RPG – Reece Percudani Group – Live report e intervista a David Reece

Vedere artisti di una certa caratura mettersi in gioco su nuovi progetti è sempre incoraggiante. E’ la dimostrazione che il talento e il successo non devono mai superare la voglia di sognare e di fare meglio solo per passione, per amore della musica e del palco. Questa nuova band promette davvero bene, a cominciare dalla formazione: solo per condensare il curriculum di ciascun membro in un articolo di agevole lettura ci vorrebbe un bravo prestigiatore. RPG (Reece – Percudani Group) è il nuovo progetto dell’etichetta Tanzan Music e nasce dall’incontro di quattro teste di serie con la stessa viscerale passione.

David Reece è la voce inconfondibile dei Bonfire, (ex Accept e Bangalore Choir) attualmente impegnato con il tour promozionale del doppio album per il trentennale della band, e non ha davvero bisogno di presentazioni (n.d.r “Pearls“- uscito il 18 marzo per UDR- comprende “The Rock Tales“ con alcuni dei brani storici più rock completamente ri-registrati con Reece alla voce e “The Classic Tales“, con tutte le migliori ballad). Lo accompagnano alcuni dei più talentuosi e conosciuti musicisti del panorama tricolore quali Mario Percudani e Stefano “Skool” Scola (rispettivamente chitarra e basso degli Hungryheart, la band di punta del mondo melodic rock italiano) e Alessandro Mori. Mario è uno dei chitarristi italiani più riconoscibili e stimati della sua generazione, forte di collaborazioni con AXE, Ted Poley, Mitch Malloy, Vinnie Appice nonché autore e produttore; Stefano (basso) milita anche nel più quotato tributo Europeo ai Bon Jovi, i Dream Company e nel nuovissimo tributo ai Guns’n’Roses, i Revolution, mentre Alessandro (batteria) vanta numerose prestigiose collaborazioni tra cui mostri sacri del calibro di Glenn Hughes, Steve Lukather, Bernie Marsden.

Il primo incontro è fortuito tra Mario e David, e risale all’ottobre 2014, in occasione del Melodick Rock Fest di Chicago, manifestazione alla quale Mario e Alessandro partecipavano in qualità di musicisti di Mitch Malloy, mentre David si esibiva con i Tango Down. Lo stesso background musicale, la gran voglia di suonare live e una bellissima intesa hanno fatto il resto. Incontro questa fucina di talenti in occasione della loro terza data live in quel di Trübbach, Svizzera, dopo uno straordinario debutto il 4 e 5 marzo con due date di successo in Repubblica Ceca, e i ragazzi mi confessano entusiasticamente di essere già al lavoro sui pezzi che saranno contenuti nel primo album (in uscita il prossimo autunno), ecco quello che ci ha raccontato Mr Reece in persona:

Foto di Elisa Garioni
Foto di Elisa Garioni

www.longliverocknroll.it: Sei attualmente molto impegnato col tour promozionale per l’uscita di “Pearls”, l’album celebrativo dei 30 anni dei Bonfire, che tra l’altro sta scalando rapidamente le classifiche europee e facendo furore! So che proprio per questo lavoro i Bonfire hanno collaborato con Mario Percudani; è nata in questa occasione l’idea di formare gli RPG (Reece-Percudani Group)?

David: A dire il vero è stato un amico comune, Val Sartori, a far scattare l’interruttore; lui è sempre stato convinto che avremmo dovuto scrivere insieme. Così, lo scorso anno, abbiamo finalmente deciso di incontrarci e provare a condividere qualche idea in un momento in cui avevo del tempo libero durante il “Glorious tour” dei Bonfire. Ho dovuto riconoscere immediatamente l’incredibile orecchio di Mario per voci e melodie! Proprio come succede con Hans Ziller nei Bonfire, col quale musicalmente parlando ho una sintonia fantastica, a quanto pare sembro continuare ad attrarre solo grandi autori! Ad ogni modo, durante le sessioni di scrittura con Mario mi sono reso conto che poteva offrirmi idee grandiose vocalmente parlando, un modo di usare la mia voce al pieno del suo potenziale, e questa è una sensazione incredibile che non provavo dai tempi in cui lavoravo con grandi produttori come Dieter Dierks. Gli ho immediatamente chiesto di curare la produzione della mia voce per il nuovo doppio album dei Bonfire “Pearls” e lui ha tirato fuori il meglio di me, mettendo al mio servizio le sue capacità, mixando e masterizzando in studio alla Tanzan Music. I risultati sono incredibili! I Bonfire ne sono entusiasti!

www.longliverocknroll.it: Ho avuto personalmente occasione di ascoltare alcune delle nuove canzoni scritte da te e Mario, e ho come l’impressione che il nuovo album in uscita il prossimo autunno, “Double Down” (per Tanzan Music) suonerà molto potente e sarà perfetto per i live shows. Raccontaci qualcosa del processo di scrittura di questi pezzi.

