrivere grandi canzoni, quindi credo sia questa la differenza. Gli americani sono molto affermati e ottimi musicisti e li rispetto tutti, ma sicuramente abbiamo percorso strade diverse. La differenza di base sta nel modo di vivere, perché loro sono sempre in vendita, tutto gira attorno al dollaro e questa non è davvero la filosofia tedesca. I tedeschi sono più che altro gran lavoratori e questa differenza emerge anche nella musica alla fine.

Gli americani sono pur sempre l’incarnazione del Capitalismo…

Bisognerebbe licenziare il Capitalismo, è un sistema che ha fallito e dovremmo tutti lavorare per crearne uno nuovo e ora è il tempo! Spero che dopo questa crisi, almeno una parte dei nostri politici si sveglierà e farà qualcosa in proposito.

Cosa ti manca di più degli inizi e cosa credi sia migliorato nello scenario metal attuale?

Quello che mi manca degli inizi è di sicuro la prima volta che sono stato sul palco, il primo album, la prima volta in una grande rivista… quelle prime volte che hai soltanto quando cominci, ma è una cosa normale della vita, valida per qualsiasi lavoro. Quando cresci tutto diventa una routine e quindi tutto più normale, non è più così emozionante stare su un grande palco ecc… ma io per fortuna mi diverto ancora e a volte cerco di essere più consapevole del dono di essere un musicista, e credo che soprattutto ora con questa crisi, abbiamo visto che tutto può finire velocemente, che quello che facciamo è speciale e molto gradito. Credo che abbiamo il dovere di mantenere questa passione condivisa in vita.
Abbiamo un detto in Germania che dice: “l’essere umano in sé è una routine personale” e la routine si sa che uccide tutto, così come nelle relazioni, puoi avere la donna più bella del mondo accanto, ma se la vedi tutti i giorni ti annoi e questo è il problema di questa fottuta umanità, ci annoiamo facilmente di qualsiasi cosa anche se si tratta del più grande dei doni. La routine giornaliera è quindi qualcosa da combattere ognuno a proprio modo.

Ho un un’ultima domanda per te. Ricordi qualche episodio speciale legato all’Italia, magari durante i Tour?

Oh certo, ho molti ricordi in Italia. Molti hanno l’abitudine di ricordare gli eventi negativi , io sono l’opposto voglio ricordare solo le cose buone. La roba brutta va nel bidone della vita per me: quando mi capita un brutto concerto o un brutto momento, lo butto alle mie spalle e guardo avanti. Dico questo perché ci sono state diverse complicazioni in Italia prima che fossimo obbligati a cancellare le date, ma questo succede un po’ ovunque.

Dal mio punto di vista ho un sacco di bei ricordi ai concerti fatti in Italia a cominciare dalle persone molto amichevoli e un sacco di ottimo cibo. Ho degli amici italiani che ogni volta che vengo mi portano fuori a mangiare al ristorante, sanno che mi piace il cibo buono!

Mia nonna era per metà italiana e mi diceva sempre “Food is amore!”, quindi per me è sempre un piacere venire in Italia e inoltre non sono neanche geograficamente molto distante da qui dove vivo, quindi per me si tratta di circa 3 ore e mezzo di viaggio. Quando ero giovane andavo spesso con la mia famiglia sul Lago Maggiore per le vacanze, soprattutto per mia nonna… quindi ho un forte legame con l’Italia da quando ero bambino. Quello che amo dell’Italia è il vostro approccio passionale, lo si vede anche ai concerti, sono gli show più selvaggi perché il pubblico si esprime al massimo e impazzisce ed è quello che rende davvero vivo un concerto. Devo dire che c’è più divertimento a suonare nel sud del mondo rispetto al nord: al nord sono più tranquilli e rilassati mentre al sud emerge sempre lo spirito latino.

Lasceresti un ultimo messaggio ai tuoi fans e ai nostri lettori di LongLiveRocknRoll.it?

Certo! Auguro agli italiani tutta la fortuna possibile per una ripresa da questo momento. So già che ce la farete perché l’Italia è un paese davvero forte e lo supererete. Speriamo che questo ci aiuti a crescere insieme come un unico mondo, questa crisi ci ha mostrato quanto prezioso sia quello che abbiamo. So che l’Italia si rimetterà in piedi e non vedo l’ora di tornare a suonare al più presto da voi. Secondo i piani dovremmo riprendere il tour a novembre e siamo fiduciosi di ritrovare tutti i nostri fans.

Speriamo di vederci in Italia quindi alla fine dell’anno e buona fortuna per le prossime settimane. Sarà importante cercare di non perdere i risultati ottenuti fino ad oggi e che questa riapertura vada nella giusta direzione. Restate forti e restate in salute!

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