Report – Nicolò Cavallaro

Foto – Anna Bechis

Di festival in Italia si sente parlare in ogni maniera e ultimamente, per quanto riguarda la scena rock/metal, quello che più spesso si dice da qualche anno a questa parte è che “non funzionano” o “dove sono?”…

Dopo aver notato la programmazione di sabato 3/09 dell’Home festival, abbiamo deciso di recarci a dare una controllata (io per lo più per While She Sleeps, lo ammetto).

Arrivati di buon’ora facciamo un giro dell’area festival che si sta velocemente riempiendo. Le prime band suonano già nei palchi secondari mentre noi decidiamo di dirigerci verso il Tent (stage) dove alle 18:00 dovrebbero iniziare proprio i While She Sleeps.

WHILE SHE SLEEPS

Mentre stiamo tranquilli davanti al palco (accompagnato da abbondante pubblico palesemente non tipico del resto del festival) partono scoppi dalle casse, e si capisce subito che i ragazzi sanno come attirare l’attenzione. Dopo poco entrano in scena, amplificatori accesi, accordi a vuoto e mood da rockers e lo show comincia sulle note di “Brainwashed”. I suoni non sono esattamente super comprensibili, ma l’impatto del volume e il fatto che i 5 siano tutti bestie da palco riesce a mandare in secondo piano le singole note. 

Segue poi la tripletta “This is the six”, “Deathtoll” e “Our courage, our cancer”: il quintetto dimostra in live una incredibile capacità di coinvolgere il pubblico, di ricreare cori da stadio e di non perdere (in pezzi come “Our courage, our cancer) una certa vena drammatica davvero commovente.

Il concerto precede scorrevole tra parti più rock (throphies of violence) e altre più drammatiche (crowds) sempre caratterizzato da vocals e cori enormi, tenuta di palco senza soste e un impatto visivo davvero hardcore.

Degna la conclusione con “4 Walls”, momento “stadio” per eccellenza anche in disco e molto ben reso sul palco.

ENTER SHIKARI

Dopo il cambio palco (ed un altro giro per il festival per noi) è il momento degli Enter Shikari.

Il quartetto britannico godeva già di una buona nomea come band dal vivo, riconfermata pesantemente durante la serata.

Dopo l’intro, l’accoppiata “Solidarity” e “Sorry you’re not” sono micidiali: i 4 occupano il palco come se fossero 7/8, l’esecuzione è impeccabile e i suoni sono perfetti. Segnalo che i suoni live (quantomeno durante la performance dell’Home) sono ben diversi dal disco, con basi a volte poco percettibili e chitarre gigantesche in primo piano, con pezzi come “Destabilize” e “Anaesthetits” che risultano avere un groove “diverso”.

Da “One true color” in poi sullo schermo dietro la band una sequela di grafiche 3D ad hoc per i pezzi, che aggiunge ancora più senso coreografico alla maniera di muoversi del quartetto.

“Torn apart”, “Paddinton frisk” e proprio “Anaesthetis” tra i pezzi top come esecuzione/interpretazione/scenografia.

Anche la scelta del finale, senza cantato con una “Appeal II” che segue il beatdown, rallentando e ingrossando le chitarre fino a farle spegnere.

Gli Enter Shikari si sono confermati una di quelle band che dal vivo ha l’innata capacità di trascinare, con una Potenza paurosa, mai troppo aggressiva e sempre improntata a coinvolgere completamente il pubblico.

Set list:

Enter Shikari Reprise

Solidarity

Sorry you’re not

One true color

Garrison-No sleep

Destabilized

Radiate

Slipshod-The jester

Torn apart

Paddington frisk

Redshift

Anaesthetis+Reso mix

Appeal II.

Durante quest’ultima pausa cogliamo l’occasione per andare a mangiare mentre sul palco centrale suona Salmo.

Prendo due righe per dire che, da non fan di Salmo, l’effetto live all’Home di quest’anno era davvero pauroso, grazie anche alla presenza di un’intera band, e tutt’altro che rap (per lo meno come lo intendono i ragazzini).

EAGLES OF DEATH METAL

Torniamo al Tent dove gli amplificatori sono lievitati numericamente, e si capisce che è il momento del Eagles of Death Metal.

Quando “le Aquile” salgono sul palco (post intro) sono subito Stati Uniti: strumenti vintage, baffi e barbe, ma soprattutto tantissimo rock’n’roll.

Partono in quinta con “I only want you” proseguendo dritti verso “reverend” e solo qui Jesse Hughs mostra le sue doti di intrattenitore, raccontanto al pubblico aneddoti sui pezzi, ringraziando per il supporto e in genereale spendendo “parole d’amore”.

Il clima generale durante gli EoDM è di positività assoluta.

Ancora una volta abbiamo una tripletta dopo la prima metà del concerto con una meravigliosa “love you all the time”, introdotta da un lungo aneddoto su amore e droghe (viva gli anni ’70!), cambio veloce di abito per Jesse, che si infila una giacca di Bowie e interpreta magnificamente “Moonage Daydream”. Altro intermezzo sulla bellezza delle donne e… “Boys Bad News” seguita da una “Speaking in Toungues” infinita, piena di assoli e cambio strumenti come nella vera tradizione rock’n’roll.

Una delle migliori band rock contemporanee e un live set ricco di positività e voglia di divertirsi, che riesce a colpire e coinvolgere anche l’ascoltatore più lontano dal genere.

Set List:

I only want you

Revered

Complexity

Silverlake

Oh girl

Cherry Cola

Love you all the time

Moonage Daydream

Boys bad news

Speaking in tongues.

In generale bene per questo Home festival: abbiamo mangiato tanta polvere (letteralmente), ma ai festival è normale e si sa… E il livello degli artisti la valeva tutta, in ogni caso!

Unico consiglio: l’Home è un festival che ha location, budget ed organizzazione per diventare un festival di volume europeo, se solo il bill degli artisti la smettesse di essere completamente casuale durante le giornate.

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