Slayer – Repentless

 

Nuclear Blast – Settembre 2015

Sopravvivere per non estinguersi! Poteva benissimo essere questo il titolo del nuovo album dei veterani del thrash metal mondiale Slayer, dato che i ragazzi, pur rappresentando ancora un’azienda dai forti introiti economici, pare abbia finito gli argomenti con cui in passato aveva messo alle corde buona parte della concorrenza. “Repentless” è un disco atteso da tutti i fans della band da 6 lunghi anni, un lavoro che si è sviluppato lentamente e che è passato attraverso un periodo molto sofferto.

In primis la shoccante scomparsa del chitarrista Jeff Hanneman, nonché la scelta di allontanare dalla band il batterista ‘mercenario’ Dave  Lombardo vero cuore pulsante degli Slayer! Altra nota assolutamente non trascurabile, è data dal fatto che “Repentless” è il primo disco a non uscire più per l’etichetta American Recordings e lo staff di Rick Rubin, sancendo così il debutto con la tedesca Nuclear Blast.

Prendere Gary Holt, membro fondatore degli Exodus, è stato come prendere Messi dal Barcellona, e nonostante alcune critiche pesanti iniziali e qualche scetticismo di troppo, questa scelta, alla fine, si è rivelata azzeccata. Pur non riuscendo a sostituire Jeff Hanneman, possiamo tranquillamente affermare che Gary Holt assicura un ottimo rendimento e molta professionalità. Per quel che concerne il ritorno di Paul Bostaph, riteniamo che la band abbia agito in maniera istintiva, andando sul sicuro e parandosi immediatamente il culo. Miglior scelta non poteva essere attuata, vedremo fino a quando questo sodalizio durerà.

Dopo ripetuti ascolti attenti però, quello che non convince non è il sound dato dall’esperto Terry Date al disco, anzi, la batteria di Bostaph va persino oltre i volumi consentiti della consolle del mixer, inoltre Paul offre una prestazione stellare e priva di pecche. Purtroppo “Repentless” è l’ennesimo prodotto di una band stanca a livello di idee e orribilmente impostato su schemi troppo prevedibili e prestabiliti.

A livello di scaletta dei brani è un vero disastro: 5 mid tempos uno di fila all’altro, non vanno bene e sarebbero difficili da digerire in qualsiasi prodotto metal, pensate un po’ da una band come gli Slayer che un tempo inserivano una o al limite due canzoni lente per spezzare il ritmo dettato dal loro infernale assalto sonoro! Guarda caso accade l’esatto contrario, bisogna andare a cercare tra le canzoni quelle veloci con la lanterna, il che, oltre a snaturare il disco, ne abbassa immediatamente di due punti il voto finale. “Repentless” è strutturalmente innocuo e ripropone gli stessi, ennesimi Slayer che avevamo accantonato immediatamente dopo i ripetuti ascolti a “Christ Illusion” e a “World Painted Blood”… nè carne e nè pesce! Poco thrash e tanto groove, zero ‘Satan’ e tanti ‘fucking’ da parte di Tom Araya, ormai diventato – da quell’inutile “Undisputed Attitude” in poi –  sempre più un urlatore che non un vero cantante malefico.

L’effetto sorpresa poi, per un disco degli Slayer è fondamentale per la sua riuscita! Qui abbiamo ascoltato tanto, direi troppo anticipatamente. Se volevano usare canzoni come “Implode” o “When The Stillness Comes” per altri motivi o avvenimenti, sarebbero dovute essere escluse dall’album a prescindere… proprio come accadeva negli anni ottanta e non buttarle dentro alla rinfusa solo per fare numero. Averle ri-registrate e ri-arrangiate con il suono di Terry Date è stata buona mossa, ma non una scusa sufficiente per fare ascoltare di nuovo canzoni che già si conoscevamo. Che poi, “Atrocity Vendor” (già adoperata come b side del singolo di “World Painted Blood“, quello con la busta zuppa di sangue) risulti alla fine uno degli episodi meglio riusciti del disco, la dice davvero lunga sull’effettivo valore dell’intero lavoro.

Un lavoro che dopo un intro alquanto sinistro, parte in maniera terremotante grazie alla deflagrante title-track, brano che sin da subito mette a dura prova la resistenza di Bostaph impegnato con un tupa tupa serratissimo e furioso, sul quale si rincorrono riffs velocissimi (forse non il massimo dell’originalità) e assoli laceranti da parte di Kerry King e Gary Holt che si alternano e si rincorrono furiosamente lacerandovi il cranio e spezzandovi il collo. Grande brano e meglio non si poteva chiedere agli Slayer! Ovviamente brano già prescelto come opener dei loro imminenti spettacoli dal vivo. La partenza di “Take Control” è invece affidata ad un riff fastidioso e minimale, inizialmente la parte ritmica è sufficientemente veloce… ma all’altezza del ritornello gli Slayer cosa fanno? Rallentano di brutto virando verso un mid tempo che lascia il tempo che trova… ma rallentano pure nella seguente “Vices”, che seppur dotata di ottime parti vocali e di un testo contro i preti pedofili, gira ripetutamente attorno a stessa senza colpire mai a fondo… alla fine rimane nient’altro che un mid tempo.

