It Will Last, un nome affascinante e pieno di speranza e buoni propositi, nonostante la cupola grigia del pessimismo aleggi sulla terra da troppo tempo.

Un progetto molto positivo ad opera di Simone Carnaghi, mastermind degli It Will Last, musicista ambizioso e appassionato di musica, quella vera, suonata con gli strumenti. Ecco il resoconto di una piacevole chiaccherata con un bel personaggio, serio, professionale e determinato a portare avanti la propria musica.

Ciao Simone, innanzitutto benvenuto su Long Live Rock’N’Roll…

“Ciao Andrea, grazie mille, ready to go”.

Come prima domanda vorrei chiederti di presentarti e presentare questo tuo nuovo gruppo, It Will Last.

“Uno…due…tre….eccomi….mi presento: sono musicista, compositore e insegnante polistrumentista (basso, chitarra, batteria), insegno ormai da oltre quindici anni. Questa è la mia professione che esercito presso il mio studio privato a Rescaldina (Mi), oltre che in altre scuole di musica e online. Il progetto It Will Last nasce dalla mia grande passione per la musica hard rock-heavy metal. Ho sentito crescere in me il desiderio di scrivere nuova musica inedita e in particolare qualcosa di differente rispetto a quanto realizzato da me precedentemente. L’idea è partita da un “gioco”. Tutto è iniziato con il nuovo arrangiamento di un paio di miei vecchi brani tratti dal mio precedente album, oltre ad alcune bozze di nuove canzoni a cui stavo lavorando nel 2018. Mi sono occupato volutamente in prima persona di tutta la produzione del cd-album “Nightmares in Daylight”. Sono partito dalla composizione e dall’arrangiamento di tutte le dodici canzoni (musiche e testi) e ho suonato e registrato io tutti gli strumenti (basso, batteria, chitarre ed infine tutti i cori maschili). Questa volta, a differenza del mio precedente progetto Slender Hopes, mi sono occupato anche del mixaggio e della masterizzazione dell’album presso il mio nuovo studio privato di musica a Rescaldina (MI)”.

La scelta del nome It Will Last è stata casuale, o ci sono delle motivazioni ben precise dietro a questo moniker?

“La scelta del moniker It Will Last non è casuale, è stata ben studiata. Questo nome è stato preso da una mia canzone già contenuta nel mio precedente cd-album Slender Hopes (progetto di inediti power-prog pubblicato nel 2010). La canzone parla di speranza, mi piaceva molto, ho voluto riarrangiarla e perfezionarla per inserirla e adattarla al mio nuovo album. Quest’ultima, insieme ad altro materiale inedito hanno contribuito sostanzialmente a realizzare il mio nuovo progetto. It Will Last significa “Durerà” e si amalgama perfettamente nell’idea di concept che ho voluto creare con il mio nuovo album. “Durerà” può essere interpretato con un punto interrogativo o esclamativo, sta a noi e alla nostra coscienza cercare di migliorare il nostro mondo, anche con i più piccoli gesti”.

‘Nightmares In Daylight’ è un concept album, un progetto molto ambizioso, che ha come tema i numerosi aspetti che lentamente stanno consumando il mondo nel quale viviamo. Puoi descriverci nello specifico cosa ti ha ispirato nello scrivere questo concept e i testi?

““Nightmares in Daylight” ha richiesto da parte mia una lunga full-immersion fatta di tanta passione e cura nel dettaglio (musiche e testi). La mia ispirazione è nata dalla consapevolezza che tutti noi facciamo parte dello stesso mondo. Purtroppo tanti aspetti come: l’egoismo dell’essere umano, l’invidia, la sete di potere e di prevalere sugli altri, la malattia per il denaro, l’indifferenza nei confronti dell’ambiente che ci circonda, la violenza, l’abuso della tecnologia che sta annullando la comunicazione fra le persone, giusto per citare alcuni argomenti, stanno realmente consumando il mondo in cui viviamo. Viene a mancare il rispetto verso gli altri e verso la natura e questa cosa sta peggiorando sempre di più. In ogni caso questo concept vuole dare un messaggio di riflessione e trasmettere comunque positività. Come dicevo prima It Will Last parla di speranza, ma solo noi abbiamo il potere di cambiare le cose…se lo vogliamo”.

