In occasione dell’uscita del nuovo video ‘Later / Hater’ dell’alternative metal band KILLIN’ BAUDELAIRE, tratto dall’ultimo lavoro discografico VERTICAL HORIZON, uscito a marzo in Italia per Bagana, abbiamo fatto qualche domanda a Elisa ‘Helly’ Montin, batterista della band. 

Anzitutto, una domanda sul nome della band: Penso che sia fuori discussione che ‘Killin’ Baudelaire’ sia un nome, oltre che curioso e affascinante, provvisto anche di un che di sinistro. Proprio a proposito di questo, volevo chiedervi se ‘l’omicidio mediatico’ del genio di Charles Baudelaire ha davvero luogo nei solchi dei vostri brani, nei testi o nella musica, oppure in entrambi?

In qualche modo ci sentiamo legate a Baudelaire perché condividiamo la sua visione secondo cui il mondo è dominato da una ricerca sfrenata di tutto ciò che è utile a un fine lucrativo che porta a mettere in ultimo piano la bellezza e la sua ricerca.

Nel nostro caso la ricerca della bellezza avviene tramite la musica e a differenza di Baudelaire, il quale riteneva che per raggiungerla ci sia bisogno di una meditazione, noi nella nostra musica siamo fondamentalmente guidate dall’istinto che ci porta quindi a combattere l’approccio Baudelairiano che porta alla sua “uccisione” sia con la nostra musica che con i testi.

Il vostro sound, molto coriaceo e d’impatto, non sembra ispirarsi a nessuna band in particolare, avverto solo qua e là degli echi degli Halestorm della mitica Lzzy Hale, di cui mi sembra siate fan dichiarate. A parte gli Halestorm, c’è una band a cui vi ispirate in modo particolare?

 Hai sentito bene Niccolò, perchè l’influenza del disco è multi genere! Nemmeno noi siamo in grado di definire appieno con un parola il nostro disco. Sicuramente alternative metal è il termine più indicativo ma comunque incompleto. Ogni una di noi ama gruppi molto diversi tra di loro. Cleo, la cantante, adora gli Eskimo Call Boys, Nixe, la chitarrista, i Type o Negative, Alice, la bassista, gli Hatebreed, e infine io, la batterista, i Nine Inch Nails. Quando ci troviamo assieme vogliamo creare un tipo di musica che ci convoglia in nuove direzioni e che ci faccia prendere assieme lo stesso binario, per renderci la band che siamo.

Potete parlarmi un po’ della genesi del vostro primo LP, e le differenze stilistiche tra l’EP di debutto del 2016, “It Tastes Like Sugar”, e questo giustamente attesissimo “Vertical Horizon

I lavori precedenti a Vertical Horizon, precedenti al mio ingresso, sono stati guidati da un matrice più rock. Con la formazione attuale abbiamo portato il sound ad un altro livello. L’entrata di Alice ed me, accumunate da gusti musicali che arrivano fino al metal più estremo, come i Behemoth o Suicide Silence, ha portato a nuove possibilità ritmiche.

Volevamo suonare qualcosa di più aggressivo e anche vario ed è proprio quello che abbiamo fatto.

Riguardo l’attesa e l’aspettativa che s’è creata attorno a “Vertical Horizon”: sono passati 3 anni dalla release del vostro primo EP alla pubblicazione del vostro primo full-length. Come mai la gestazione di “Vertical Horizon” è stata così lunga? Avete in qualche modo affinato il vostro sound attraverso l’attività live, oppure ci sono altre motivazioni diverse da quella da me qui citata?

Il tempo per il rilascio e produzione del disco è stato necessario perchè quando la scrittura del disco era stata avviata c’è stato l’ultimo e definitivo cambio di formazione, cosa che ha rallentato di partenza tutto il processo. Detto questo, abbiamo voluto prenderci il tempo che abbiamo ritenuto necessario per rivedere e riascoltare i brani. Infatti quasi tutti sono mutati parecchio con il tempo. Alla fine siamo soddisfatte del risultato finale. Dopo tutto i vini più pregiati sono quelli che riposano più a lungo nelle botti. E a noi piacciono i vini buoni!

E’ normale, e in un certo senso ‘banale’, che le band tutte al femminile citino spesso come punti di riferimento e ispirazione 2 tra le più famose e ovviamente pionieristiche all-female band di tutti i tempi: Runaways e Girlschool. Vi siete mai anche solo lontanamente ispirate in qualcosa a loro (nel look, nel modo di stare sul palco, ecc.), oppure sono due gruppi che sentite troppo distanti da voi stilisticamente e anche, in un certo senso, troppo ‘old school’, visto che il vostro sound è decisamente moderno?

Nessuna di noi è una fanatica dei generi old school, ma amiamo storie, film e documentari sulle band che hanno fatto la storia del rock. Anche se non siamo amanti del genere, amiamo le loro vicende perché sono d’ispirazione per noi. Anche se non siamo interessate a percorrere la parte sull’alcolismo e le dipendenze! A noi interessa solo spaccare sul palco come loro sapevano ben fare! Però un’eccezione con qualche shottino di incoraggiamento prima di uno show riteniamo sia sano!

In particolare sulle Girlschool, che sono appartenute alla NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal), un glorioso movimento che quest’anno celebra il suo 40°, e che, non a caso, sta venendo riscoperto da molti, anzi moltissimi, e anche tra i più giovani… la NWOBHM vi ha mai attirato, affascinato in qualche modo, la sentite vicina a voi musicalmente, visto che rivendicate con fierezza la vostra appartenenza all’underground musicale attuale?

Sicuramente sarebbe un’esperienza fantastica partecipare a un festival inerente a questa scena. L’atmosfera sarebbe particolare, una magia che oggi sta andando perduta. D’altro canto però la nascita di nuove band attesta il fatto che c’è sempre una genuina voglia di impugnare lo strumento, cosa che penso mantenga sempre il suo fascino. Infatti amiamo andare a concerti in piccoli o medi locali nel vedere nuove band, prettamente legate al genere metal e rock.

Se doveste scegliere tra il grande successo commerciale con vendite ingenti dei vostri album da qui a qualche anno, o rimanere una band underground ma con un massiccio seguito tra appassionati del genere, quale dei due scegliereste e perché?

Sicuramente il successo commerciale, perché il nostro sogno è che questo progetto possa diventare un lavoro. Come è ben noto questa aspirazione è un’enorme ambizione, anche se a volte sembra sfuggire il concetto che senza un pubblico vasto, la possibilità di vivere esclusivamente di musica è impossibile. Vogliamo mantenere la nostra entità, con l’intenzione di comporre in futuro dei brani che siano sia violenti sia catchy, alla portata di tutti. Siamo una band multigenere in fondo e a noi piace essere elastiche a livello musicale, perché la nostra attitudine e personalità non ce la prenderà nessuno.

Putroppo il tour di supporto a “Vertical Horizon” è saltato…

Prima dell’attuale pandemia, erano previste delle date come inizio di un tour che avremmo voluto proseguire in estate ed estendere anche all’estero, come abbiamo già fatto in passato. Ma al momento purtroppo è tutto in stallo. Ne approfittiamo per far un grosso in bocca al lupo e incoraggiamento a chi ci segue, a tutti gli organizzatori e gestori di locali e a tutte le band che stanno passando come noi questo periodo cupo. Vogliamo vederne i lati positivi e crediamo che  questa esperienza porterà tutti a essere più forti di prima. Noi siamo con voi e torneremo con voi.

Grazie per questa intervista e il tuo tempo Niccolò.

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