Hungryheart – Dirty Italian Job

 

Tanzan Music – Giugno 2015

Be Yourself. Everyone else is already taken.

Ecco cosa mi è venuto in mente ascoltando gli Hungryheart: l’importanza di essere unici e fedeli a se stessi per essere riconoscibili e riconosciuti, perchè di brutte copie e repliche insipide il mondo è pieno.  Spesso dovendo descrivere una band si tende a fare paragoni, a citare influenze, a cercare somiglianze con le indimenticate, intramontabili leggende del rock; ebbene se dovessimo attenerci ai soliti cliché potremmo inondarvi di nomi come Foreigner, Survivor, Dare,Trixter, Tyketto, Danger Danger, Mr Big… ma finiremmo per concludere che gli Hungryheart sono semplicemente, sorprendetemente ed evidentemente “solo” gli inimitabili Hungryheart.

La band di Lodi è giunta al terzo album (Hungryheart – 2008 e One Ticket To Paradise– 2010) che segue a distanza di ben 5 anni la loro ultima release ufficiale, e ci regala un lavoro di stampo melodic rock che racchiude un’ eccellente produzione, un’attenzione quasi maniacale ai testi, un’ispirata energia positiva e tanta, tanta passione per il rock USA, quello che si mescola al vento su una highway tra i canyons e ti accompagna in un viaggio senza destinazione. L’album è stato prodotto da Mario Percudani, registrato e mixato da Mario Percudani e Daniele Mandelli presso il Tanzan Music Studio (Italia) e masterizzato dal senior engineer Brad Vance (Foreigner, Mr.Big, Ritchie Blackmore) presso il Red Mastering Studio (California, USA).

Quel che convince fin dalla prima traccia è la compattezza naturale dei quattro elementi che compongono l’attuale formazione: la voce di Josh Zighetti, la chitarra (e seconda voce) di Mario Percudani e la sezione ritmica di Stefano Scola (basso) e Paolo Botteschi (batteria). Conoscendo la misura stilistica e il talento di artisti come Percudani ci si aspetterebbe qualche momento in più di genuino esibizionismo solista, e invece ogni pezzo viene pensato con un equilibrio che finisce per far scaturire un unico e carismatico boato all’insegna del lavoro di squadra. A partire da “There is a reason for everything”, a mio avviso nella top 3 di questo lavoro insieme al primo estratto “Shoreline” e alla toccante ballad “Nothing but you”, ogni traccia è una rincorsa di melodie super orecchiabili, di quelle che ti fanno distrattamente muovere il piede mentre sei sovrappensiero, per poi costringerti ad alzare il volume e ad entrare nel vivo della questione. In ogni testo ricorre – e viene sapientemente evidenziato nel booklet del cd – un incitamento a vivere con coraggio e in maniera positiva, affrontando ogni sogno, ogni sfida e ogni viaggio con lo sguardo all’orizzonte e il cuore in ogni attimo. Bellissimo messaggio, un pò meno la scelta della copertina del disco, che di sognante e coraggioso ha ben poco, e per quanto ci si sforzi di associarla al contenuto rimarrà per sempre un mistero e l’unica vera pecca del cd. Le tracce davvero degne di nota sono più d’una, e spaziano dalle irresistibili vibrazioni funky di “Devil’s got my number” all’originalità nella reinterpretazione più aggressiva e trascinante della celebre “Bad love” di Eric Clapton, che alza il tiro anche grazie a un Botteschi indiavolato poco prima di catapultarci nel blues di “Second hand love”. Una traccia questa, che ha un sapore di “Sweet home Alabama” e un romanticismo interpretativo che meriterebbe un videoclip in stile Aerosmith di metà anni ’90, anche grazie alla classe di Mario Percudani nel duettare con il bravissimo Josh Zighetti (più che una voce un trionfo di emozioni travestite da corde vocali) rasentando la definizione di perfetta sintonia. Meno incisivi pezzi come “Time for a letting go”, e “Right now” per quanto decisamente orecchiabili, ma di tutt’altra caratura se paragonati alla splendida “You can Run”, pezzo di Percudani nella versione originale che racchiude un testo struggente, un’interpretazione da pelle d’oca e un’atmosfera unica. Il basso accattivante di Stefano “Skool” Scola (new entry della formazione) si fa sentire con tutto il suo carattere su “Rock Steady”, che sembra dire “hey, è il penultimo pezzo ma non abbiamo ancora finito con voi!” prima di concludere con “All over again” che suona come un invito a far ripartire il cd dall’inizio.  Non vi bastasse tutto questo, vi segnaliamo anche la partecipazione di pezzi da novanta del nostro panorama musicale come Alessandro del Vecchio e Paolo Apollo Negri alle tastiere e della voce straordinaria di Giulio Garghentini. A questo link potete scoprire di più direttamente dai membri della band con l’official EPK video registrato in occasione dell’uscita dell’album.

Insomma per noi di www.longliverocknroll.it questi rockers nostrani sono assolutamente promossi e da sostenere.

www.hungryheartofficial.com

Tracklist:
1. There Is A Reason For Everything
2. Back To The Real Life
3. Shoreline
4. Nothing But You
5. Devil’s Got My Number
6. Bad Love
7. Second Hand Love
8. Time For The Letting Go
9. Right Now
10. You Can Run (Original Version)
11. Rock Steady
12. All Over Again

Band:
Josh Zighetti – voce
Mario Percudani – chitarra, backing vocals,voce On #04 / #07
Stefano Scola – basso
Paolo Botteschi – batteria

Guests:
Paolo Apollo Negri – tastiere on #02 / #07 / #10
Alessandro Del Vecchio – tastiere on #01 / #04 / #06 / #08
Giulio Garghentini –  backing vocals on #08

 

Chitarre : Tom Anderson Drop Top Classic ’93, Hamer limited edition metà anni ’80 e Fender Strat American Deluxe
Bass: Basso Fender American Deluxe V
Drum: Batteria Drum Sound, Piatti Zildjan, Bacchette Vater
Voice:  Neumann U87

 

HungryHeart

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