Mi ha colpito in modo molto positivo la produzione dell’album, molto vera e priva di inutili effetti speciali. Una produzione old school, mi vengono in mente i primi album degli Iron Maiden, dove si riusciva a sentire ogni singolo strumento. Personalmente sono molto legato a quell’epoca in cui ogni produttore aveva un suo tratto distintivo, mi vengono in mente appunto Martin Birch, Ron Nevison, Bob Rock, Rick Rubin e via discorrendo. Purtroppo la quasi totalità delle produzioni odierne affossano gli strumenti, creando un muro sonoro dove però fai fatica a distinguere un tom da un rullante. Cosa ne pensi a riguardo?

“Wow! Questo aspetto è una cosa che mi interessa davvero tanto e apprezzo tantissimo questa tua considerazione con relativa domanda. Cercherò quindi di risponderti al meglio. Mi sono voluto occupare in prima persona della produzione del mio nuovo album perchè avevo in testa un’idea ben precisa di quello che volevo ottenere. Ho sempre amato le sonorità degli anni ’80, per non parlare della mia grandissima passione per gli Iron Maiden dei tempi d’oro. I loro primi sette studio album, wow, che capolavori! Non mi stanco mai di ascoltarli dall’età di quattordici anni, quando comprai la mia prima chitarra elettrica e mi avvicinai al mondo della musica. Volevo richiamare a livello sonoro un qualcosa che si avvicinasse ad esempio al loro album Powerslave. Quella grande produzione di Martin Birch mi ha colpito particolarmente per la spontaneità del suono dei vari strumenti. Ho voluto così prenderlo come modello di riferimento, ho cercato però di lavorare maggiormente sulle frequenze per rendere ancora più nitidi gli strumenti. Avrai infatti notato che nel mio cd-album si distingue veramente tutto ciò che ho suonato anche nei più piccoli dettagli. Volutamente mi sono allontanato dalle produzioni moderne che, comunque non disdegno, ma che puntano tutte alla cosiddetta “Loudness war”, risultato… un vero e proprio bombardamento di suoni con, ad esempio, un’esagerata compressione delle dinamiche naturali che tendono ad alterare/modificare prepotentemente ciò che viene suonato con il proprio strumento. Come hai potuto notare nel mio album, preferisco invece valorizzare la dinamica con un suono che appartiene più naturalmente agli strumenti senza interferire troppo sull’esecuzione. Una versione più live e diretta se vogliamo proprio come si faceva negli anni ’80 e prima ancora”.

Se non erro, ti sei occupato praticamente di tutto in questo disco, scrittura, produzione oltre ad aver suonato basso, chitarra e batteria. Un bell’impegno certamente. Hai mai pensato per i lavori futuri di mettere in piedi una vera e propria band?

“Purtroppo non sbagli (risate) ho fatto proprio tutto io! Devo confessarti che è stato sì molto impegnativo, ma mi sono anche divertito parecchio. Tutto era mirato ad ottenere un certo tipo di sound. Ho cercato di miscelare al meglio la mia passione per gli Iron Maiden senza ovviamente copiare nulla, ho mirato a un sound anni ’80, mi sono lasciato andare a influenze progressive (mi piacciono le strutture di brani che risultano imprevedibili, battute dispari e altro ancora) ho voluto sperimentare con cori e una voce solista con un’impronta epica per creare un particolare contrasto cercando così di essere anche un pò originale. Insieme al cantante del mio progetto Daniel Reda, mio amico dal lontano 1996 proveniente dai Pandaemonium, (band power/epic in cui tra l’altro ho militato per ben due volte in veste di chitarrista quando ero ancora un ragazzino e poi più in là negli anni in veste di batterista, registrando l’album “Return To Reality”) abbiamo deciso a posteriori di provare a portare il progetto anche in sede live. Al momento abbiamo trovato i chitarristi, ci manca il BATTERISTA! ….hey tu, Drummer …se stai leggendo questa intervista e ti piace la mia musica, il trono dietro le pelli è tutto tuo ;)”.