David: Come dicevo, appena abbiamo cominciato a scambiarci le idee, è venuto tutto naturale. Abbiamo già scritto circa 14 canzoni, e stiamo dedicando ad ognuna molta attenzione per far si che ciascun pezzo sia davvero speciale. Ovviamente la mia priorità è quella di essere il frontman e la voce principale dei Bonfire, ma sorprendentemente alcune di queste canzoni potrebbero finire addirittura sul prossimo album dei Bonfire, chi lo sa? La cosa fantastica di questi pezzi è che gli RPG possono provarli live, e di questi tempi è un lusso molto raro. In breve, stiamo facendo tutto alla vecchia maniera, il che non fa altro che dare a ciascuna canzone una crescita organica prima ancora che venga effettivamente registrata sull’album.

www.longliverocknroll.it: Tu hai suonato centinaia di concerti, condiviso il palco con alcuni dei più grandi musicisti di sempre. Cosa ci dici dei tuoi “partners in crime” degli RPG, sembra che sul palco ci sia una grande armonia.

David: E’ vero. Suonare con Mario, Stefano e Alessandro è molto stimolante e d’ispirazione! Tutti noi abbiamo le nostre rispettive band e questo va a rafforzare ulteriormente gli elevatissimi standard di musicalità che ciascun membro aggiunge al gruppo come una sorta di bonus, senza contare che sia tratta di bellissime persone.

www.longliverocknroll.it: Pensate di fare qualche data in Italia quest’anno? Anche i rockers Italiani avranno la fortuna di godersi il vostro incredibile show?

David: Assolutamente si! Io personalmente sarò coi Bonfire in Italia al Clusone Rock Festival il 2 luglio, ed è davvero moltissimo tempo che la band non si esibisce qui da voi, quindi siamo tutti estremamente felici ed eccitati all’idea! Per quanto riguarda gli RPG, abbiamo fatto ad ora un mini-tour in Repubblica Ceca e Svizzera, ma siamo già al lavoro sulle nuove date, quindi…STAY TUNED my friends!

Ebbene, nell’attesa che anche voi possiate goderveli su un palco italiano, vi racconto io quel che ancora in pochissimi hanno avuto la fortuna di ascoltare.

Il Jonny Lion’s Cave è un localino che trasuda storia del rock da ogni centimetro di intonaco: il soffitto basso a volta che ricorda appunto una caverna si protende sulle pareti bianche ricoperte di spettacolari fotografie e cimeli autografati (alcuni davvero introvabili). Jonny, il proprietario, è un signore minuto con uno sguardo bonario che brilla di ricordi, il sorriso timido e i capelli raccolti in una coda di cavallo. Il rock’n’roll è stato tutta la sua vita, fin dai tempi in cui suonava il basso in una band metal (gli Havoc, di cui mi mostra orgoglioso il vinile e lo strumento che sfoggiava nella foto di copertina che adesso funge da originale soprammobile in cima al bancone), passione alla quale ha accompagnato quella per la fotografia. Mi lascio catturare dalle sue storie mentre la band esegue il sound check, perché Jonny snocciola inaspettati e affascinanti aneddoti sui ognuno dei suoi scatti: “vedi? Questa foto che è appesa qui”, spiega sorridendo timidamente, questa l’ho scattata io, e sai dove è finita? (estrae un album dei Pretty Maids) nel booklet di “It comes alive! E questa”, prosegue indicandone un’altra e tirando fuori un altro vecchio cd, “ questa è la back cover di “Mystic” degli Y&T!” Poi mi mostra dei preziosissimi album adibiti a Guestbooks, dove tutte le band che hanno calcato il suo palco lasciano un pensiero, una foto, un plettro e un ringraziamento. Che dire, con una location così non rendere giustizia ad una band è assolutamente impossibile.

Ed eccoci all’attesissimo live: nella caverna di Jonny quasi non ci si muove, il pubblico è accorso curioso, a dimostrazione che questa band ha davvero un elevatissimo potenziale, e appena i musicisti salgono sul palco sulle note di “I just want to celebrate” dei Rare Earth la temperatura sale. David Reece, che ha una presenza scenica difficile da ignorare col suo metro e novanta di carisma e passione sembra riempire la stanza al primo sorriso; la sua voce esplode da subito come un fuoco d’artificio e la magia ha inizio. Si comincia con una doppietta che mette subito in chiaro le cose: “Walking in the shadow of the blues”dei Whitesnake e “Workin for MCA” dei Lynyrd Skynyrd riconfermandomi la sensazione che provo ogni volta che sento Reece esibirsi dal vivo, ovvero che questo è quello che ascolterei se Rob Halford e David Coverdale venissero frullati in un mixer…una bomba al testosterone.

