Sanctuary Records – Settembre 2004

Dopo estenuante attesa, “ritorna in pista” Dave Mustaine, e la creatura Megadeth, presentandosi sul mercato discografico con la sua visione dei guasti del sistema. Il titolo, provocatorio, “The System has Failed” inchioda tutti ad ascoltare la sua opinione sul sistema-mondo che fallisce. A coadiuvare il nostro in questa nuova impresa sono stati coinvolti Chris Poland e l’eccellente drummer Vinnie Colaiuta, oltre al bassista Jimy Solas.

Il disco si apre con “Blackmail the Universe”, brano potente incentrato su un riffing tagliente perfettamente amalgamato con la sezione ritmica basso-batteria. Proprio il drumming colpisce positivamente l’ascoltatore: il lavoro di Colaiuta è preciso, pulito e senza sbavature. Lo sviluppo del brano ricorda vagamente i Megadeth dei tempi andati, forse grazie al buon lavoro di Chris Poland che, con un bell’assolo, dona al brano ulteriore spessore e corposità. Da un punto di vista puramente tecnico già con questo primo brano ci troviamo di fronte una band di buon livello che concentra l’attenzione dell’ascoltatore su continui cambi di tempo sempre ben congeniati. Inizio decisamente soddisfacente. La successiva “Die Dead Enough”, primo singolo estratto dall’album, cambia decisamente atmosfera rispolverando alcune idee ampiamente sviluppate nei lavori degli anni 90 (un po’ di “Countdown” e un po’ di “Youthanasia” style). Proseguendo nell’ascolto, ci si imbatte in “Kick the Chair” e il nostro rispolvera nuovamente la potenza e la grinta del combo d’altri tempi (questa volta un po’ di “Peace Sells” e un po’ di “Rust in Peace” style) e il risultato è una song di nuovo pregna di cambi di tempo, riffing e solismi pregevoli, drumming dinamico ed efficace e soprattutto la graffiante voce di Mr Mustaine. Sicuramente questo è il brano che in veste live acquisterà maggiore impatto. Fin qui sembrerebbe che il disco non riservi più sorprese ma con la quarta track, “Scorpion”, il combo si cimenta in un pezzo veramente particolare. Fulcro di questo brano sono le ritmiche cadenzate, che permettono alle chitarre di sviluppare temi melodici prima leggermente ermetici ai quali seguono aperture melodiche che facilmente si stampano in mente. Ecco, anche in questo caso Mustaine riprende intelligentemente esperimenti sonori abbondantemente esplorati condendoli però con un lavoro sugli arrangiamenti più puntuale e in grado di catturare l’attenzione dell’ascoltatore. “Tears in Vial” continua nella rivisitazione di temi ed atmosfere affrontati nelle produzioni più recenti, ma con un occhio attento a non scadere nell’eccesso della melodia scontata. Dopo la breve parentesi strumentale di “I Know Jack”, la band di Mustaine cambia nuovamente discorso musicale con la settima traccia: “Back in the Day”. Il riff d’apertura inevitabilmente ricorda molto il Maiden style, ma di seguito il collaudato stile dei Death prende il sopravvento regalando all’ascoltatore un quasi tre minuti e mezzo di cavalcate ritmiche coinvolgenti, riff precisi e incalzanti e di nuovo l’inconfondibile timbro del famoso chitarrista-compositore. Con “Something I’m Not” ci troviamo di fronte ad un brano non perfettamente riuscito. Certo, il lavoro in sede tecnica è encomiabile, il refrain ?è discretamente costruito, ma la song nel suo complesso non ha particolare mordente rispetto alle precedenti. Con “Truth Be Told” si cambia leggermente impostazione armonica, focalizzando gli sforzi compositivi su un’architettura melodica più articolata, con repentini cambi di tempo, un riffing serrato e pregevoli solo che donano ulteriore corposità al brano nel suo complesso. Forse quest’ultimo può essere considerato un embrionale tentativo di fondere, più coerentemente, lo stile passato con quello più recente sperimentato dal Mustaine.”Of Mice and Men” (dal titolo sembrerebbe la risposta dei Megadeth alla famosa “Of Wolf and Men” dei Metallica) rappresenta una song decisamente anonima rispetto al resto delle tracce contenute in questo album. Più evidente in questo pezzo si materializza l’ombra dei più recenti tentativi di ammorbidire il sound del gruppo, in più l’eccessiva ripetitività del refrain principale rende questa track quasi stancante all’ascolto. Il disco sta per volgere a termine e l’undicesima song, “Shadow of Death”, rappresenta un’altra decisa divagazione musicale rispetto al resto dei brani del disco. Questo strumentale è eseguito in maniera pregevole, ribadendo in maniera più che soddisfacente l’abilitù tecnica dei musicisti coinvolti nel progetto. Chiude l’album un’altra song anonima, “My Kingdom Come”. Il pezzo si sviluppa quasi stancamente nei suoi circa tre minuti di durata lasciando più di un interrogativo su quale messaggio il nostro voglia esprimere all’ascoltatore con questa scialba composizione.

Giungendo alle conclusioni di questa recensione credo che ‘tirare le somme’ di questo lavoro non sia facile. Posso, però, con certezza rassicurarvi su tre appunti fondamentali di questo disco: non si tratta di un disco thrash metal (anche se in alcuni episodi l’eco dello stile passato si riconosce); non si tratta di un ennesimo disco fotocopia dei più recenti lavori (anche se alcuni cedimenti ispirati a quel corso musicale si notano chiaramente); è un disco di onesto, potente heavy-speed metal.

www.megadeth.com

Tracklist:
1. Blackmail the Universe
2. Die Dead Enough
3. Kick the Chair
4. Scorpion
5. Tears in a Vial
6. I Know Jack
7. Back in the Day
8. Something I’m Not
9. Truth Be Told
10. Of Mice and Men
11. Shadow of Deth
12. My Kingdom Come

Band:
Dave Mustaine – voce, chitarra
Chris Poland – chitarra
Jimmy Solas – basso
Vinnie Colaiuta – batteria

 

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