Leggo dalla tua biografia che il tuo strumento preferito è il basso, e anche in sede live lo suoni. Quali sono i bassisti che maggiormente ti hanno influenzato e che emozioni in più ti da il basso rispetto ad altri strumenti?

“Dei miei tre strumenti, anche se mi piacciono tanto tutti, il basso prevale, adoro il suo suono, è la prima cosa che ascolto in una canzone. L’emozione che mi dà questo strumento è incredibile. Spero che, in futuro, un numero maggiore di giovani aspiranti musicisti decidano di avvicinarsi a questo splendido strumento in alternativa a quelli più gettonati (chitarra su tutti). Fra le mie maggiori influenze sicuramente cito al primo posto sua maestà Steve Harris (Iron Maiden). Oltre a lui, tanti altri grandissimi, fra cui: Markus Grosskopf (Helloween), Marcel Jacobs (Malmsteen, Talisman), Bob Daisley (Rainbow, Ozzy Osbourne), Steen Mogensen (Royal Hunt), o altri ancora di ben diverso genere musicale, come il super Victor Wooten, Gary Grainger, Stuart Hamm …avrei una lista infinita”.

Per quanto riguarda i live sei già riuscito ad assemblare la band e avete già delle date in programma?

“Non sai quanto mi piacerebbe poter portare presto il progetto anche sui palchi, come ti dicevo, appena arriverà un bravo batterista appassionato del genere e con gran voglia di fare, di idee in cantiere ne abbiamo diverse”.

Come vedi oggi la scena metal, ci sono gruppi nuovi che hanno catturato la tua attenzione?

“Ci sono veramente tantissime band con ottimi musicisti. Ma purtroppo la “scintilla” non mi è scoccata per nessuna band metal attuale. Probabilmente questo accade proprio perchè sono molto legato a sonorità “storiche”. Trovo che tante band seguano troppo i trend a volte, probabilmente, su richiesta delle case discografiche (?) o forse per mancanza di nuove idee (?). D’altra parte bisogna anche dire che fino alla fine degli anni ’90 inizio ‘2000 sono stati fatti miracoli a livello di innovazione, poi credo ci sia stata una fase di “stallo” dovuta anche al fatto che, in effetti, non è più così semplice superare i maestri del passato. Personalmente spero ci sia in un prossimo futuro un ritorno al passato così come a un sound più diretto e forse meno plastico”.

Hai già del materiale nuovo in cantiere e se sì puoi darci qualche anticipazione?

“e va bene dai…. svuotiamo il sacco…. qualche idea è stata immortalata, ma al momento le mie energie vogliono concentrarsi sull’album attuale, completare una formazione e portare la mia musica live”.

Volevo chiederti come è nata la collaborazione con la Wanikiya Record.

“Ho avuto il grande piacere di conoscere Mr.Jack della Wanikiya Record grazie al consiglio di un mio amico e bravo musicista. Mr.Jack, sta promuovendo la mia musica con professionalità e con passione e di questo lo ringrazio. E’ iniziata una bella collaborazione che spero vada avanti negli anni e chissà magari continuando con nuovi album dei miei It Will Last“.

Obiettivi musicali e non per il futuro?

“Obiettivi ? sempre tanti….forse troppi (risate). Prossimamente credo si inizieranno i lavori per realizzare il video per il nostro primo singolo estratto dall’album. Sicuramente mi piacerebbe fare almeno un secondo album It Will Last. Mi sono inoltre prefissato, dopo la produzione di “Nightmares in Daylight” di iniziare a produrre anche altre band metal e hard rock presso il mio studio privato Rock & Music a Rescaldina (Mi) www.rockandmusic.it Adoro il mio lavoro di insegnante, spero il prima possibile di poter riprendere anche con l’organizzazione degli eventi musicali per i miei allievi. Infine, sono consapevole che oggi come oggi, fare della musica la propria professione sia un privilegio e spero di continuare a fare bene e sempre meglio”.

Ti ringrazio per la disponibilità e ti rinnovo i complimenti per il disco.

“Grazie mille Andrea per la tua disponibilità e per lo spazio dedicato. Sono molto contento ti sia piaciuta la mia musica. Stay heavy \m/ “.

Write A Comment

X