Il pubblico partecipa calorosamente, ed è chiaro che sarà una serata da ricordare: l’alchimia tra i membri della band è evidente come la qualità della loro esecuzione, i ragazzi accompagnano Reece con una sintonia che rende difficile credere che si tratti appena del loro terzo live insieme. Il terzo pezzo è una vera sorpresa; la band esegue “Without you”, il primo degli inediti in scaletta questa sera scritto da Mario Percudani e David Reece. Il pezzo ha un tiro micidiale, merito anche della sezione ritmica iper carismatica Mori/Scola e della chitarra mai scontata e piena di passione di un Percudani che emoziona. Il pubblico apprezza subito, decine di cellulari si sollevano per registrare l’esibizione. Seguono altre due riuscitissime cover, ”Good time R’n’R” dei Bonfire (spettacolare sentirla con la voce originale della band e “Almost cut my hair”, un blues da paura di Crosby, Stills, Nash & Young: Reece è un vero mattatore, tiene gli occhi e timpani di tutti i presenti incollati al palco, e alterna momenti di puro show ad altri più intensi, da togliere il fiato per l’emozione. Quando all’improvviso attacca ”Hard to handle” dei The Black Crowes non ballare diventa impossibile perfino dietro al bancone, ma la vera sorpresa viene servita quando parte un clamoroso mash up con “Hush” dei Deep Purple che fa impazzire il locale e sollevare i boccali. (In scaletta il pezzo compare come “Hard to hush”, divertente rivisitazione di due capolavori assoluti che diventano una trascinante mitragliata di puro godimento per le orecchie). Seguono “Lay down stay down” dei Deep Purple e “Slide it in” successo targato Whitesnake sulla quale la partecipazione del pubblico è alle stelle. Ed eccoci a “Love is the right way”, per i fan dei nostri Hungryheart è davvero insolito e affascinante sentire la voce di David Reece interpretare il pezzo al fianco di Mario e Stefano, membri ufficiali della band, e dopo un attimo di sottile nostalgia per l’interpretazione originale di Josh Zighetti, la magia si ripete, perché David è un interprete eccezionale, e lo dimostra anche su “Let’s keep on trying” (altro pezzo targato HH). A questo punto accade quello che non ti aspetti: il ritmo rallenta, si diffonde una melodia dolcissima introdotta da un riff di chitarra che ti si stampa subito in testa e perfino i bicchieri sembrano smettere di tintinnare. Si tratta del secondo inedito presentato stasera dagli RPG, “I know it’s love”, ed è una mega ballad da accendini levati al cielo che arriva come un vento caldo, a mio avviso davvero un piccolo capolavoro degno di nota firmato dalla coppia Reece (lyrics) – Percudani (musica). Giusto il tempo di lasciar spegnere gli applausi, fiatare e ricomporsi e i ragazzi ci scaraventano addosso “Can’t get enough”e “Whiskey dust” dei Badlands, per poi deliziarci con una versione leggermente diversa dall’originale di “Second hand love”, celebre duetto di Percudani-Zighetti (Hungryheart) presente sull’ultimo album della band italiana “Dirty Italian Job”; anche in questo caso la sintonia Reece – Percudani è davvero sorprendente. David a questo punto fa una breve e sarcastica premessa, raccontando di quel periodo in cui MTV amava davvero la musica rock, e il video di “Loaded Gun” dei Bangalore Choir si era guadagnato la testa della classifica e una clamorosa heavy rotation. Il pubblico esplode: sentire questo pezzo dal vivo interpretato dalla voce originale di una band che ha contribuito alla storia del rock degli anni 90 non ha prezzo, e un po’ mi fa sentire fortunata, non c’è che dire. Arrivano poi “Sending me Angels”, “Pride and Joy” di Stevie Ray Vaughan e il terzo e ultimo inedito per stasera intitolato “Heat of the night” che conferma l’idea che mi sono fatta delle premesse su cui poggerà l’album di debutto degli RPG “Double Down”, ovvero un “melodic hard blues” (come lo ha definito lo stesso Mario) che darà una bella sferzata di energia e una dose massiccia di musica da gustare (speriamo presto anche in Italia) preferibilmente dal vivo. Sembra proprio che per stasera sia tutto, quando la band affianca David per l’inchino finale tra l’esultanza del locale che chiede a gran voce un encore con un esaltante calore. Gli RPG salutano e si avviano al back stage ma il pubblico proprio non ne vuole sapere, e fa esplodere il soffitto richiamandoli a gran voce e convincendoli a rientrare. Davvero un momento emozionante, che si amplifica con l’esecuzione di “Tie your mother down” dei Queen tra la partecipazione totale di chi balla e chi canta e fa di questo angolo di Svizzera un piccolo tempio del rock per una serata da ricordare. Sembra a questo punto davvero finita, e la band emozionata, sudata e grata, che ha dato veramente tutto sul palco, ringrazia e si defila, ma di nuovo, noi tutti non ne vogliamo sapere, perché non capita tutti i giorni di godere tanto bene. Eccoli quindi, per l’ultima canzone, a regalarci “Walking by myself” di Gary Moore finendo con un botto che si imprime come una pittura rupestre sulla grotta di Jonny, perché la buona musica, come la storia…rimane.

 A questo link la versione in inglese dell’intervista a David Reece

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