Stesso discorso va fatto per “Cast The First Stone”, classico esempio di inutile groove metal maneggiato discretamente bene ma senza sbocchi ne tantomeno ripartenze. “When The Stilness Comes” (la conoscete già da tempo) è la solita canzone che gli Slayer infilano dentro ad ogni album dopo aver scritto “Dead Skin Mask”, mi sembra basti così! Ancora una specie di mid tempo, un pelo più velocizzato e con una parte cantata facilmente memorizzabile fa di “Chasing Death” tutto tranne che un pezzo memorabile! Ottimo Araya in coda del brano quando urla come un diavolo infuriato: ‘…No easy way out!...’. E siamo a 5 pezzi di fila dove gli Slayer viaggiano a velocità assai moderata… come potrete facilmente constatare, ora il songwriting è tutto in mano a Kerry King, quindi un appiattimento in un verso o nell’altro era inevitabile! Segue “Implode”… ah sì, la conoscevate già quindi non vale metterla qui! Finalmente “Piano Wire“, scritta ancora da Hanneman viaggia su velocità sostenute più congrue alla band. Abbastanza diretta e incazzata al punto giusto così come la bella nuova versione di “Atrocity Vendor” a cui è stato letteralmente incollato un inutile giro punk (bello? E’ punk, può bastare) iniziale, apportando anche qualche revisione ai  testi. Anche questa canzone la conoscevamo bene, ma rispetto alle altre tracce presenti fa la figura del leone, contenti loro contenti tutti. E anche l’unica dove si odono 4 rintocchi di basso, credo per scelta sacrificato nel marasma sonoro della band.

Siamo giunti quasi al termine del disco e lo scoramento comincia a prevalere. Per fortuna con “You Against You” la band decide di tirare fuori gli artigli travolgendoci con una bastonata violenta anch’essa pregna di quell’hardcore-punk da ghetto con un riff che viaggia a 300 km all’ora… la chitarra di Gary Holt che fischia impazzita e Araya che sbraita odio in faccia al mondo… finalmente ci siamo, ma il disco è finito… o quasi! A farci tornare immediatamente con i piedi per terra sfortunatamente ci pensa la conclusiva “Pride In Prejudice”, scritta dal solo Tom Araya. Il pezzo più sciatto di tutto l’album non va posto in chiusura, che diamine, non è proprio da Slayer… e peggio, quando arriva lo stacco veloce dettato dalla batteria la song naufraga in un mare di fischi e non solo delle chitarre. Verrebbe da dire: “Repentless”? Dopo sei anni ? Ma tutto qui?!? In verità è così, ma non nego il fatto che solo chi ha amato alla follia gli ultimi dischi della band possa ancora esaltarsi all’ascolto di questo nuovo parto della band di Los Angeles.

Pochi riff vincenti affogati nella noia della prevedibilità e le 2 canzoni toste non bastano ad esaltare un lavoro come questo… gli Slayer devono fare gli Slayer punto. Purtroppo sono 20 anni che sembrano aver smarrito del tutto il concetto di violenza e rabbia primordiale che aveva contraddistinto buona parte dei loro grandi album del passato. “Repentless” fa clamore solo perché è l’uscita più importante e attesa di questo 2015 insieme al nuovo degli Iron Maiden.

Date retta a un vecchio fanatico della band che li ha sempre seguiti alla morte sin dagli esordi e può vantare di averli visti ben 20 volte dal vivo: non cercate in questo disco quello che la band non è più in grado di offrire! “Repentless” latita o meglio è totalmente privo della devastante formula scardinatrice thrash metal inzuppata nello scracio bavoso dell’hardcore creata dagli stessi Slayer ed è privo del nichilismo strafottente e blasfemo con cui la band ha cresciuto tanti bastardi che dal punk sono passati al metal e viceversa. Aspetti entrambi seppelliti insieme ai resti del povero Jeff Hanneman!

www.slayer.net

Tracklist:
1. Delusions of Saviour
2. Repentless
3. Take Control
4. Vices
5. Cast the First Stone
6. When the Stillness Comes
7. Chasing Death
8. Implode
9. Piano Wire
10. Atrocity Vendor
11. You Against You
12. Pride in Prejudice

Band:
Tom Araya – voce, basso
Kerry King – chitarra
Gary Holt – chitarra
Paul Bostaph – batteria

Slayer - Band 2015

 

 

 

Articoli Correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*